poesia latinoamericana

I poeti della domenica #137: Mario Paoletti, Turno di notte

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Turno di notte

Ora è solo un pezzo di carne stanca
che torna dal lavoro notturno.
Con gesto brusco si cava gli stivali,
getta i pantaloni sulla sedia, accende una sigaretta
e contempla la miseria della sua cuccia.
Si corica.
Vuole dormire, morire per un po’.
Strette le gambe, si rannicchia come un feto,
passa un braccio sotto al cuscino
inutilmente: il sonno non arriva.

Si rigira: allunga le gambe, scosta il lenzuolo,
prova la peretta della luce, starnuta e pensa:
“Adesso m’addormento”.
Sogna per tre secondi
e proprio allora scricchiola quel maledetto armadio
di falso mogano e falso specchio veneziano.
Suona falso anche lo scricchiolio.

L’uomo è terribilmente stanco.
Vorrebbe dormire per sempre in fondo al mare
in un sacello di piombo con oblò
per poter vedere, ogni tanto,
il passaggio degli squali morti.

Fischia una locomotiva, passa un tram,
un manico di scopa sbatte contro i mosaici.
Lamentandosi come un bebé col mal d’orecchi
l’uomo finalmente si addormenta.

E allora, come se il mondo
stesse aspettando solo quel preciso segnale,
un raggio grigio si dipinge sul lucernario
e nella città comincia ad albeggiare.

 

Turno noche

Ahora, es sólo un pedazo de carne cansada
que vuelve del trabajo nocturno.
con gesto huraño se quita los botines,
tira el pantalón sobre la silla, enciende un cigarillo
y contempla la roña de su cueva.
Se acuesta.
Quiere dormir, morirse por un rato.
Juntas la piernas, se acurruca como un feto,
pasa un brazo por debajo de la almohada
inutilmente: el sueño no viene.

Se da vuelta, estira las piernas, lebanta la sábana,
tantea la perilla de la luz, estornuda y piensa:
“Ahora me voy a dormir”.
Sueña un sueño de tres segundos
y justo entonces cruje el putísimo ropero,
de falsa caoba y falsa luna veneciana.
Hasta el crujido suena a falso.

El hombre está terriblemente cansado.
Quisiera dormir por siempre en el fondo del mar
en una piccita de plomo con ventanillas
por donde se pudiera ver, de vez en cuando,
el paso de los tiburones muertos.

Pita una locomotora, pasa un tranvía,
choca una palo de escoba contra los mosaicos.
Quejándose como un bebé con dolor de oídos
el hombre al fin se duerme.

Y entonces, como si el mundo
sólo hubiese estado esperando esa precisa señal,
una raya gris se pinta en el tragaluz
y en la ciudad comienza a amanecer.

da: Mario Paoletti, Di oggi, Omero prende solo il fiore. Traduzione e cura di Antonietta Tiberia. Prefazione di Dante Maffia, Fusibilia Libri 2015

Juana Bignozzi, Per un fantasma intimo e segreto. Poesie

Juana Bignozzi Per un fantasma COPERTINApiatta

Juana Bignozzi, Per un fantasma intimo e segreto, Lietocolle, 2015, € 13,00 (trad. di Stefano Berardinelli)

*

Soy una mujer sin problemas

Todos lo saben
y entonces buscan mi compañía para charlar por las noches.
Sin embargo yo conozco a alguien que quiere morir en paz
consigo mismo
y me produce estremecimientos, insomnio, soledad,
porque la paz conmigo misma sería una guerra sin fin,
dos o tres asesinatos inevitables y alguna entrega desmedida
que no entra en mis planes.
Sin embargo yo sueño por las noches
con un jardín inmenso donde los muertos se levantan para saludarme;
yo sueño con un hombre que me inquieta y como lo ignora
me habla amigablemente del resto del mundo
y de mis múltiples amores, tan simpáticos,
tan apropiados como tema de conversación.

