I me medesimi. N. 6 Fabiana

Berlino - foto gm

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I me medesimi. N. 6 Fabiana

Fabiana vive con il suo ragazzo. È felice di vivere con lui, è andata via di casa per stare con lui. Il suo ragazzo una volta ha detto: una stanza in condivisione qui in città non costa poi molto. Che vuol dire, ha detto Fabiana, io non voglio vivere con altra gente, io voglio vivere con te.

Fabiana ama il suo ragazzo. Quando lui parla lo ascolta, quando ci sono gli altri li invita ad ascoltarlo. Il ragazzo di Fabiana sa molte cose, pensa molto, e spesso parla per ore. Fabiana pensa che lui sia molto intelligente e lo ammira. Poi è uno che lavora, è uno che porta a casa uno stipendio, non è uno sbandato. Fabiana si sente sicura a vivere con lui.

Il ragazzo di Fabiana porta sempre a casa qualcuno. A volte un amico, a volte un collega. A Fabiana non dispiace, solo che c’è sempre qualcun altro in casa. Non lo dice ma ogni tanto le piacerebbe andare in giro in mutande o mettersi in pigiama a mangiare gelato davanti alla televisione. Anche Fabiana lavora, porta a casa uno stipendio ed è una brava ragazza e ogni tanto è proprio stanca.

Una volta Fabiana ha parlato con il suo ragazzo. L’ha buttata lì. Ha detto, certo che abbiamo sempre gente per casa… Allora lui si è messo a parlare con quella vocetta da dottorino e così, piano, piano, le ha spiegato che le cose devono andare come vanno e in nessun altro modo. Sul momento Fabiana si è sentita convincere dal discorso.

La sera seguente aveva mal di schiena e avrebbe voluto mettersi a letto subito. Invece, appena tornata dal lavoro, trova il suo ragazzo e altri due. Un ragazzo e una ragazza, sono colleghi, dice il ragazzo di Fabiana. Allora hanno mangiato insieme, e bevuto, e chiacchierato. Alla fine però non hanno parlato di lavoro, solo tirato tardi. Fabiana ha lavato piatti e bicchieri e poi si è messa a letto. Il suo ragazzo voleva fare l’amore ma lei ha dovuto dire di no, aveva troppo male alla schiena.

È la terza volta, dice il ragazzo di Fabiana. Di che cosa? Chiede lei. Che non vuoi fare l’amore. Ma tu vuoi sempre vedere gente, tirare tardi, dice Fabiana. Allora il suo ragazzo si mette a farle uno dei suoi discorsi, con la vocetta convinta da dottorino, tutto tirato, pieno di parole e ragionamenti. Le spiega i meccanismi della socialità, le relazioni interpersonali, i corretti rapporti da tenere in ambiente lavorativo. Fabiana ascolta e un po’ le viene sonno. Alla fine hanno tirato ancora più tardi ma a lei non è venuta più voglia di fare l’amore.

Fabiana oggi è malata. È uscita prima dal lavoro, è andata a casa e ha provato la febbre. Ha trentotto. Si è messa a letto e ha mandato un messaggio al suo ragazzo. Dopo un po’ lui telefona. Le chiede come va, se ha bisogno di qualcosa. No, dice lei, devo solo dormire un po’. Non vuole farlo preoccupare, aspetta che lui torni a casa. Che bello sarebbe se lui le facesse un brodo caldo, glielo portasse a letto e poi guardassero un film insieme.

Fabiana dorme, la febbre scende un pochino. Il suo ragazzo la sveglia, è tornato. Come stai, le chiede. Meglio, dice lei. Io stasera dovrei uscire, dice lui, ma se tu non stai bene annullo tutto. Ma no, sto già meglio. Sai, volevo portare qui qualche collega ma visto che tu non stai bene… Ma sì, vai, dice Fabiana, io sto a casa e dormo. Bene, vedrai che domani ti è passato tutto.

Lui è uscito. Fabiana è sola in casa. Va bene anche così, si dice. Sola, quanto tempo che non era più sola. Fabiana va in bagno. Apre l’acqua fredda dal rubinetto e ci mette sotto la testa. Va bene anche così, si dice. Più tardi si farà una pasta all’olio e la mangerà davanti al televisore. In fondo, va bene anche così. La casa è tutta per lei. Chiude il rubinetto e strizza un po’ i capelli. Esce dal bagno e ha dei brividi, la febbre sta risalendo. Con i capelli bagnati va in cucina e mette dell’acqua sul fuoco. Lascia una scia di gocce per terra. Apre il balcone. Fa un po’ freddo a quest’ora.

Fabiana esce e si accende una sigaretta.

© Paolo Triulzi

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