I me medesimi N. 10: Gino

udine stazione, foto gm
udine stazione, foto gm

Gino fuma aspettando il treno, fuma anche appena sceso. Quando incontra qualcuno che conosce e ci si mette  parlare Gino attacca con quei suoi discorsi che dicono: sì beh sai eventualmente bisognerebbe valutare la necessità perché poi, voglio dire, a prescindere… diciamoci la verità. Ma poi la verità non arriva mai perché i discorsi di Gino non vanno proprio da nessuna parte. Appena non li può fare Gino fuma e si guarda intorno con la fronte chiusa.

Un po’ di tempo fa Gino non aveva mai la fronte chiusa e neanche fumava, non faceva neanche discorsi, ma stava sempre con questa ragazza bionda.

Stavano insieme già sulla banchina, aspettando il treno. Stavano in piedi uno di fronte all’altro, abbracciati. Lei era più alta e Gino sembrava aggrappato al suo corpo. Le teneva le braccia intorno alle braccia e la faccia contro la faccia, tutti e due girati dalla stessa parte. Allora Gino sorrideva, sorrideva sempre. Ogni tanto staccava la guancia da quella di lei per guardarla da un poco di distanza, per guardarla. Poi le sorrideva e le scostava i capelli dalla fronte o le faceva solo una carezza. Lei continuava guardare fissa, con la testa girata, senza spostare lo sguardo.

Sul treno se poteva Gino teneva sempre abbracciata la ragazza. Se c’era troppa gente e non riusciva, cercava di tenerle almeno un braccio sulla spalla. Oppure, se riusciva a mala pena a starle vicino, continuava ad allungare il collo per posarle qualche bacio sulle guance. La ragazza guardava sempre nella stessa direzione e, la maggior parte delle volte, non faceva niente. Scesi dal treno Gino prendeva subito per mano la ragazza e, parlandole continuamente, la conduceva in mezzo alla folla del mattino. Ognuno verso il proprio lavoro.

Tutte le mattine la stessa storia. Gino abbracciava e baciava,  la ragazza guardava fissa e non sorrideva. Quasi fosse finta. Il mondo intorno, la gente in piedi intorno a loro ad aspettare, fuori e dentro il treno, sembravano non esistere per Gino che guardava solo lei. Anche per la ragazza sembrava che il mondo non esistesse, guardava sempre fissa da una parte. Eppure anche lei era sul treno ogni mattina, anche lei sarà andata a lavorare da qualche parte. A un certo punto della giornata avrà pur dovuto guardare qualcosa, dire una parola, alzare una mano.

Poi col tempo, poco a poco, impercettibilmente, l’espressione della ragazza cominciò a cambiare. Gino le sorrideva sempre di più, le sussurrava cose e poi rideva, la copriva di baci, la teneva abbracciata o per mano. A lei invece iniziarono a piegarsi gli angoli della bocca verso il basso. Se già prima non rideva mai, ora sembrava proprio che qualcosa la disgustasse. Fino a che non comparve una ruga in mezzo al mento, schiacciato in giù dalle labbra.

Anche il colore della faccia della ragazza cambiava, a poco a poco. Sotto gli occhi, ad esempio, apparvero delle righe scure, che diventarono sempre più profonde e nere. Tutti gli occhi le diventarono neri e la fronte chiusa e la bocca all’ingiù e il mento contratto. Mentre Gino era sempre uguale. Sulla banchina si teneva aggrappato al corpo di lei e sorrideva con una faccia serena, tutta aperta, come se non avesse avuto un problema al mondo.

Sempre uguale fino all’ultimo giorno. Il giorno prima che lei sparisse.

Qualcuno l’ha rivista ancora sul treno, o in giro, ma non si faceva più tenere stretta da Gino. Fu allora che si scoprì che Gino fumava. Fumava prima del treno, fumava dopo il treno. Se non trovava nessuno fumava, se no parlava. Così alla fine si scoprì anche com’era la voce di Gino, che non si era mai sentita prima, e com’erano i suoi discorsi senza una verità in fondo. Discorsi che non portavano da nessuna parte.

*

© Paolo Triulzi

Il sito dell’autore PaoloTriulzi

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: