Anticipazione: Paolo Castronuovo, LABIALI

castronuovo-labiali
Non parlerò del sud, e delle friselle da salvare
degli operai che urlano e fanno straordinari
per non stare a casa con figli e mogli isteriche
vorrei questo sud ardesse di più con le polveri e i petroli
che togliesse la maschera stupida che indossa
in questa disperata ossessione di rivalorizzare il territorio

io sono per la distruzione, per lo sfacelo delle cose
il degradarsi di una rupe che segue il suo percorso
la lapide spaccata dalle rose posate
la slavina di sperma tra le gambe
quando è ormai troppo tardi
e la poesia è appena stata fecondata.

.

La giusta ipocrisia
due sorsi di passeggiata prima di portarti in camera
legarti al mio desiderio di scrivere in versi la carne
senza estrarmi dal respiro
Il poeta è l’inspirazione polmonare sputata d’un fiato
un flusso orizzontale espanso
non ha gradini come lo scrittore
il poeta non è verticale
è sempre sul letto di morte
in sudari di fogli e cateteri di penne
assume la chimica pur odiando la matematica
non ha religione o credo politico, ha solo occhi
canne da pesca lunghe
che attraggono l’illuminazione necessaria da qualsiasi abisso
e tu in una foto nel portafoglio
sbiadisci a ogni seduta.

.

Soffio via la scheggia di vetro della fiala
nascosta nella pelle
per far di una siringa antipiretico o
placebo di soluzione fisiologica
per gli attacchi di panico
la depressione che ti starna
fino ai decibel più alti di conato
un pugno sulla mandibola malocclusa
che nausea la prostata e annulla l’erezione
annienta l’uomo
pronto a ululare nella luna tagliata
in due dopo la bufera
ma ora imbocco il boccaglio dell’ossigeno
su questo letto mi curo
il male col soffitto
dove fasci viola distruggono corvi e
castori rodono le dighe
fluisce in me qualcosa
nella perfezione dell’incompiuto.

.

il tuo passo scalzo sarà copertina
viene prima della prima ode
prima della prima sillaba
del primo pensiero
dell’ispirazione
della lettura
io scrivo
ciò che precede la penna
su piedi orizzontali che
sorreggono bellezze verticali
stendo infatuazioni prima di salire
al volto

.

la parola è una stalker
non riesco a fermarmi
è una corsa ardua
m’insegue con martello e bulino
per iniziarmi al cratere
o con l’accetta per tagliare i versi
se ho deciso di finire
la poesia non puoi fermarla
ti lacera le piante e la corteccia
e se ti fermi
vuol dire che sei morto

.

castronuovo-labiali-2Paolo Castronuovo, LABIALI
Pietre Vive Editore, dicembre 2016
Copertina di Pierluca Cetera
Prefazione di Franz Krauspenhaar

Divisa in due parti distinte e naturalmente dialoganti, mercurio (da qui i primi tre componimenti presentati) e monoliti (da qui gli altri due), più mosto, poesia che chiude l’intera raccolta, labiali si propone agli occhi del lettore come un libro provocatorio, scorretto e inaspettatamente maturo, vista la giovane età del poeta (classe 1986): un poema bipartito, con un ritmo da tragedia in due atti classicamente introdotti da un prologo (siamo sabbia fronde capi stesi…), al quale è affidato il compito di anticipare la materia e la ‘morale’ dell’opera, e al quale si oppone un esodo (il già ricordato mosto).
Ma Paolo Castronuovo ha già al suo attivo un certo numero di opere edite, sia in versi sia in prosa (l’ultimo romanzo, Le streghe ignifughe, risale al 2014), che hanno dato prova, insieme a quanto proposto in rete e in varie opere collettive, di una vena bizzarra se non addirittura ‘schizofrenica’. Visionario e ‘sovversivo’ («potrebbe essere ogni giorno la fine/ assisto alla mia malattia/ una scrittura sovversiva al Mercato/ una motozappa squarciaporci» recita verso la fine in mosto), Castronuovo non teme di rievocare il più tradizionale lirismo novecentesco, per poi scagliargli immediatamente contro le scorie anarchiche dell’avanguardismo che proprio quella tradizione ha combattuto e in parte abbattuto. Linguaggio squisitamente poetico e linguaggio cinematografico, o quanto meno visivo, coesistono (il Kubrik evocato dal prefatore è punto fermo e non una boutade) e animano il dialogo imbastito dalle due suite principali.  Il mercurio, “l’argento vivo”, è la forza vitale che agita il poeta e lo spinge a ricercare una sorta di origine, ciò che è stato l’uomo e ciò che può ancora diventare: «siamo sabbia fronde capi stesi/ il tempo e il vento tritano la forma/ una moda quella del passaggio/ tra fessure in estensione/ dove il dolore è/ una posizione scomoda», in questi termini Castronuovo introduce il suo poema bifronte. [fm]

.

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