Una frase lunga un libro #31: Elisabetta Bucciarelli, La resistenza del maschio

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Una frase lunga un libro #31: Elisabetta Bucciarelli, La resistenza del maschio, NN editore, 2015. € 13,00, ebook € 6,99

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Dimostramelo, le parole non possono tutto, servono le azioni, quando si arriva a questo non c’è già più niente, solo scambio, do ut des. Sesso al posto di amore, amore al posto di qualcosa che sia fisico, dove la ragione e le emozioni sbattano ogni giorno. Non bastiamo noi, non siamo capaci di stare, restare, tenere lo sguardo alto senza ripiegarci sulla mancanza.

Un uomo sta tornando a casa, a tarda notte, accompagna la guida e la strada elencando le misure, le altezze dei palazzi che incontra. Non sappiamo ancora nulla di lui, siamo solo alla prima pagina, eppure già stiamo riflettendo. Pensiamo che sia un metodico, che potrebbe essere uno fuori di testa, un ingegnere, uno con la passione per la matematica, probabilmente un solitario. Lui snocciola cifre e io penso che ovunque stia tornando non ci sia nessuno ad aspettarlo. Ho fatto un sacco di pensieri e associazioni mentali dopo aver letto qualche frase, alcuni si sono poi rivelati pertinenti, altri no. Questo non conta, conta come Elisabetta Bucciarelli abbia pensato di portare il lettore dentro la sua storia. Vuole che il lettore segua da subito il suo ritmo e che percepisca qualcosa di impersonale, di meccanico se vogliamo, mentre legge di un uomo di cui non sa nulla. Bucciarelli lo fa per un motivo, per abituarci a tenere il tempo e per abituarci al controllo. Il controllo sarà una delle chiavi di lettura del libro. Prima, però, c’è l’incidente.

Tre donne sedute in una sala d’attesa di uno studio medico, attesa abbastanza lunga, quasi inevitabilmente cominciano a parlare, se nelle prime pagine abbiamo percepito qualcosa di freddo, qua notiamo l’opposto: una specie di calore, un riconoscersi atavico, la voglia di raccontarsi. Si respira da subito un’aria di comprensione e una sorta di nervosismo empatico.

Pausa: L’uomo guida, le donne sono ferme. Eppure l’uomo fa pensare a qualcosa di statico, le donne a qualcosa che non può smettere di muoversi.

L’uomo assiste a un incidente, una donna – forse volontariamente – si schianta con l’automobile. Questa azione di cui lui è solo spettatore gli cambierà il futuro e quello di chi lo circonda. Anzi, nel suo caso, cambierà alcuni aspetti della sua vita ma non il modo di comportarsi. Il protagonista, il maschio, scelto da Bucciarelli è uno che non agisce. Sa (preferisce) muoversi solo dentro confini ben delineati. Le misure, come abbiamo visto, è un docente, si occupa di arte e architettura. La cosa che conta è seguire un percorso da lui stabilito. L’uomo è sposato, ha una bella casa, una bella moglie, si direbbe una bella vita. Per lui è così, quello che vuole è già lì, adora la sua routine. Il calcetto, gli appuntamenti della giornata, arrivare in ritardo sempre alla stessa maniera, amare sua moglie nell’unico modo che conosce da sempre: non cambiando le cose. Sua moglie vuole un figlio, più di ogni cosa. Litigano, la sera dell’incidente e prima e dopo. Sua moglie urla, lui non risponde mai, lei lancia oggetti lui si sposta, lei continua lui si chiude in bagno. L’obiettivo è il giorno dopo, dove si ricomincia. Le tre donne, intanto, in un’alternanza dei capitoli si raccontano. Marta ha un matrimonio finito alle spalle e vuole un figlio, sa che lo avrà, prima o poi. Silvia ha imparato a prendere dagli uomini quello che viene, pazientare, in un certo senso, è il suo modo di comandare. Chiara ha un figlio e un marito che la tradisce usando una app. Chiara ha forse una nuova storia, qualcosa che lei definisce “mentale”.

Mi piacerebbe fermarmi qui, lasciarvi l’effetto strabiliante che il libro ha lasciato a me, i capitoli, quelli dell’uomo e delle tre donne, correranno lunghi binari paralleli, che a un certo punto dovranno scambiare come prima delle vecchie stazioni. Il quando e il come lo lascio scoprire a chi leggerà, quello che voglio aggiungere è qualcosa sul modo.

La resistenza del maschio è un libro molto bello. Intendiamoci, la superficie della trama non è una novità assoluta, è la storia stessa del nostro tempo: tradimenti, insoddisfazioni, relazioni che falliscono, desideri che non coincidono. Sotto la trama c’è lo studio che ha, evidentemente, fatto Elisabetta Bucciarelli. Lo studio del Maschio, come ha imparato a non muoversi, a controllare le azioni in modo che queste assecondassero la propria voglia di stasi. Il Maschio è pigro, quella pigrizia, che è un capolavoro in negativo, gli consente, di rinunciare alla lotta principale in luogo di quotidiane resistenze, di piccole vittorie. L’uomo del libro disegna il perimetro dentro le quali stanno le responsabilità che può gestire. Bucciarelli non condanna, analizza e racconta. Così come racconta le donne. L’insofferenza verso quella resistenza, la lotta quotidiana, la determinazione a perseguire un desiderio (ciò che potrebbe sembrare eccesso è – credo – naturale predisposizione). Il lettore non ridurrà questo libro alla semplice contrapposizione: l’uomo sceglie una sola stanza / la donna si muove in tutta la casa, ma si soffermerà nei punti dove gli equilibri vanno a rompersi, lì dove le porte si aprono e subito dopo vengono sbattute in faccia. La Bucciarelli ha scritto un libro sul conflitto riuscendo a tracciare una significativa mappa delle nostre solitudini.

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© Gianni Montieri  su Twitter @giannimontieri

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