Francesco Filia, da La zona rossa (Inediti)

2013 Da Napoli a... 3. Tecnica mista su carta Hehne Mehle, cn. 32x37

Pasquale Coppola- Da Napoli a… Tecnica mista su carta Hehne Mehle, cn. 32×37

 (da Istruzioni per la lettura

Il 17 marzo del 2001, al culmine di tre giorni di mobilitazione, si tenne a Napoli una manifestazione alla quale, secondo stime approssimative, parteciparono più di centomila persone, per protestare contro i rappresentanti dei governi mondiali riuniti per il Global forum. Il corteo partì da piazza Garibaldi, adiacente alla piazza della stazione centrale, si snodò lungo il Corso Umberto I e oltre, fino a giungere in piazza del Municipio, dove iniziava la Zona rossa, quella di totale inaccessibilità a estranei e in cui si svolgevano i lavori del forum. Lì avvennero una serie di scontri violentissimi tra manifestanti e forze dell’ordine, molti dei manifestanti fermati furono poi portati presso la caserma Raniero, dove furono trattenuti e interrogati. Il testo, prendendo spunto liberamente dagli eventi di quel giorno, segue le vicende di quattro amici alla soglia dei trent’anni – Marco, Andrea, Ciro ed Elena – che si ritrovano e si perdono nell’occasione. La successione dei testi non è in stretto ordine cronologico, lo sfasamento tra tempo cronologico e tempo dell’azione è la soglia in cui si compie il destino di tutti i personaggi. Il verso iniziale del frammento “Il contesto II” è tratto dal brano dei CCCP «Roco roço rosso».)

Corteo

L’onda della folla s’infrange sul blocco nero
dei volti che fronteggiano gli sguardi
lineari di visiere e caschi a difesa
di un incomprensibile ordine. Lo scherno
di un inchino rivolto al nemico. La scena
della strada è muta, una frazione
una sospensione del tempo, l’attesa
di una scintilla del manifestarsi del dio
di ogni contesa del sangue che laverà i basoli
di porfido e malta che affogherà le urla
gli slogan. Orbite che tengono insieme
gli atomi impazziti di questo giorno, di noi,
di questa marea che sale tra spalle allineate
e teste girate a un futuro di palazzi e silenzi
tesi in un solo vibrare. Vortice di agguati
e provocazioni nel cielo rasoterra
di fine inverno. Con l’apnea di un ultimo
respiro attendiamo. Anelli di una catena
che sprofonda nel cupo cuore di un evento.

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Assembramento Piazza Garibaldi

La folla si avvolge in spire attorno
allo spray della statua dell’equestre
eroe che veglia su facce assonnate
o feroci nel grigio di un giorno
ancora inesploso, il vocìo indistinto
a tratti in cori si organizza
in slogan di desiderio e minaccia
di un assalto a un cielo ormai remoto
mentre una terra modifica se stessa
in un implodere d’asfalto e crepe
nei marciapiedi. Sono lì Andrea Ciro
che già parlano non so di quale massimo
sistema ed io mi avvicino esitante.
Provengo da non so quale
galassia remota dello spirito chiuso
tra un manuale da affrontare e un codice
di vita da decifrare, ma adesso in maschera
da combattimento vivrò un ultimo giorno
poi sarò vita che sopravvive a se stessa.

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Il contesto

I

“Né eroina né polizia.” Contro
cosa protestiamo contro chi
urliamo il nostro disprezzo
di generazione in generazione?
Il fallimento dei padri – le loro
nevrosi cadute su di noi
come una colpa – che hanno
perso e barato che hanno spergiurato
e credono di essere esempio.
Non c’è un ordine contro cui
lottare ma un’anarchia del potere
che ci fa fare ciò che vogliamo,
non desiderarlo. Memorie
di una nazione morta
diciamo tra noi ridendo
giocando un gioco di ruoli: l’artista,
il nichilista, l’impegnato, la giornalista
ma ognuno è di meno di più di una
forma rinsecchita. È  la gloria di una resa.

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II

Ardi divina tenaglia sul mondo!
Denaro merce più denaro. In quale
fase di questo ciclo ci colloca
il sistema che fa muovere
ogni singolo passo? Fine e mezzo
interscambiabili, la mano invisibile
che comanda un acquisto e un amore
indifferentemente. E se anche questo
fosse un rimedio? Alcuni ci vogliono al gelo
alla crudeltà della lotta per la vita
e credono così di aver colto
il nocciolo dell’esistenza, denaro
più denaro. Un vento travolge ogni
cosa per voler solo se stesso.
C’è una macina che trita i suoi grani
secondo dopo secondo, eone dopo eone
e noi torniamo sempre di nuovo
su quest’identici passi a correre
a urlare a cercare di aprire
il cerchio imperfetto di queste vite.

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Primo Gennaio 2015 (Epilogo)

Non abbiamo avuto nulla di meglio dopo
è vero, ognuno di noi assiderato
in questo crepaccio di piazze e tempo
in un mutismo attonito, occhi
sbarrati che scrutano dal nulla.
Un rimorso, il soffio di un’altra vita
sfuggente, sfumata. L’artiglio dei giorni
che implodono uno sull’altro. Sembra vero
il brulichio di corpi nelle strade,
cataste senza nome di desideri e grida,
anche le nostre ombre, tra le infinite altre
scivolarono su questi ciottoli di pietra lavica.
Non rimarrà traccia del filo di luce
amore bellezza furore – non so
ancora come chiamarlo – che ci ha legati
l’uno negli occhi degli altri per un attimo,
per quella gioia mozzafiato. Ognuno
tradito, da se stesso e dagli altri. Ora
con devozione e calma non resta
che allargare i labbri della ferita
che ci tiene in vita, non resta
che inoltrarsi, silenti, nella resa.

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(da La zona rossa, in uscita per i tipi de Il Laboratorio, autunno 2015, con tavole del Maestro Pasquale Coppola)

© Francesco Filia

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