 

Sono una donna senza problemi

Tutti lo sanno
e quindi cercano la mia compagnia per chiacchierare le notti.
Però io conosco qualcuno che vuol morire in pace con se stesso
e che mi provoca sussulti, insonnia, solitudine,
perché la pace con me stessa sarebbe una guerra senza fine,
due o tre assassinii inevitabili e qualche resa smisurata
che non rientra nei miei piani.
Però io di notte sogno
un giardino immenso dove i morti si alzano per salutarmi;
io sogno un uomo che mi inquieta e siccome lo ignora
mi parla amichevolmente del resto del mondo
e dei miei molteplici amori, così simpatici,
così appropriati come argomento di conversazione.

*

Soy una mujer trabajada por los fantasmas…

Soy una mujer trabajada por los fantasmas
clavada a cuatro clavos por detentar valores cuestionados
marcada por haber intentado pensar claro
sola y algo errante en esta reencarnación
sin un manto bálsamo otro alguien
por haber comprendido a largo plazo
los amigos están lejos los espejos cerca
he perdido un código dolorosamente conseguido
y ahora entender sólo significa
iluminar una vía real de piedra
sin pasos que huyan o se acerquen
sin paso ninguno

 

Sono una donna lavorata dai fantasmi…

Sono una donna lavorata dai fantasmi
inchiodata a quattro chiodi perché detiene valori screditati
marchiata per aver cercato di pensare chiaro
sola e un po’ errante in questa reincarnazione
senza un mantello balsamo qualcun altro
per aver compreso a lungo termine
gli amici sono lontani gli specchi vicini
ho perso un codice dolorosamente conquistato
e ora capire significa soltanto
illuminare una via reale di pietra
senza passi che fuggano o si avvicinino
senza passo alcuno

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Dieci minuti di pordenonelegge #1

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pordenone(legge) è una vecchia signora?

Quando nel 2007 arrivavo a pordenonelegge per la prima volta, poco più che ventenne, con un piede dentro l’università e l’altro chissà dove, sul mio taccuino annotavo queste parole: «mi accorgo che pordenonelegge mantiene una propria specificità, forse un po’ ingenua, che i grandi festival letterari non hanno più: Pordenone è un “dove” in cui si assapora quella sensazione che sopraggiunge prima dello stupore totale. La città ti cinge, ti abbraccia come una nonna che desidera proteggerti; è una tensione parziale quella che sento, una continua ricerca verso la completezza.» Nelle parole di allora non trovo la me stessa di oggi − forse vorrei negare di averle scritte − ma ciò che è più importante sono quelle parole rapportate al presente, a ciò che vedono e riconoscono i miei occhi ora. Quella “vecchia signora” del titolo mai esistita davvero stava, all’epoca, nella mia immaginazione, seduta lungo il corso principale: osservava i passanti e creava con loro un rapporto di accoglienza e protezione. Quella vecchia signora era la città e l’evento insieme. E, nel 2015, ma già da qualche tempo, ha lasciato posto a molto altro: si è forse messa da parte, a osservare da lontano ciò che accade. pordenonelegge non ha bisogno di un pretesto come quello per essere raccontata (doppia ingenuità la mia, allora): infatti, qui, vige una familiarità che si riconosce in un programma sempre più curato, in cui trovano spazio e attenzione sì gli autori esordienti e molti nomi importanti della letteratura italiana e straniera ma soprattutto gli “esercizi di lettura”, la scienza, la storia e la filosofia; gli appuntamenti riservati alle scuole, che proseguono un percorso annuale di formazione che inizia in aula; l’attualità e il territorio, con appuntamenti dedicati. L’allestimento è ben concepito, i volontari preparati a gestire le emergenze; il pubblico è educato: rispetta la coda e attende, si confronta. La città offre degli spazi adatti sia per gli eventi − negli anni forse non sono cambiati di molto − sia per i momenti di convivio. I dettagli, soprattutto, sono ciò che non può mancare ed è pregevole per una “festa del libro” l’aver avuto una crescita così rapita e ben congegnata nell’ultimo decennio, in grado di attirare lettori curiosi anche da fuori regione. La provincia, più che la grande città, crea le proprie forme di resistenza e le evolve continuamente, con intelligenza e bellezza. Ma è soprattutto la poesia a trovare nel programma degli eventi e dei luoghi per sé, tra cui una libreria dedicata, una libreria di fuori catalogo, e altri spazi. L’incontro con la poesia qui, apre a momenti importanti: ad esempio la poesia in dialetto, con Giovanni Nadiani, Emilio Rentocchini, Piero Simon Ostan e Andrea Longega. Lo stupore, quindi, è ancora e sempre possibile. Ve ne parlo nei miei “dieci minuti di”.

