I me medesimi n. 15: Saverio

Venezia, Santa Marta, foto gm

Venezia, Santa Marta, foto gm

Saverio esce di casa. Si veste, stringe bene il nodo della cravatta, si fa un caffè e scende le scale. Puntuale Saverio, attraversa l’atrio del condominio sempre alla stessa ora. Stringe la valigetta e allaccia un bottone della giacca. Fa un cenno con la mano al custode, seduto dietro al vetro a leggere un giornale. Dice ‘ngiorno, alla moglie del custode che spazza il pavimento lì in giro o prima, in cortile.

Sul portone di casa Saverio si ferma un secondo, guarda a destra e a sinistra poi prende deciso a sinistra. La strada per l’ufficio. Ma prima si arresta un secondo sul portone e guarda di qua e di là, ogni mattina, quasi sovrappensiero. In qualche modo Saverio sa di avere sulla schiena gli occhi del custode, sa che la moglie del custode raddrizza per un attimo la schiena e lo guarda e aspetta che lui, sul portone, si fermi a guardare di qua e di là prima di avviarsi. Poi tutto riparte tranquillo, come se niente fosse perché niente è stato, infatti.

Fatta una decina di metri Saverio rallenta, fa un sospiro e raggiunge la metropolitana. Non è già più la strada del lavoro. Saverio fa cinque o sei fermate e risale in superficie. All’angolo di una grande piazza situata sulla circonvallazione della città c’è questo bar. È grande, avrà quasi sette vetrine. Ci sono i tavolini, le macchinette per vincere o perdere i soldi, il tabaccaio, la macchinetta per giocare la schedina e le varie lotterie. Quando ci arriva Saverio ordina un cappuccino, si siede e apre il giornale.

I baristi lo conoscono e lui fa sempre con loro due parole. Quelli si divertono a vederlo arrivare ogni mattina come un impiegato qualsiasi per poi non andarsene più fino a sera. Saverio infatti il lavoro non ce l’ha più. Perché non se ne sta a casa allora? Ma poi, il custode che non lo vede più uscire puntuale tutte le mattine cosa direbbe?

Si informerebbe, è forse malato il signor Saverio? La moglie del custode, ai vicini di pianerottolo, chiederebbe se lo sentono muoversi per casa e che cosa può essere mai successo? Senza lavoro? Ah! Poveretto… e che fa tutte le mattine? Dorme? Allora la sera starà sveglio… se ne va in giro? Chi può dirlo?! Chissà poi cos’ha combinato per farsi licenziare? Sarà ancora il caso di lucidargli così bene la maniglia d’ottone della porta e di sbattergli lo zerbino? E poi da dove li tira fuori i soldi per vivere? Eh, questo è grave! Attenta signora, quando lascia i bambini a giocare in cortile, che non stiano troppo a parlare col signor Saverio che poi magari gli dà qualche caramella che non si sa mai…

Il signor Saverio, una volta era così per bene, sempre sbarbato, sempre stirato, cravatta diversa tutti i giorni, e lo guardi adesso. Non si sa neanche cosa fa tutto il giorno. Ma poi è in casa o no? Pagherà l’affitto o sarà in ritardo? Non prestategli niente che magari è lì lì per andarsene e le cose non le rivedete più…

No, no, Saverio sa che è molto meglio andare al bar. Lontano, fuori zona. Dove c’è altra gente che ci passa la giornata. Dove può leggersi gli annunci di lavoro in pace e poi anche tutto il resto del giornale. Dove, se vuole una cosa, la ordina e gliela portano senza dover continuare a uscire di casa con le domande del custode. Niente lavoro oggi, signor Saverio? È in ferie? Eh sì, il riposo fa bene, ogni tanto! È malato? Corra dal medico che poi al lavoro le chiedono il certificato!

È molto meglio il bar. Così nessuno sa niente, nessuno chiede niente, e a casa, a Natale, gli faranno tutti gli auguri e lui a loro e andrà bene così. A un certo punto lo troverà anche un altro lavoro e a quel punto non lo dovrà neanche dire, al massimo potrebbe saltare fuori per caso e lui non ci perderebbe niente. Potrebbe dire che gli hanno offerto un posto migliore perché, modestia a parte, lui è bravo nel suo lavoro. Tanto quelli neanche lo sanno, Saverio, che lavoro fa.

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© Paolo Triulzi

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