Anna Toscano, Una telefonata di mattina

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Anna Toscano, Una telefonata di mattina, La Vita Felice 2016, € 12,00 (Novità editoriale)

In distribuzione dal 10 Aprile

*

Dalla prefazione di Valeria Vigano:

Girare nel mondo, girare in se stesse. Senza uno schema tirare linee da un punto all’altro dove ci si sofferma per un po’, mai assuefatti, spaesati nonostante i gesti quotidiani dell’esistenza. Ecco cosa accade in Una telefonata di mattina. E nel nostro abitare momentaneo tra continenti non mettere l’impronta vera, ma sentirla dentro, con Anna. Sono le impronte degli incontri lungo la gittata dell’arco degli anni, donne e uomini privati, e le atmosfere di  poeti universali, Borges, Benedetti. […] Possono coesistere nostalgia e futuro? Anna dice di sì, stanno in quella frazione minuscola che si sussegue a frazione minuscola, che è il presente. Le presenze abitano qui, tra queste pagine di morti e di vivi, di cani e di umani. La memoria perduta di Auguste,  la prima diagnosticata dal dott. Alzheimer come disordine da amnesia di scrittura, viene raccolta da queste parole in versi che, al contrario, non dimenticano affatto rimpianti, paradossi, il contorno preciso delle cose. Parole in forma di poesia illuminate da luce chiara e limpida, impietosa nell’indicare la rotta ammattita e le ombre svelate.

 

*

 

Un giorno

Un giorno ho fatto il numero
di una casa in cui ho vissuto
e sapevo vuota buia chiusa.
Ho lasciato suonare a lungo
ma nessuna stanza rispondeva:
il salotto ha appena girato gli occhi
il corridoio ha sospirato un poco
la camera da letto ha tremato.
Una lacerazione mentre giravo
nelle stanze con quello squillo
impertinente, insistente, inutile.
Che qualcuno per dio risponda,
ma si sente solo un’eco di tomba.

*

Avevo un amore

Avevo un amore,
molto amato,
che teorizzava
la sostituzione del cuore
con un sacchetto:
«per vuotarlo quando
è troppo colmo» diceva.
Io gli rispondevo
che dentro al costato
tenevo della moquette
a forma di cuore,
forse marca Ikea.
Alla fine della storia
lui ha svuotato il sacchetto,
io ho passato l’aspirapolvere,
le cicatrici le ho rammendate
forse con del filo spinato.

*

E poi ci sono le persone

E poi ci sono le persone,
mia nonna ai fornelli
ad esempio
mica è andata via
è qui
come allora,
con tutta la sua liturgia.

*

E poi ci sono i luoghi

E poi ci sono i luoghi,
quel bar della stazione
a Milano
mica era come ora,
era
come allora.

*

La mia testa

La mia testa è come
la mia casa
oggetti sparsi
pensieri in disordine
polvere sotto i tappeti,
anche se qui non passano preti.

*

Il rumore delle città

Il rumore delle città che ho attraversato,
camminato, il loro suono, la loro melodia.
Non vi è una città uguale all’altra per l’udito.
Ma la domenica, verso metà o fine pomeriggio,
ciò che senti è simile in molte città:
stoviglie che si impilano
televisioni che cambiano canale
lavatrici in centrifuga
qualche chiodo sotto un martello
passi lenti su pavimenti di briciole
luci che iniziano ad accendersi nei tinelli
lampadine gialle dal soffitto delle cucine
figure che stendono panni nelle verande
sagome dietro le finestre dei cessi,
forse donne con bigodini,
risa di bambini nei terrazzini
cani annoiati che abbaiano
alle ombre sulle scale.
Mi fermo in una veranda di largo do Arouche,
in piedi su uno sgabello,
una mano sul filo l’altra a tenere canovacci bagnati,
mi fermo mi guardo attorno ascolto
e sono ad Affori sporta alla ringhiera,
sono in corte a san Samuele,
a Trastevere ad aspettarti sotto casa
alla Recoleta con una rosa per Evita,
con una per Susan Sontag a Montparnasse,
su un tetto di rio Branco o di Punta Gorda.
Mi confondo, perdo l’orientamento:
essere ovunque e in nessun posto
la domenica pomeriggio.

*

© Anna Toscano

 

 

 

 

 

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