© Alessandra Trevisan

Carlos Noyola, Tre testi

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Tre testi di Carlos Noyola

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Cantar libélulas

Subo los jarrones
para escapar de mi memoria.
Desde allá veo a mis hermanas
brincan encimándose
para alcanzar libélulas que se congelaron
cuando pensaban en ser aquenios.

La tía llamó
e intenté correr
pero mis hermanas decidieron
construir pirámides sobre mi cuerpo.
No siento los dedos, dijo una de ellas
y volteé a mirar por la ventana
el vals de dieciséis
que pronto se convirtió en canto
de risas y libélulas.

Mis hermanas repetían
que no las encontraban
y entonces entendí lo que vi
cuando dijeron:
las libélulas no están
se han ido
o se las llevaron.

Cantare libellule

Salgo sui vasi
per fuggire dalla mia memoria.
Da lì vedo le mie sorelle
saltano sollevandosi
per raggiungere libellule che si sono congelate
quando pensavano di essere acheni.

La zia ha chiamato
e ha cercato di correre
ma le mie sorelle hanno deciso
di costruire piramidi sul mio corpo.
Non sento le dita, ha detto una di esse
e ha volteggiato per guardare dalla finestra
il valzer della festa dei quindici anni
che subito si è tramutato in canto
di risate e libellule.

Le mie sorelle ripetevano
che non le trovavano
e allora ho compreso quello ho visto
quando hanno detto:
le libellule non ci sono
se ne sono andate
oppure se le sono portate via.

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Nuova poesia latinoamericana. #14: Julio Espinosa Guerra

NUOVA POESIA LATINOAMERICANA

 foto julio espinosa.jpg

Julio Espinosa Guerra

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

 

Julio Espinosa Guerra (Cile, 1974). Ha ottenuto i premi di poesia Villa de Leganés (Spagna, 2004), Sor Juana Inés de la Cruz (Costa Rica/Messico, 2007), Isabel de Portugal (Spagna, 2010), Fundación Pablo Neruda alla sua traiettoria (Cile, 2011) e Villa de Cox (Spagna, 2013). Tra le sue raccolte poetiche vale la pena ricordare Las metamorfosis de un animal sin paraíso (LF, Spagna, 2004), NN (Gens, Spagna, 2007), sintaxis asfalto (Olifante, Spagna, 2010) e La casa amarilla (Pre-Textos, Spagna, 2013). Ha pubblicato anche le antologie poetiche La poesía del siglo XX en Chile (Visor, Spagna, 2005) e Palabras sobre palabras. 13 poetas jóvenes de España (Santiago Inédito, Cile, 2010). È anche autore dei due romanzi El día que fue ayer (Cile, 2006) e La fría piel de agosto (Alfaguara, Cile, 2013). Dirige la rivista de poesia Heterogénea e la Scuola di Scrittori di Zaragoza, in Spagna. Risiede in Spagna dal 2001.

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V

Ser como el grillo
y su canto

Permanecer oculto
en las esquinas
de la casa

y decir tanto
con tan poco.

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VII

Poder tejer
no la araña
sino la red invisible
de los movimientos de su tela

Atrapar
no las moscas y hormigas
en esta imagen
sino su gesto
que se pega al aire
antes de desaparecer.

.

XI

Como el caracol
dejo esta huella sobre la página
y presumo de su fosforescencia
aunque no soy capaz de decir
ni la mitad de los minerales
que mis ojos
estrujan de la luz:

en la ruta del signo que arrastro a mis espaldas
me ciego a mí mismo.

