Pier Damiano Ori: Occhio e orecchio

ORI copertina stampa

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Presentiamo “Strumenti umani”, la nuova collana di poesia di corsiero editore, diretta da Alberto Bertoni.

Accanto a poeti che hanno alle spalle diverse pubblicazioni ci sarà il piacere di proporre ai lettori poeti al loro primo libro, oppure libri stravaganti e fuori dalle tradizioni più frequentate, come quello di Di Raimo che pratica l’inusuale genere del limerick.
Ci saranno piccole antologie di grandi autori e la riproposizione di libri significativi per la storia della poesia italiana, soprattutto tra Ottocento e Novecento.
Ciascun libro è corredato da una nota critica, volutamente breve, agile, capace di offrire al lettore qualche chiave interpretativa, senza togliergli il privilegio del rapporto diretto con la poesia.

Da poco sono in libreria i primi due titoli:

·          ‘Quarantadue Limerick mediopadani’ di Umberto Di Raimo con i disegni di Giuseppe Bronzoni e una nota critica di Alberto Bertoni

·         ‘Occhio e orecchio’ di Pier Damiano Ori con una nota critica di Chiara Bernini

Oggi presentiamo alcuni testi tratti da Occhio e orecchio di Pier Damiano Ori (e mercoledì pomeriggio – il 14 – presenteremo una serie di testi tratti, invece, da Quarantadue Limerick mediopadani di Umberto Di Raimo. (gm)

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Pier Damiano Ori: Occhio e Orecchio, corsiero editore, collana Strumenti Umani, 2016, € 13,00

poesie dalla sezione Effetto contro causa

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1
(un posto non vale un altro)

C’è uno che riempie di urla l’aria e un altro
nell’automobile a fianco che lo indica. I taxisti
si fermano e lo guardano, i clienti, chiusi dentro,
protestano. Potrebbe esserci il mare ma non
c’è, così nessuno può fare le equazioni. Devono
tornare a casa e basta, in un modo o nell’altro.

*
4
(il futuro non è detto che ci sia)

L’alcool non autorizza nessuno al pessimismo:
tuttavia sarà una bella lunga ricerca trovarti nel
2050. Intanto ci saranno tutti morti di famiglia
dietro di te e io dovrò sfoltire la foresta: alcuni
saranno in fila e altri no, i numerosi. Cognome
e nome come in un ufficio qualsiasi. Poi
farai la fila nell’ombra e quando lo troverai, lo
toccherai, freddi ormai.

*

8
(lotta)

È stato molto tempo fa: ricorda il pacco di siringhe
per l’artrite del cane di famiglia e un violento
che affronta di persona, gli amici di famiglia
accade nel garage i poliziotti hanno vestiti grigi
di fibra sintetica e lui è uno sceneggiatore che
non si muove mai di casa.

*

16
(quello che ci piace non lo cerchiamo)

Gli piace scrivere molto, le poesie. Gli piace
siano lette non sempre ad alta voce. Gli piace
siano così tante da intasare un cuore. Gli piace
pensare che questo sia “lucido e lieto”. Come la
copertina di un libro che si vuol far comprare.

*

19
(le cose fatte insieme sono le più personali)

Questo pomeriggio andrà al cinema per
quest’uomo è un avvenimento ma è giusto:
perché è la giusta giornata: sua moglie oggi è
stanca: ma rimane delicata con gli spostamenti
di lui e ama il cinema e qui c’è giustizia,
il suo bel sapore La giusta giornata: perché
mima l’autunno ed è ancora meglio, perché
è autunno. Così quando usciranno saranno
come tanti: cioè finalmente come esclusivamente
sono loro due quando sono in due nel
mondo che è vasto ma è vasto per tutti. Auto
semafori hamburger
Riconquista.

*

24
(senza polemica)

Oggi farà così: prenderà posto chiederà con
gentilezza, farà aggiustare la bicicletta Poi
mangerà fagioli all’olio. Guarderà un po’ di televisione
si stirerà la gambe, tornerà bambino
una o due volte. Poi telefonerà in enoteca,
metterà via due libri di Enzensberger che ha
appena acquistato penserà che Frank O’Hara
è un poeta davvero non male. Poi: stilerà il
programma di domani e ringrazierà.

*

43
(Cervia: una fenomenologia)

S’illudeva di sentire lo iodio negli ultimi degli
anni Cinquanta ma forte era il desiderio di fuga
dalla spiaggia coi turisti tedeschi fuga dalle
braccia mutilate per le ferite di guerra e nude
per prendere il sole e fuga dalle scarpette di
plastica per protezione dai pesci ragno finito
il bagno subito si riempivano di sabbia cattiva.
Non c’era oceano in quella sua infanzia ma
ragù a tavola appena smessi gli accappatoi bagnati
tutti errano nel piccolo giardino della
pensione vinti dalle vacanze molta sete
qualcosa di immane li sovrastava forse il sole
pallido della Romagna pallido e steso come un
lenzuolo umido o forse, semplicemente, non
era più un bambino. Non erano più bambini.
O erano bambini già di un’altra epoca che li
precedeva: coi loro secchielli non potevano farci
niente. Solo aspettare.

***

© Pier Damiano Ori

*

Nota biografica: Pier Damiano Ori è nato a Modena, autore di biografie e romanzi e di libri di poesie: Perso nel mio PaeseAtti naturali Effetto contro causa primotempo. Giornalista,è stato inviato speciale della Rai nel­la testata giornalistica regionale a Bologna e ha scritto di critica letteraria e arte su diversi quoti­diani fra cui Avvenire e Italia Oggi.

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