I poeti della domenica #21: Fabio Franzin, Cavàr erba

Fabio Franzin, fonte notturnidiversi.it

Fabio Franzin, fonte notturnidiversi.it

 

Cavàr erba

Cavàrla via l’erba, co’e man,
bricàrlo tut intièro ‘l ciuff, l’é
vardàrse, l’é trar fòra daa tèra

vene e nervi, rame de siénzhi
sutii che core zo, là tel scuro,
in zherca de l’acqua, dea vose

che li ‘à persi, un dì, drio l’aria.
Cavàr erba, cuzhàdhi, l’é mistièr
che ne mostra come che sen fati

dentro, fra ‘e zhope dea carne.
I dhenòci che se maca tii sassi:
un fià castigo, un fià preghiera.

*

Estirpare

Estirpare erba, con le mani,
afferrarlo tutto intiero il cespo, è
guardarsi, è estrarre dalla terra

vene e nervi, esili ramificazioni
di silenzi penetrati lì, nell’oscurità,
in cerca dell’acqua, della voce

che li ha persi, un giorno, lungo l’aria.
Estirpare erba, accucciati, è mestiere
che ci mostra come siamo fatti

dentro, fra le zolle della carne.
Le ginocchia ammaccate dai sassi:
un po’ espiazione, un po’ preghiera.

 

***

© da Fabio Franzin, Sesti/Gesti, Puntoacapo, 2015

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