(de NN, 2007)

. (altro…)

Nuova poesia latinoamericana. #13: Frank Báez

NUOVA POESIA LATINOAMERICANA

 Frank Báez

foto frank bàez

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 Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

 

Frank Báez (Repubblica Dominicana, 1978). Poeta e scrittore. Ha pubblicato i libri: Jarrón y otros poemas (2004); Págales tú a los psicoanalistas (2007), con cui ha ottenuto il Premio Internazionale del Racconto Giovane del Mercato Internazionale del libro; Postales (2008), che ha ottenuto il Premio Nazionale di Poesia Salomé Ureña della Repubblica Dominicana; En Rosario no se baila cumbia (2011) e En Granada no duerme nadie (2013). È editore della rivista Global e coeditore della rivista di poesia Ping Pong: www.revistapingpong.org. Insieme a Homero Pumarol ha fondato il gruppo di spoken word El Hombrecito, che ha pubblicato due dischi e un DVD (www.elhombrecito.com). A settembre Jalai Books pubblicherà un’antologia personale della sua poesia tradotta in inglese dal titolo Last night I dreamt I was a DJ. La sua pagina web personale è: www.frankbaez.com

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VARIACIONES ACERCA DE UN POEMA DE AMOR

. 

1

he tratado de escribir un poema de amor
pero los poemas nunca dicen lo que uno quiere decir
o puede que digan exactamente lo que uno quiere decir
y lo que no sabemos es qué es lo que tratamos de decir

.

2

si digo tú me refiero a ti
pero cuando escribo tú
ya no me sigo refiriendo a ti
sino más bien a un tú platónico
que tiene que ver más conmigo
que contigo

.

3

cuando Quevedo no lograba escribir
un poema de amor se exasperaba
y se subía en los campanarios de las iglesias
y le arrojaba piedras a los que iban a misa

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Nuova poesia latinoamericana. #12: Paula Einöder

NUOVA POESIA LATINOAMERICANA

 foto Paula Einöder

Paula Einöder

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

 

Paula Einöder (Uruguay, 1974) è laureata in Lettere (Facoltà di Umanistica e Scienze dell’Educazione, Universidad de la República) e professoressa di inglese. Ha pubblicato i libri di versi La escritura de arcilla (Montevideo, Ediciones Imaginarias, 2002) che ha ottenuto la Menzione Speciale del MEC per la Poesia Inedita nel 2000 e come Opera Edita nel 2003), Árbol experimental (Montevideo, Artefato, 2004) e opacidad (Montevideo, La Propia, 2010). Nel 2004 ha pubblicato: Miranda o el lugar desde donde no se habla (Menzione Speciale del MEC come Saggio Letterario Inedito nel 2000). Selezioni di sue poesie compaiono in varie antologie, come: Breve muestra de poesía contemporánea del Río de la Plata, Selección II (Buenos Aires, Bianchi Editores, 1995); Antología de poetas jóvenes uruguayos (Montevideo, AG Editores, 2002) e El manto de mi virtud. Poesía cubana y uruguaya del siglo XXI (Montevideo, Instituto cubano del libro-Ministerio de Relaciones Exteriores de Uruguay, 2011). È possibile visitare il suo blog al sito: http://poesiapaulatina.blogspot.it/.

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POEMA ROTO

Le quito páginas al río
y cuando digo río
escucho a los pájaros agolparse en los ramajes viscerales
para por fin desmenuzarse en el cielo disuelto
No. Le arranco páginas al río
Quiero decir –intento lo que no se puede
Detener al río no se puede
No se le pueden quitar todas las hojas al río
Detener lo escrito en el agua
Pero le quito las páginas al río
Me defino por eso. Y lo hago
Atravieso una penumbra. Pero el río es una máquina feliz
Existe aparte de mí. No me espera ni se inmuta
y yo escribo sola
No digo –ahogada- pero pienso que el río
escribe versiones que luego desleo
sintiendo mi  problema de enfoque
Igual, las páginas se escriben solas
y yo estoy sola cuando escribo
e intento quitarle páginas al río

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POEMA ROTTO

Tolgo le pagine al fiume
e quando dico fiume
ascolto gli uccelli accalcarsi nei rami viscerali
per sminuzzarsi alla fine nel cielo dissolto
No. Strappo pagine al fiume
Voglio dire ‑provo quello che non si può
Fermare il fiume non si può
Però strappo le pagine al fiume
Mi definisco per questo. E lo faccio
Attraverso una penombra. Ma il fiume è una macchina felice
Esiste indipendentemente da me. Non mi aspetta e non si altera
e io scrivo da sola
Non dico –affogata‑ però penso che il fiume
scrive versioni che poi sleggo
sentendo il mio problema di messa a fuoco
Magari le pagine si scrivono da sole
E io sono sola quando scrivo
E cerco di togliere pagine al fiume

