Selma Meerbaum-Eisinger, Florilegio. A cura di Francesca Paolino

Meerbaum-Eisinger_Florilegio

Selma Meerbaum-Eisinger, Florilegio. A cura di Francesca Paolino, Edizioni Forme Libere 2015

Ci sono libri che hanno il dono di coinvolgere e illuminare esistenza, storie, vicende di più persone, di imprimere accelerazione e nutrire l’attenzione a due ambiti, quello affettivo e quello cognitivo, che in casi del genere non collidono affatto, ma, al contrario, concorrono ad alimentare la fiducia nel connubio di empatia e critica, di passione e ricerca. Florilegio di Selma Meerbaum-Eisinger (1924-1942), a cura di Francesca Paolino, appartiene a pieno diritto alla schiera di questi libri. Uno dei tanti pregi dell’edizione italiana di Blütenlese sta infatti nell’affiancare alla convincente traduzione italiana delle poesie che Selma Meerbaum-Eisinger compose e poi trascrisse nell’album dedicato a Leiser Fichmann, il giovane di cui era innamorata senza esserne seriamente ricambiata, una ricostruzione dettagliata, sia delle vicende rocambolesche che hanno fatto sì che il manoscritto giungesse fino a noi, attraversando vari paesi e realtà politiche disparate, sia della storia delle edizioni e della ricezione dell’opera poetica di colei che, con Rose Ausländer e Paul Celan (le madri di Selma e Paul erano cugine), completa la triplice costellazione letteraria (Dreigestirn è il termine che troviamo nella prefazione di Jürgen Serke all’antologia di Meerbaum-Eisinger Ich bin in Sehnsucht eingehüllt, pubblicata da Hoffmann & Campe nel 1980) di Czernowitz; è una costellazione letteraria che scrive nel tedesco della Bucovina, “Mutterland-Wort”, “parola terra materna” di Rose Ausländer. Non stupisce, dunque, nel leggere l’accurato saggio introduttivo di Francesca Paolino, apprendere che fu Hilde Domin, la quale aveva definito la poesia di Selma Meerbaum-Eisinger “così pura, così bella e così minacciata”, a donare la propria copia di Blütenlese (pubblicata prima come edizione privata nel 1976, poi a Tel Aviv nel 1979) al giornalista Jürgen Serke.
La storia del cammino percorso dal manoscritto è testimonianza di amicizia, di devozione, di impegno del ricordo. Nell’inverno del 1941/1942, prima di essere deportata in Transnistria, Selma affidò l’album a un uomo rimasto sconosciuto, perché questi lo consegnasse all’amica Else Schächter-Keren, la quale aveva il compito di inoltrarlo a Leiser Fichmann. Selma non lo aveva più visto dall’autunno del 1941, quando Leiser era stato destinato al lavoro coatto fuori città. Leiser tornò a casa ed Else riuscì a fargli avere l’album. Consapevole del pericolo cui andava incontro nella sua fuga, nel marzo 1994, dall’Arbeitslager nel quale si trovava, e nella sua ricerca di una nave che lo portasse in Palestina, Leiser, “Leisiu”, restituì l’album a Else. Leiser morì nell’agosto 1944 nel naufragio del Mefkuré. Sempre nell’agosto 1944, Else incontrò a Czernowitz Renée Abramovici-Micaeli, la migliore amica di Selma e le cedette l’album con le poesie. Con l’album di Selma nello zaino, Renée attraversò, a piedi e con mezzi di fortuna, la Polonia, l’Ungheria, la Cecoslovacchia, l’Austria e parte della Germania, arrivando poi a Parigi. Nel 1948 Renée giunse in nave in Istraele, dove il manoscritto non aveva speranze di essere pubblicato, perché in lingua tedesca. Fu solo verso la fine degli anni Sessanta, nella Repubblica Democratica Tedesca, che la pubblicazione di un’antologia di opere di ebrei vittime della persecuzione nazista attirò l’attenzione di Hersch Segal, il professore di matematica e “Klassenlehrer” di Selma. Fu il professor Segal a rintracciare Renée e l’album, fu lui a curare una prima edizione delle poesie quale omaggio al talento dell’allieva morta in Transnistria. La sua iniziativa, l’edizione privata del 1976, fu preludio all’edizione pubblica delle poesie, edizione curata dall’università di Tel Aviv e apparsa nel 1979.
Frutto di anni di studio, di una costanza caparbia e amorevole nei confronti del rigore filologico e della correttezza, l’edizione italiana di Florilegio segue la biografia (sulla quale ho avuto modo di scrivere qui su Poetarum Silva) di Selma Meerbaum-Eisinger, Una vita, anch’essa a cura di Francesca Paolino. Permette a chi legge di addentrarsi in un universo costituito da un bagaglio essenziale, ma non ingenuo, di immagini e di termini, che, di testo in testo e di contesto in contesto, assumono sfumature e significati molteplici. Già soltanto soffermandosi sugli aggettivi, colpisce la potenza e la varietà di possibili traduzioni dell’aggettivo “hell” (“chiaro”, “vivido”, “nitido”, “luminoso”), il candore abbagliante e la sconfinata solitudine, l’effetto isolante dal resto del mondo, il prodigio evocatore del silenzio di “schneeweiß” (“bianchissimo”, “candido”, “bianco come la neve”); colpiscono, ancora, i chiaroscuri e i controcanti orchestrati dalle gradazioni di “braun” (“bruno”, “scuro”) e di “fern” (“distante”, “lontano”, “remoto”). La tavolozza dei colori abbraccia e fa riferimento esplicito alle diverse varietà floreali che costituiscono i titoli delle sezioni: “Fiori di melo”, “Lillà scuri”, “Morelle”, “Garofani rossi”, “Astri”, “Orchidee esotiche” nella prima parte, “Fiori di tè”, “Crisantemi bianchi”, “Papaveri selvatici” nella seconda parte; si estende poi alle varietà di azzurro del cielo e del verde degli alberi, in particolare delle chiome degli abeti. È un universo, quello della poesia di Selma Meerbaum-Eisinger, nel quale l’io lirico dice di sé “Io sono la pioggia” e la pioggia e il vento hanno ora sembianze umane, ora connotati semidivini. Non mancano, in questo universo, i tributi al mondo letterario, inscindibili nella poesia di Selma dai tributi al mondo naturale: tracce ben visibili sono sia nella citazione in epigrafe, nell’originale in lingua romena, di una frase tratta dal romanzo Lorelei dello scrittore Ionel Teodoreanu, sia nelle traduzioni, prova dello straordinario talento linguistico della giovane, dai testi in yiddish di Itzig Manger e di H. Lejuvk, dal romeno di Discipol Mihnea e dal francese di Paul Verlaine, sia, ancora, nella poesia che porta il nome dello scrittore Stefan Zweig. Si tratta di un testo il cui ritmo e le cui immagini hanno affascinato il cantante rapper Thomas D (Thomas Dürr), già componente dello storico gruppo hip-hop tedesco Die fantastischen Vier, il quale ne ha offerto una versione musicale che vale la pena di ascoltare. Diversi cantanti hanno del resto interpretato canzoni su testi di Selma Meerbaum-Eisinger: tra questi, Ute Lemper e Xavier Naidoo.
La traduzione di Francesca Paolino evidenzia insieme precisione e duttilità, percezione e resa di timbro e musicalità che impariamo a riconoscere come “la” voce di Selma.

© Anna Maria Curci

Castagne

Sulle strade chiare e piane
stanno sparse e insonnolite,
sorridenti e scure come una bocca morbida:
piene e splendide e rotonde,
le ascolto, Studi dal timbro limpido.

Come ne prendo una e la poso sulla mano,
fragile e delicata proprio come un bimbo,
ecco che penso all’albero e alla brezza,
al suo flebile canto tra le foglie,
a come per le castagne questa nenia
sia pari all’estate che andò via in silenzio
lasciando, ultimo addio, soltanto questo suono.

E questa, che sta qui sulla mia mano,
non è bruna, non brilla come le altre:
è opaca e stanca come la sabbia
che scorre insieme a lei con le mie dita.
Lentamente, passo passo, controvoglia,
lascio che siano i piedi a proseguire.

23.XI.939

Kastanien

Auf dem glatten hellen Wege
liegen sie, verstreut und müde,
braun und lächelnd wie ein weicher Mund,
voll und glänzend, lieb und rund,
hör’ ich sie wie perlende Etüde.

Wie ich eine nehme und in meine Hand sie lege,
sanft und zärtelnd wie ein kleines Kind,
denk’ ich an den Baum und an den Wind,
wie er leise durch die Blätter sang,
und wie den Kastanien dieses weiche Lied
sein muß wie der Sommer, der unmerklich schied,
nur als letzten Abschied lassend diesen Klang.

Und die eine hier in meiner Hand
ist nicht braun und glänzend wie die andern,
sie ist matt und schläfrig wie der Sand,
der mit ihr durch meine Finger rollt.
Langsam, Schritt für Schritt, wie ungewollt
laß ich meine Füße weiter wandern.

23.XI.939

*
Passeggiata
…. tante galline e un cagnolino bianco,
un cielo striato di mille colori –
l’albero spoglio evoca fantasmi,
case grigie sono come senza forze…
Minuscole perle di pioggia pendono dai rami,
vette remote restano immerse in una grande pace.

I campi sono solo zolle scure
e a volte rari ciuffi d’erba gialla;
passeri sciocchi, audaci e impertinenti,
corrono per l’aria, bimbi senza freni…
Lontano, la città, numerose le torri,
tempestata di liete case chiare,

pare l’illustrazione antica di una fiaba.
Tacita è l’aria, satura d’attesa,
t’aspetteresti allodole azzurrine
e andresti su esilissime barchette.

Ecco i candidi astri, bianchi e puri,
e un cavolo cappuccio appena nato:
come un parasole che hai dimenticato
stanno su vie sepolte dalla neve.
Una lepre passa di corsa, non se lo spiega:
pare che sia tornata l’estate.

29.XI.939

Spaziergang

… so viele Hühner und ein kleiner weißer Hund
und Himmel, der so farbenfroh und bunt –
der kahle Baum wirkt so gespensterhaft
und graue Häuser wie ganz ohne Kraft …
Ganz kleine Regenperlen hängen an den Zweigen
und ferne Berge sind getaucht in großes Schweigen.

Die Felder sind nur dunkelbraune Schollen
und hie und da ein bißchen gelbes Grün
und kleine Spatzen, dumm und frech und kühn,
laufen darüber hin wie Kinder, welche tollen …
Ganz fern die Stadt mit ihren vielen Türmen,
mit Häusern, welche licht und froh hinstürmen,

ist wie ein altes Bild aus einem Märchen.
Die Luft ist leis und voll von Sehnen,
so daß man wartet auf die blauen Lerchen
und fahren möchte in ganz schlanken Kähnen.

Hier stehen weiße Astern, weiß und rein,
und da ein Krautkopf, jung und klein.
Sie sind wie ein vergeßner Sonnenschirm
mitten auf tief verschneiten Straßen.
Ein Hase, der vorbeiläuft, kann sich gar nicht fassen:
es scheint, es würde Sommer wieder sein.

29.XI.939

*

Sera

Come una linea di silenzio blu,
sta l’orizzonte lontano, ha l’orlo rosso chiaro.
Ondeggiano piano le cime in una danza incantata,
la luce, come nelle fiabe, è fioca, trasognata nell’azzurro.
Il cielo è luminoso, ancora non si vedono le stelle,
l’aria è fresca e tenera come una mano di donna
e una dolce melodia giunge da distanze remote:
il suono di un flauto, magicamente ignoto.

12.XII.941

Abend

Wie eine Linie dunkelblauen Schweigens
liegt fern der Horizont, von weichem Rot umsäumt.
Die Wipfel schaukeln wie im Banne eines Reigens,
das Licht ist wie im Märchen, sanft und blau verträumt.
Der Himmel ist noch hell, noch sieht man kaum die Sterne,
die Luft ist kühl und weich wie eine Frauenhand
und süße Melodie dringt aus der fernsten Ferne:
Musik einer Schalmei, zauberhaft, unbekannt.

12.XII.941

*

Stefan Zweig

Vita splendente, rovente, fragorosa,
balza e trascina e non lascia più andare,
riscalda e incoraggia e rallegra e innalza,
smuove e ridesta, con scossa vigorosa,
mai permette il riflusso delle acque lucenti –

ti afferra e trattiene, sgorgando ti bagna.
Cascata ti investe, con te corre via –
ciò che torrente non può, né vortice o piena
mille volte già fece questo respiro,
questa parola calda, struggente, cristallina.

Fresca e silente come un lago del nord,
scintillante e morbida come l’ultima neve,
ci scruta come tanto antichissimo oro
che scorre tra le dita pesante e rugginoso,
bello come solo un indicibile sogno
che ci osserva sfolgorante dallo spazio che si oscura –

allora si ribella come tornasse in sé
e afferra di nuovo e ancora trascina,
verso te grida e ride e piange: eccomi!
E ti afferra un anelito dolce, un richiamo,
nostalgia di umano, un ardente „prometti!“
un canto d’usignolo che si spegne.

24.XII. 941

 

Stefan Zweig
Leuchtendes, glühendes, rauschendes Leben
springt an und reißt mit und läßt keinen mehr los,
macht heiß und macht kühn und macht freudig und groß,
rüttelt auf und macht wacher mit kraftvollem Stoß,
lässt die Fluten von Glanz nie und nimmer verebben –
packt dich und hält dich und sprudelt dich an.
Sturzflut erfaßt dich und rast mit dir fort –
was kein Wildbach, kein Wirbel, kein Hochwasser kann,
hat dies Atmen vieltausende Mal schon getan,
dieses heiße, verzehrende, glasklare Wort.
Kühl dann und still wie ein nordischer See,
glitzernd und weich wie frisch fallender Schnee,
sieht es uns an wie viel uraltes Gold,
das altrot und schwer durch die Finger rollt
und schön ist wie sonst nur unsagbarer Traum,
der dich ansieht, tiefleuchtend aus dunkelndem Raum –
und bäumt sich dann auf, als besinne es sich,
und packt wieder an und reißt wieder mit,
schreit dich an, lacht dich an, weint dich an: das bin ich!
Und es packt dich ein Sehnen, das süß ist und zieht,
ein Sehnen nach Menschen, ein heißes: „verspricht!“
und dann klingt es aus wie ein Nachtigall-Lied.

24.XII. 941

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Francesca Paolino, germanista, si occupa da diversi anni di Selma Meerbaum-Eisinger. Nel 2013 ha pubblicato, per Edizioni del Faro, Una vita, la prima biografia della giovane poetessa di Czernowitz. Alle ricerche letterarie affianca le attività di traduttrice e guida turistica.