Mario Girolamo Gullace: cinque poesie inedite

gullace

ULTIMO VIENE IL CORVO

il ragazzo ha una mira prodigiosa
e con la carabina mira e spara
a bersagli intorno al nascondiglio
del coetaneo tedesco: un sasso,
un ramo, una lucertola, una cosa
dopo l’altra presa al primo colpo.

poi, quel corvo, quel volo oscuro:
“là, là in alto guarda”, il giovane
tedesco si alza, e mostra con il dito
il cerchio in aria, facendo luccicare
l’aquila sul petto. riverso sul ciglio
l’ombra lo ricopre col suo gracidare.

.

PASSAGGI CROLLATI

dopo il batticuore è saltato l’ordine
dei passi, e tra le direzioni, una aveva
tutto meno che me stesso. ci sono tre
esplosioni nel corso della vita, due
sono senza sensori: l’entrata e l’uscita
dal mondo; l’altra scoppia tra le mani.

dove ho lasciato la pelle me lo porto
addosso nei brandelli di seppia sparsi
tra i capelli e le unghie. nel ventre blu
della bocca mastico nebbia dal sapore
di muschio, e lo squittire dei topi sono
qui di una volta senza pietra angolare.

l’isola vulcanica, che improvvisamente
emerge senza essere indicata su mappe
e su cartine, è dove inciampa la chiglia;
Robinson è l’atomo scollato e singolare.
la fiamma, che imparava a bruciare lenta
all’interno di un rito, da sola si spegne.

.

ASPETTANDO IL TEMPO

la gente di qui indugia
alle finestre aspettando
il tempo. quando viene
la neve non la sente
nessuno, nessuno ha l’udito
così fine, e allora scosta
le tendine e se ne sta seduta
davanti ai vetri. quando la neve
arriva la sua luce bianca basta
a illuminare le stanze, il calore
dei fiocchi a scaldare sotto
e sopra, il suo silenzio
a riempire di voci
le distanze impenetrabili.
se premi il campanello
vinci l’invito a salire,
per vedere anche tu il tempo,
che arriva sempre così piano
come la neve bianca anche
le vene, i capelli e la bocca,
anche le ossa, le mani
e lo sguardo, e sale fino
alle finestre, e lo zucchero
è finito senza tracce nella neve.

.

TORTORE

“se non avessi visto il sole
avrei sopportato l’ombra
ma la luce ha reso il mio deserto
ancora più selvaggio.”
.    Emily Dickinson

le tortore, che di giorno tubano,
la notte camminano sulle gronde,
e gli artigli delle loro zampe
sembrano soldati che tornano
feriti e battono la terra da lontano.

le tortore, che hanno quel nastro
nero sul collo e il resto del piumaggio
cenerino, di notte sono piccoli batuffoli
di luna. i manichini dentro le vetrine
aspettano il sole della nostra mano.

.

SEQUENZA SEMPLICE DI GESTI

un paio di occhiali tolti dalla sede
per pulire le lenti con un fazzoletto,
e quello che prima era bene a fuoco ora
si vede offuscato.

dal pacchetto di sigarette sul tavolino
ne estrae una, e l’accende con un Bic
che non scrive nessun segnale di fumo.
con il pollice e il medio dell’altra
mano si liscia i baffi ben curati
a misura di labbra.

piccoli gesti intenzionali che non
hanno nessun significato recondito,
che non servono a guadagnare uno
stipendio, e che comportano il minimo
dispendio di energia.

si sistema più comodamente su uno
sgabello, e indirizza meglio la luce
di una lampada sul tavolo di legno,
dove ci sono i figuranti di un presepio
fatti di pongo.

il pendolo appoggiato al muro oscilla
la lunghezza lentissima di un trascorrere
senza mète particolari. va in cucina,
e si versa acqua scorsa dal rubinetto
perché si freschi, in un bicchiere lindo.
i petali dei peschi in fiore tappezzano
il prato del giardino davanti casa.

in camera da letto, messo il pigiama,
scostate coperta e lenzuolo, si siede
nel letto e lascia andare il corpo.
i piccoli gesti li posa sul comodino
a dormire di fianco a lui fino al mattino.
gli dà la buonanotte, e spera
che domani si ricordino che sono i suoi.

5 comments

    1. Sono immensamente grato a Gullace per avere pensato a Poetarum Silva nel momento in cui ha deciso di far conoscere queste sue poesie inedite.

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  1. ringrazio Fabio e Doris, Fabio perché mi ha ospitato su Poetarum e Doris perché è da molto che stima le mie poesie ( e io le sue: “Oltreverso”, editore Zonacontenporanea”).

    Liked by 1 persona

    1. Ti rinnovo la mia gratitudine, Mario.
      E forse è il caso di pensare a raccogliere i non pochi inediti e riunirli in una raccolta.
      Consideralo un invito a prendere in considerazione la cosa ;)

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  2. Leggendo queste poesie si scende pian piano in posti dove cuore e memoria a volte van di rado. Perché magari fa un po’ male. Ma bisogna. Grazie per queste emozioni.

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