Una frase lunga un libro #18 – Ugo Riccarelli: L’amore graffia il mondo

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Una frase lunga un libro #18 – Ugo Riccarelli: L’amore graffia il mondo, Mondadori, 2012. € 19,00  e-book 6,99

Delmo estrasse dal taschino l’orologio per controllare la puntualità del diretto che di lì a un minuto sarebbe dovuto sbucare dalla curva oltre la roggia, rompendo con il suo sferragliare l’incanto del galleggiare nella dolcezza di quella bevanda opaca. Fu proprio mentre iniziò a sentire il rumore del treno che dalla carie sulla casa si affacciò sua sorella Anita ad annunciare la nascita con un bercio da mercato, e lui all’improvviso dimenticò i treni e la dolcezza dell’orzata e si ricordò della moglie che un paio d’ore prima aveva rotto le acque.

Comincia così L’amore graffia il mondo, con orologi, attese, treni e nascita, e questi quattro elementi saranno i cardini del libro. “Ci sono gesti che bisogna continuare a fare / chiudere finestre, tostare il pane, legarsi / il fazzoletto sulla nuca / non c’è altro modo che i gesti per fare i vivi.” Questi versi, invece,  sono di Paola Turroni (Il Mondo è vedovo, Cartabianca 2010) e ben rappresentano la sintesi di quello che è la vita di Signorina, la protagonista del romanzo di Ugo Riccarelli, vincitore del Premio Campiello 2013, e delle altre donne che di questa storia tesseranno i fili, attraverso le azioni, le scelte, i sacrifici, l’amore e le rinunce. Il nome Signorina viene da un treno. Suo padre Delmo, ferroviere e uomo severo, decide che la bimba appena nata deve essere chiamata così, come il treno che sta entrando in stazione, treno a cui lui ha dato  un nome. Un giorno, ancora bambina, grazie a uno sconosciuto, Signorina scopre di avere un dono, dono che potrebbe cambiarla la vita. La fantasia, che fa sì che Armida, un’oca, sia la sua migliore amica, unita a mani che sono in grado di disegnare, tagliare e cucire e il talento che le permette di creare un modello d’abito da un sacchetto per il pane, rappresentano il dono.

Ogni gesto che Signorina compirà sarà figlio di una scelta, fatta in nome di qualcosa di più grave o più grande. Ci saranno i gesti compiuti a lezione da una sarta e quelli costretti dai doveri familiari e dalla guerra, gesti minimi di sopravvivenza. Gesti che Maria, sua madre, farà per tutta la vita, perché sono gli unici che conosce. Signorina passerà gran parte della vita a soffocare il suo talento, concedendogli soltanto brevi slanci. Rinuncerà per aiutare il marito a ripianare i debiti e a impiantare una nuova attività lavorativa. Rinuncerà per l’arrivo di un figlio nato prematuro e che soffrirà tutta la vita di problemi respiratori. Un figlio che, come la madre, possiede il talento nelle mani, talento da pianista innato. I due talenti e l’amore tra madre e figlio saranno sovrapposti per molti anni, gesti che non potranno compiersi. Il ragazzo si vedrà privato, a lungo, del sogno da musicista per la malattia ai polmoni, ma scoprirà che l’amore cura e graffia, allo stesso tempo. Signorina, invece, sceglierà, e saranno scelte che solo le madri sono in grado di compiere: scelte d’amore assoluto. Il compianto Ugo Riccarelli con Signorina ha creato un personaggio indimenticabile e attraversandone la vita ci mostra uno spaccato di storia del nostro paese, che va dagli anni che precedono l’avvento del fascismo e la seconda guerra mondiale alla ripresa degli anni ’50 e ’60, per chiudere poco più avanti. La delicatezza della prosa di Riccarelli fa pensare a libri scritti in altri giorni, negli anni in cui quelle vite si svolgevano. Lo scrittore ferma il tempo come in una fotografia. Riusciamo a vedere i colori di quei tempi, le acconciature, la maniera di fare le cose e di non farle. Questo romanzo fa provare una sorta di nostalgia per quello che avremmo potuto essere e non siamo stati, per quella capacità di reagire che era tipica dei nostri nonni e che noi abbiamo perduto.

© Gianni Montieri  su Twitter @giannimontieri

Nota: questa recensione uscì in forma leggermente diversa su Bookdetector (testata chiusa)

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