Nino Iacovella, La parte arida della pianura

Iacovella

Nino Iacovella, La parte arida della pianura, Edizioni Culturaglobale

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Polaroid
(Cronaca nera)

La notte devia il corso delle povere cose
rimaste abbandonate:
un cartello rotto, un tubo di ferro,
sono ora corpi contundenti
accanto a un volto sfigurato

Rimane l’ombra dell’ultima parola
nella slogatura della bocca,
mastica il dolore di quella terra nuda

Poi la prima luce del giorno mostra
:::::::::::::::::::::::::::::::un corpo duro e solo,
tutto quel rosso che ferisce gli occhi
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::di chi guarda:
la fossa mai terminata, la faccia come
:::::::::::::::::::::::::::::::un disegno sbagliato,
le fiamme di un’Italia che brucia

2 novembre 1975
Idroscalo di Ostia

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da “Lande”

L’uomo trattenne il sapore delle parole,
il gesto del braccio che sparge i semi
in una terra bianca

Arenato nel fondale calmo della pianura
chiara è la sua ombra poggiata sulla nebbia,
come un passo sulla neve morbida
restituisce al silenzio un suono

.

*
Guardiamo il cielo aprirsi sul nostro tremore,
la nudità del paesaggio che chiama in rassegna
uccelli disorientati in un spazio vuoto

Nel freddo siamo la carne che rimpolpa
le mascelle della terra

L’acqua del fiume in cerca della foce
scivola nell’ordine della natura,
l’unica direzione che la pianura sa dare

© Nino Iacovella

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«C’è odore di terra, c’è vastità di pianura in questa manciata di poesie di Nino Iacovella: non è solo per il titolo della raccolta, quanto per un’atmosfera che richiama a sé il bisogno quasi ancestrale di denudare dal superfluo, ritornare alla fonte dei gesti e delle parole, come quando si dimentica qualcosa e per cercarla bisogna percorrere a ritroso la strada fatta.
Se si è smarrito il senso del sentimento, del dolore, della fatica, allora si può ritrovarlo partendo da date prossime nel tempo – come quella della morte di Pasolini – per andare indietro verso le radici, fino allo spaesamento dove ogni direzione è ancora possibile, dove ogni scelta diventa percorso e valore da coltivare.»
(nota in quarta di copertina di Francesco Tomada)
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3 comments

  1. Nella landa che non si limita a esserne scenario, ma sostrato, la poesia di Nino Iacovella si distingue per precisione e acutezza. La parola non si limita a registrare il paesaggio, la sua desolazione e l’inanità “degli umani sforzi”, ma agisce in direzione opposta: individua rilievi e ‘accidenti’ là dove la piana sembra solo uniforme, scava là dove non appare alcuna vena, alcun filone vitale, semina e irriga “la parte arida”, ne individua la sua condizione di ‘sempre gravida’ della nostra carne. Non farsi illusioni sulla direzione che prenderà l’acqua del fiume, che «scivola nell’ordine della natura» non significa assuefazione dello sguardo, arrendevolezza nei confronti dell’indistinto, sospensione del proprio intervento critico. Questo è ciò che traggo dai versi proposti qui. Questo mi conforta. Grazie.

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    1. Grazie Anna Maria per queste tue splendide evocazioni. Completano l’interno “visibile” di queste poesie.
      Nino

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  2. Questi testi rivelano empatia e partecipazione umana alla sofferenza. Ed è proprio su questi orrori che rivestono la pianura che Nino scolpisce la forza della sua parola nella quale fuoriesce tanta sofferenza ma anche tanta rabbia. A differenza delle poesie dedicate alla resistenza della brigata Maiella, in questi testi appare a tratti qualche smarrimento di speranza, quasi Nino si abbandonasse all’ordine funesto delle cose destinate a sfociare chissà dove. La forza asciutta, ma anche sintetica, che l’autore dà alla parola rivela una profonda sensibilità del Poeta al soffrire umano e alla desolante distruzione. Scarno il linguaggio, molto sintetico direi, ma forte e impattante in chi legge questi versi che Nino ci dona.

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