. (altro…)

Nuova poesia latinoamericana. #4: Carlos J. Aldazábal

NUOVA POESIA LATINOAMERICANA 

Carlos J. Aldazábal

Carlos J. Aldazábal

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

 

 

Carlos J. Aldazábal (Argentina, 1974). Ha pubblicato le raccolte poetiche La soberbia del monje (1996), Por qué queremos ser Quevedo (1999), Nadie enduela su voz como plegaria (2003), El caserío (2007), Heredarás la tierra (2007), El banco está cerrado (2010), Hain, el mundo selknam en poesía e historieta (con le illustrazioni di Eleonora Kortsarz, 2012) e Piedra al pecho (2013). Alla sua poesia sono stati conferiti numerosi premi. Aldazábal è stato incluso in diverse antologie e tradotto parzialmente in inglese e in italiano.

 

 

TIGRE

 

Felino sí.
Probablemente puma o simple gato:
la madera tallada no transmite verdades
y a un tigre de madera no se le ven dibujos.

Faltaría un pintor, alguien que con minucia
le decore el hocico, las patas, los costados,
para que la madera forme al tigre,
espejismo de rayas, pura voluntad de artesanía.

Luego sí, vendrá algún domador hecho de plomo:
acercará la silla, y al oído del tigre
escupirá verdades hasta formar la jaula.
Con un poco de alambre cubierto de algodones
construirá un gran aro para que el tigre salte
y el fuego lo consuma, como consume el fuego la madera.

¿Y si el tigre le ruge? ¿y si el tigre no salta?
¿si la silla se rompe y el domador tropieza?
¿y si el fuego perdona los colores del tigre
y se encarga del plomo y lo convierte en río,
y el tigre va y se baña, como hacen los tigres
que no son de madera, y se queda sin jaula?

¿Entonces se sabrán los dibujos del tigre?

¿O será por el agua, su devenir, sus ríos,
que Heráclito hablará de las certezas?

.

TIGRE

Felino sì.
Probabilmente puma o semplice gatto:
il legno intagliato non trasmette verità
e in una tigre di legno non si vedono disegni.

Servirebbe un pittore, qualcuno che con minuzia
gli decori il muso, le zampe, i fianchi,
perché il legno formi una tigre,
miraggio di strisce, pura volontà di artigianato.

Dopo sì, arriverà qualche domatore fatto di piombo:
avvicinerà la sedia, e all’orecchio della tigre
sputerà verità fino a formare una gabbia.
Con un po’ di fil di ferro coperto di cotone
costruirà un grande cerchio perché la tigre salti
e il fuoco la consumi, come il fuoco consuma il legno.

E se la tigre ruggisce? E se la tigre non salta?
se la sedia si rompe e il domatore inciampa?
e se il fuoco perdona i colori della tigre
e si incarica del piombo e lo tramuta in fiume,
e la tigre va e si bagna, come fanno le tigri
che non sono di legno, e rimane senza gabbia?

Allora si sapranno i disegni della tigre?

O sarà attraverso l’acqua, il suo divenire, i suoi fiumi,
che Eraclito parlerà delle certezze?

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Nuova poesia latinoamericana. #3: Xavier Oquendo Troncoso

NUOVA POESIA LATINOAMERICANA

 Xavier Oquendo

Xavier Oquendo Troncoso

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

 

Xavier Oquendo Troncoso (Equador, 1972). Giornalista e Dottore in Lettere. Ha pubblicato: Guionizando poematográficamente (1993); Detrás de la vereda de los autos (1994); Calendariamente poesía (1995); El (An)verso de las esquinas (1996); Después de la caza (1998); La Conquista del Agua (2001); Salvados del naufragio (poesía, 1990-2005, 2005), Esto fuimos en la felicidad (2009), Solos (2011) e Alforja de caza (Messico, 2012), oltre a varie antologie di poesia ecuadoriana e libri di narrativa. È organizzatore dell’Incontro internazionale “Poesía en paralelo cero”. Ha ottenuto diversi premi nazionali come il “Pablo Palacio” per i racconti e il Premio Nazionale di Poesia, nel 1993. È presente in antologie spagnole, nordamericane e ispanoamericane. Il Municipio de Ambato, nel 1999, gli ha concesso l’onorificenza Juan León Mera per la sua opera letteraria e per la sua diffusione. Parte della sua poesia è stata tradotta in italiano, francese, inglese e portoghese.

