Questo Natale #7: Paola Ronco, Cena di Natale

Amsterdam, Foto gm
Amsterdam, Foto gm

Cena di Natale

 

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– Ah sì, la Bice ha fatto proprio tutto come si deve, – conclude la baronessa Sorbole De Bianchi, ospite d’onore alla cena di Natale più esclusiva della città, e posa la tazzina del caffè sul piattino, producendo il giusto tintinnio di porcellane. – Ottima miscela, cara. Madagascar, vero?
– Certo, – trilla Magda, la padrona di casa, e si sente come se avesse superato anche l’ultima domanda di un esame difficile, la più insidiosa. Se avesse lasciato fare a suo marito Amilcare, figuriamoci, avrebbero concluso il pasto servendo del caffè keniota, e a Santo Stefano tutti parlerebbero della povera Magda, che si impegna tanto ma non è aggiornata sulle ultime tendenze.
– Certo, – chiosa la baronessa Sorbole De Bianchi, sorride. – Tutto perfetto, cara.
Tutto perfetto, certo. Ogni singola portata, ogni stoviglia, ogni dettaglio di una cena natalizia perfetta. Magda si farebbe volentieri un cicchetto di festeggiamento con la grappa riserva pregiata, ma sa di doversi trattenere; verrà, verrà anche questo momento.
– E quindi la Bice è rimasta contenta, insomma, – commenta invece, per ravvivare la conversazione.
– Ah, sì, non avrebbe potuto chiedere di meglio, – si entusiasma la baronessa. – Quest’agenzia che ha trovato ha fatto i salti mortali per accontentarla, perché sai, lei aveva chiesto il pacchetto deluxe.
– Deluxe? – si inserisce la signora Sturm. – La devo chiamare assolutamente per avere i riferimenti.
– Sì, beh, adesso è in clinica, sai, per recuperare. Ma tanto tu hai ancora qualche mesetto per pensarci, tesoro.
– E però non si sa mai, metti che ci sia una lista d’attesa, – la signora Sturm posa una mano ad accarezzarsi la pancia, sorride molto.

– Con quasi otto mesi di tempo oso dire che ce la farai, – replica la baronessa, sollevando appena un sopracciglio.
– Dicevi che ora la Bice è in clinica? – riprende le fila Magda, ansiosa di evitare un incidente diplomatico; la signora Sturm è tanto cara, ma certe volte ha delle uscite imbarazzanti. Ora che è incinta di tre settimane, poi, tende a manifestare un po’ troppo il proprio entusiasmo.
– Eh, sai, con il trattamento deluxe l’hanno fatta atterrare in un campo profughi siriano allo scoccare del nono mese, per poi farla andare a piedi fino alla capanna che le avevano attrezzato. Si è stancata tanto, poverina. Immaginatevi com’era contento il caro Giangilberto, tra parentesi, sapete quant’è pantofolaio.
– Ah, c’era anche lui, – si intromette Amilcare, a sproposito come suo solito.
– Ovvio che c’era anche lui, – replica Magda, ridacchiando. – Tu non ci saresti, se decidessimo di avere un bambino?
La baronessa Sorbole De Bianchi, per fortuna, è una donna di mondo, e riprende il discorso prima che Amilcare riesca a dire qualcos’altro di inopportuno; già la sua faccia, del resto, basterebbe a farlo bandire dalla sala.
– Il povero Giangilberto ha dovuto trascinare l’asino per un numero di chilometri che credo non abbia mai percorso in vita sua. E non oso pensare alle notti all’addiaccio, con lo sbalzo termico che c’è in quei posti lì. Proprio un toccasana per i reumatismi.
– Povero Giangilberto, davvero, – mastica tra i denti Amilcare, versa altra grappa nella tazzina.
– Ah, mio marito lo adorerà, invece, – squittisce la signora Sturm. – Lui è tanto sportivo. Poi quelle zone le conosce bene per lavoro, l’ultima missione l’ha fatta proprio in Siria. O era l’Afghanistan? Beh, comunque appena gli danno una licenza glielo dico. Sarà bellissimo, non dovremo nemmeno usare una guida, come immagino abbia fatto Bice, vero?
– Tesoro, secondo me quando sarai al nono mese anche tu sentirai la necessità di una guida, e di uno staff che segua il percorso, – interviene di nuovo Magda, che comincia a sentirsi un tantino stanca.
– Naturalmente, – replica la baronessa Sorbole De Bianchi, poi mette su un’aria assorta. – Sapete, ai miei tempi non si usava partorire in questa maniera. Noi dicevamo che era tutto più moderno, ci pareva chissà quale progresso. Ora è tutto molto vero e spontaneo, certo, eppure a noi vecchi sembra ancora un po’ strano.
– Beh, mica solo a voi vecchi, eh, devo dire che.
– Amilcare, perché non vai a controllare che sia tutto a posto in salotto, per la partita? – lo interrompe Magda.
– Ma se è tutto a posto da ottobre, – ribatte lui, la mano salda sulla grappa con cui ha già corretto abbonantemente un paio di caffè almeno.
– Sii gentile, tesoro, vai a dare un’occhiata, che tra poco cominciamo.
– Che magnifica idea, cara, questa cena natalizia, – sorride la baronessa Sorbole De Bianchi, le fa sentire intera la propria approvazione, sancendo un ingresso definitivo e tanto sospirato nel bel mondo. – Tutto perfetto, tutto secondo le regole. Bravissima.
– E non è ancora finita, – arrossisce Magda, felice. – Se volete seguirmi nel salotto, possiamo andare a cominciare la partita.
– Molto volentieri. Che meraviglia il bridge, non vedo l’ora. Sembra incredibile, ma è così difficile trovare persone che lo sappiano giocare, al giorno d’oggi, – approva la baronessa, si alza in una nuvola di lavanda e porge il braccio con aria affettuosa alla padrona di casa. Quando si volta verso di lei a parlarle a bassa voce, la sua confidenza ha il sapore di una vittoria totale. – Perché sai, cara, va bene tutto, le mode, le ultime tendenze, le cose che si fanno ora. Però il Natale non ha senso, senza le vere tradizioni.

© Paola Ronco

 

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