Nuova poesia latinoamericana. #12: Paula Einöder

NUOVA POESIA LATINOAMERICANA

 foto Paula Einöder

Paula Einöder

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

 

Paula Einöder (Uruguay, 1974) è laureata in Lettere (Facoltà di Umanistica e Scienze dell’Educazione, Universidad de la República) e professoressa di inglese. Ha pubblicato i libri di versi La escritura de arcilla (Montevideo, Ediciones Imaginarias, 2002) che ha ottenuto la Menzione Speciale del MEC per la Poesia Inedita nel 2000 e come Opera Edita nel 2003), Árbol experimental (Montevideo, Artefato, 2004) e opacidad (Montevideo, La Propia, 2010). Nel 2004 ha pubblicato: Miranda o el lugar desde donde no se habla (Menzione Speciale del MEC come Saggio Letterario Inedito nel 2000). Selezioni di sue poesie compaiono in varie antologie, come: Breve muestra de poesía contemporánea del Río de la Plata, Selección II (Buenos Aires, Bianchi Editores, 1995); Antología de poetas jóvenes uruguayos (Montevideo, AG Editores, 2002) e El manto de mi virtud. Poesía cubana y uruguaya del siglo XXI (Montevideo, Instituto cubano del libro-Ministerio de Relaciones Exteriores de Uruguay, 2011). È possibile visitare il suo blog al sito: http://poesiapaulatina.blogspot.it/.

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POEMA ROTO

Le quito páginas al río
y cuando digo río
escucho a los pájaros agolparse en los ramajes viscerales
para por fin desmenuzarse en el cielo disuelto
No. Le arranco páginas al río
Quiero decir –intento lo que no se puede
Detener al río no se puede
No se le pueden quitar todas las hojas al río
Detener lo escrito en el agua
Pero le quito las páginas al río
Me defino por eso. Y lo hago
Atravieso una penumbra. Pero el río es una máquina feliz
Existe aparte de mí. No me espera ni se inmuta
y yo escribo sola
No digo –ahogada- pero pienso que el río
escribe versiones que luego desleo
sintiendo mi  problema de enfoque
Igual, las páginas se escriben solas
y yo estoy sola cuando escribo
e intento quitarle páginas al río

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POEMA ROTTO

Tolgo le pagine al fiume
e quando dico fiume
ascolto gli uccelli accalcarsi nei rami viscerali
per sminuzzarsi alla fine nel cielo dissolto
No. Strappo pagine al fiume
Voglio dire ‑provo quello che non si può
Fermare il fiume non si può
Però strappo le pagine al fiume
Mi definisco per questo. E lo faccio
Attraverso una penombra. Ma il fiume è una macchina felice
Esiste indipendentemente da me. Non mi aspetta e non si altera
e io scrivo da sola
Non dico –affogata‑ però penso che il fiume
scrive versioni che poi sleggo
sentendo il mio problema di messa a fuoco
Magari le pagine si scrivono da sole
E io sono sola quando scrivo
E cerco di togliere pagine al fiume

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RAÍCES

La escritura sólo vive en un país subterráneo
Digo, me has visto antes
Pero digo, que lloro porque quiero tocar fondo
y cuando toco fondo me gusta sentir
que navego por mares de tierra
y que el polvo que me cubre es una huella de mi respiración.
Por eso yo vivo aquí
donde el agua necesita bajar hondo
donde  los capilares disminuyen su espesor
sólo para consolarme
donde transpirar es darle lugar a que crezca un brote
donde transmirar es mirar más allá
o que me mires ahora como no me habías visto antes

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RADICI

La scrittura vive solo in un paese sotterraneo
Dico, mi hai visto prima
Però dico, che piango perché voglio toccare il fondo
e quando tocco il fondo mi piace sentire
che navigo per mari di terra
e che la polvere che mi copre è un’impronta della mia respirazione.
Per questo io vivo qui
dove l’acqua ha bisogno di scendere a fondo
dove i capillari diminuiscono il proprio spessore
solo per consolarmi
dove traspirare è fare in modo che cresca un germoglio
dove transguardare è guardare più in là
o che mi guardi adesso come non mi avevi mai visto prima

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SIMBIOSIS

Cogito ergo sum.

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Tengo el hambre del animal que dejó la jaula
por el bosque de las flores instantáneas
y me pre-siento
Voy con pasos blandos y no dejo de pensar
en el bocado siguiente
Estoy distante de los barrotes
-por cierto nada barrocos-
y en esta maleza tengo el mal del estómago que piensa
Cuando mis tripas gritan no me puedo tapar las orejas
No puedo bailar si estoy pensando
La tribu se me aleja
Tengo fuego en las entrañas que entrañan penas
verdaderas y aunque no tengo tango tengo tierra
y quiero pisar porque así no pienso
en mi estómago salvaje que piensa
Soy un animal sin ángulo
con pelo vegetal y uñas minerales
Nací torcida

(de Árbol  experimental, 2004)

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SIMBIOSI

Cogito ergo sum.

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Ho la fame dell’animale che ha lasciato la gabbia
per il bosco dei fiori istantanei
e mi pre-sento
Vado con passi leggeri e non smetto di pensare
al boccone seguente
sono distante dalle sbarre
‑di certo per nulla barocche‑
e in questa boscaglia ho il mal di stomaco che pensa
Quando le mie interiora gridano non posso tapparmi le orecchie
Non posso ballare se sto pensando
La tribù si allontana da me
Ho fuoco nelle viscere che comportano pene
vere e anche se non ho tango ho terra
e voglio calpestare perché così non penso
al mio stomaco selvaggio che pensa
Sono un animale senza angolo
con capelli vegetali e unghie minerali
Sono nata disgraziata

(da Árbol experimental, 2004)

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TRANSFORMACIONES

abro la página en blanco
como un cesto
meto mis manos
encuentro llantos, risas
y el gozo del árbol desnudo
tengo las manos llenas de recuerdos
un recuerdo en cada mano
y en cada recuerdo otras manos
aguardando recordar
quiero páginas así
quiero gritar
páginas así
desnudas
blancas
abiertas
para que buceé tranquila
en sus aguas
hasta ahogarme

(de opacidad, 2010)

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TRASFORMAZIONI

apro la pagina bianca
come un cesto
metto le mie mani
trovo pianti, risate
e il piacere dell’albero nudo
ho le mani piene di ricordi
un ricordo in ogni mano
e in ogni ricordo altre mani
che aspettano di ricordare
voglio pagine così
voglio gridare
pagine così
nude
bianche
aperte
per cui mi sono immersa tranquilla
nelle sue acque
fino ad affogare

(da opacidad, 2010)

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