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SOLOS

Todas las voces

 

)1(

Así, como la costra de la almendra
que encierra el fruto en su corteza firme,
viven los solos,
separados de su historia,
de su tiempo, de sus aguas.

.

)2(

Cerca de la avenida repleta de silencios
viven todas las familias de los solos.
Unas son ciegas. Otras han perdido
el olfato y amaestran un perro
que les sirve de lazarillo.
Las más perdieron la memoria
y están sentadas a la derecha
de su soledad.
Muchas machacaron sus oídos
para no escuchar el motor
de sus recuerdos.
Pocas no disponen
del sentido del gusto,
pero tienen hambre,
y apenas todas tienen miedo
de enfrentarse a su miedo.

.

)3(

Los solos comen la tristeza
y ahuyentan a la gente
con el olor de su potaje.
Están siempre esperando
que los acompañe
esa mísera persona
que los habita,
mientras el tren pasa.

.

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Poesia latinoamericana #10: José Lezama Lima

Poesia latinoamericana
Grandi autori del secolo XX

Il decimo e ultimo appuntamento con la poesia latinoamericana ci riporta a Cuba con José Lezama Lima. Termina così il nostro breve ma ricco viaggio tra le voci e le terre della poesia latinoamericana dello scorso secolo. Rimane però l’attesa che il progetto antologico di Raffaelli Editore, curato da Gianni DarconzaMario Meléndez, si materializzi nelle nostre mani, e continui il dialogo qui avviato. [fm]

José Lezama Lima

JOSÉ LEZAMA LIMA

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

. 

José Lezama Lima (Cuba, 1910 – 1976). Poeta e saggista. È autore di un’opera culterana popolata di enigmi, chiavi, allegorie. La sua estetica è caratterizzata da una tempra erotica che soggiace in ogni verso. Fu contemporaneo di una generazione notevole di autori tra i quali si segnalano Gastón Baquero, Cintio Vitier, Eliseo Diego e Virgilio Piñera. Nel 1966 vide la luce il romanzo Paradiso, considerato il suo capolavoro, nel quale espone in forma rotonda ed estrema un immaginario che si alimenta nel barocco e nel simbolico. Tra i suoi libri di poesia figurano: Muerte de Narciso (1937), Enemigo rumor (1941), La fijeza (1949), Dador (1960), Antología de la poesía cubana (1965), Obras completas (1975) e Fragmentos a su imán (1978), pubblicato postumo.

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AH, QUE TÚ ESCAPES

 

Ah, que tú escapes en el instante
en el que ya habías alcanzado tu definición mejor.
Ah, mi amiga, que tú no quieras creer
las preguntas de esa estrella recién cortada,
que va mojando sus puntas en otra estrella enemiga.

Ah, si pudiera ser cierto que a la hora del baño,
cuando en una misma agua discursiva
se bañan el inmóvil paisaje y los animales más finos:
antílopes, serpientes de pasos breves, de pasos evaporados
parecen entre sueños, sin ansias levantar
los más extensos cabellos y el agua más recordada.
Ah, mi amiga, si en el puro mármol de los adioses
hubieras dejado la estatua que nos podía acompañar,
pues el viento, el viento gracioso,
se extiende como un gato para dejarse definir.

.

AH, CHE TU SCAPPI

Ah, che tu scappi nell’istante
in cui avevi già raggiunto la tua definizione migliore,
Ah, amica mia, che tu non voglia credere
alle domande di quella stella appena tagliata,
che sta bagnando le sue punte su un’altra stella nemica.

