proSabato: Amelia Rosselli da “Diario ottuso”

diario ottuso

25/3/67

S’era illuminato il progetto: non era più una speranza ma una volontà.
…….Io decidevo di esprimermi con maestà e furore anche se le parole assumevano a volte un contegno più che irrispettoso. Perché, mi chiedevi, e illustravi le tue difficoltà, obiettive anch’esse ma non risolutive.
…….Non ho altro candore che questa mia brigliata simpatia per le maestose ombre del paradiso in terra.
…….Paradiso! Ma è furore, battaglia e convinzione.
…….No − è la mia ombra, il mio permesso ad una libertà in atto, limitata dalle tante crisi biologiche.
…….Volete contenerVi? E allora, con quel bastone in mano, vi mostro o miei amici, che non era il sangue blu, vivace, paralizzato, ad accendere le varie speranze ma invece una facile combattività che mostrò il suo umore con un contegno irreprensibile.
…….Esso è irreprensibile? No − è vuoto e candido, nero e triste, erotico nelle sue fondamenta e moralistico nei suoi dibattiti contaminati da articolazioni e scrigni.
…….Ho irriso il potere? Ho contato sulle due dita le vostre misantropie, le mie lagnanze, la vostra simpatia?
…….Il gioco, brusco, negativo − quasi sempre solitario − non fu fatto: fu distrutto, con una penna arrugginita in mano, e con bianche pagine dedicate alla tranquillità.
Quale nero profondo impegno nelle mie mestruazioni!

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© Amelia Rosselli, Diario ottuso, Milano, Garzanti, 1997, p. 628 (edizione di riferimento). Prima edizione: Roma, IBN, 1990.

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