Ah, se potessi essere certo che all’ora del bagno,
quando in una stessa acqua discorsiva
si bagnano l’immobile paesaggio e gli animali più fini:
antilopi, serpenti dal passo breve, dal passo evaporato
paiono tra i sogni, senza ansie sollevare
i più estesi capelli e l’acqua più ricordata.
Ah, amica mia, se nel puro marmo degli addii
avessi lasciato la statua che ci poteva accompagnare,
poiché il vento, il vento grazioso,
si estende come un gatto per lasciarsi definire.

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UNA OSCURA PRADERA ME CONVIDA

 

Una oscura pradera me convida,
sus manteles estables y ceñidos,
giran en mí, en mi balcón se aduermen.
Dominan su extensión, su indefinida
cúpula de alabastro se recrea.
Sobre las aguas del espejo,
breve la voz en mitad de cien caminos,
mi memoria prepara su sorpresa:
gamo en el cielo, rocío, llamarada.
Sin sentir que me llaman
penetro en la pradera despacioso,
ufano en nuevo laberinto derretido.

Allí se ven, ilustres restos,
cien cabezas, cornetas, mil funciones
abren su cielo, su girasol callando.
Extraña la sorpresa en este cielo,
donde sin querer vuelven pisadas
y suenan las voces en su centro henchido.
Una oscura pradera va pasando.
Entre los dos, viento o fino papel,
el viento, herido viento de esta muerte
mágica, una y despedida.
Un pájaro y otro ya no tiemblan.

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UN OSCURO PRATO MI INVITA

Un oscuro prato mi invita,
le sue tovaglie stabili e attillate,
girano in me, nel mio balcone s’addormentano.
Dominano la sua estensione, la sua indefinita
cupola di alabastro si ricrea.
Sopra le acque dello specchio,
breve la voce in mezzo a cento cammini,
la mia memoria prepara la sua sorpresa:
daino nel cielo, rugiada, fiammata.
Senza sentire che mi chiamano
penetro nella prato lentamente,
risoluto in nuovo labirinto disciolto.

Lì si vedono, illustri resti,
cento teste, cornette, mille funzioni
aprono il suo cielo, il suo girasole tacendo.
Strana la sorpresa in questo cielo,
dove senza volerlo tornano impronte
e suonano le voci nel loro centro colmato.
Un oscuro prato sta passando.
Tra i due, vento o fine carta,
il vento, ferito vento di questa morte
magica, una e licenziata.
Un uccello e un altro più non tremano.

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UNA BATALLA CHINA

 

Separados por la colina ondulante,
dos ejércitos enmascarados
lanzan interminables aleluyas de combate.
El jefe, en su tienda de campaña,
interpreta las ancestrales furias de su pueblo.
El otro, fijándose en la línea del río,
ve su sombra en otro cuerpo, desconociéndose.
Las músicas creciendo con la sangre
precipitan la marcha hacia la muerte.
Los dos ejércitos, como envueltos por las nubes,
se adormecen borrando los escarceos temporales.
Los dos jefes se han quedado como petrificados.
Después cuentan las sombras que huyeron del cuerpo,
cuentan los cuerpos que huyeron por el río.
Uno de los ejércitos logró mantener
unida su sombra con su cuerpo,
su cuerpo con la fugacidad del río.
El otro fue vencido por un inmenso desierto somnoliento.
Su jefe rinde su espada con orgullo.

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UNA BATTAGLIA CINESE

Separati dalla collina ondulante,
due eserciti mascherati
lanciano interminabili alleluia di combattimento.
Il capo, nella sua tenda di campagna,
interpreta le ancestrali furie del suo popolo.
L’altro, osservando la linea del fiume,
vede la sua ombra in un altro corpo, senza riconoscersi.
Le musiche crescendo con il sangue
precipitano la marcia verso la morte.
I due eserciti, come avvolti dalle nubi,
s’addormentano cancellando le digressioni temporali.
I due capi sono rimasti come pietrificati.
Dopo contano le ombre che sono fuggite dal corpo,
contano i corpi che sono fuggiti lungo il fiume.
Uno dei due eserciti è riuscito a mantenere
unita la sua ombra con il corpo,
il suo corpo con la fugacità del fiume.
L’altro è stato sconfitto da un immenso deserto sonnolento.
Il suo capo consegna la propria spada con orgoglio.