Federica Arnoldi: Roberto Bolaño

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Federica Arnoldi, Roberto Bolaño, Saggistica, Starter, Doppiozero, 2015; ebook €3,00

Eccomi qua, di nuovo Bolaño. Di nuovo un viaggio, di nuovo il tentativo di capire perché io non riesca a smettere di leggerlo. Di nuovo io, io lettore, che rimango incantato perché in un frase (o paragrafo, o pagina), già letta più volte, io, io lettore, riesco a trovare qualcosa di nuovo. Qualche spiegazione in più, o se preferiamo conforto, o se vogliamo, se va bene, emozione nuova, mi arrivano da questo saggio di Federica Arnoldi, da poco uscito in ebook, per Doppiozero. Per provare a parlarne, parto da una frase di Alberto Manguel, che trovo in un libro che amo molto: Al tavolo del cappellaio matto (Archinto, 2008). Lo scrittore argentino inserisce una mappatura del lettore ideale, interessante e divertente, fa un gioco dal quale si impara e col quale ci si può riconoscere. Tra le definizioni che Manguel usa, ne scelgo una: Il lettore ideale non esaurisce mai la geografia di un libro. E qui mi fermo un attimo.

Roberto Bolaño diceva: Leggere è sempre più importante che scrivere. (L’ultima conversazione, Sur, 2012). Mi fermo ancora un momento, prendo queste due frasi di Manguel e Bolaño, le metto vicine ed entro nella mappa di Federica Arnoldi. Se il lettore ideale non esaurisce mai la geografia di un libro, lo scrittore ideale (che nel nostro caso è anche un grande lettore, forse ideale) non esaurisce mai la geografia di un’opera. La sua. Questa associazione mi si piazza in testa mentre leggo il saggio e non mi lascia più fino all’ultima pagina, né credo che mi lascerà più, e perché dovrebbe? Immagino Bolaño, occhialini e zainetto, a passeggio, non più tra il Sudamerica e l’Europa, non più (o non soltanto) nell’opera degli scrittori amati e usati, ma dentro la sua. Arnoldi ci racconta una mappa. La mappa a scomparsa disegnata dallo scrittore cileno. Federica Arnoldi, con formidabile capacità di sintesi, riesce a compiere un breve ma significativo viaggio nell’opera di Roberto Bolaño. In questa mappa raccontata mi pare di individuare due coordinate fondamentali.

Il romanzo che si perde dentro a un altro romanzo

C’è un paradosso nella letteratura di Roberto Bolaño, non vi è mai una sola trama all’interno di un libro, ma ne esiste una sola, un tessuto, a volte visibile e a volte invisibile, che lega insieme tutte le cose che ha scritto. Ogni romanzo finisce ma non si compie. Un episodio può ripetersi, un’immagine può essere rintracciata più volte, un riferimento può essere anticipato, un ricordo può diventare un raccordo, un transito se è un viatico per una scoperta e, allo stesso tempo, un solco verso l’ignoto.

Personaggi che spariscono per ricomparire altrove

Nei romanzi di Bolaño ci sono sempre personaggi che spariscono nel nulla, o che si manifestano con brevi passaggi ancor prima che lo scrittore ne narri la vera storia. Un nulla che s’apre nella nostra fantasia, un nulla che è un non-luogo creato dalla narrazione trappola di Bolaño, dalla sua geografia letteraria. Un mare può diventare il deserto di un altro libro, un personaggio di un racconto sarà reinventato in un romanzo. Altri nomi, altre vite. Eppure la descrizione di un sorriso, lo spazio di una frase, ci riportano da un’altra parte. Il meccanismo a scomparsa e ricomparsa. La porta a scrigno di Roberto Bolaño. Nessuno finisce, ognuno finisce di continuo. La scrittura è movimento, la letteratura si dissolve per ricomporsi più in là. I finali si spostano altrove, non c’è terra, non c’è patria che conti.
Bolaño è per sua stessa definizione un uomo senza patria, e la sua opera è destinata a radicarsi in chi legge e allo stesso tempo non può fermarsi, deve continuare a trasformarsi. Siamo tutti lettori ideali del signore con gli occhialini e zaino, lui ha scritto ciò che si reinventa.
Scrive Federica Arnoldi: «Di nuovo anche sotto forma di estensione dello spazio linguistico, l’idea del movimento come condizione indispensabile per la scrittura, laddove è possibile scorgere la possibilità della scoperta, della conoscenza: non una perdita ma un’esperienza illuminata di quel “[…] vasto territorio inesistente dove la libertà e le metamorfosi costituiscono lo spettacolo di ogni giorno.”»
Un saggio, quindi, molto interessante sia per chi ha già letto Bolaño, sia per chi ha letto solo qualche libro, sia per chi non lo conosce. La mappa è disegnata, la strada non è tracciata, non fino in fondo. Federica Arnoldi ci invita a tentare qualche passo sul sentiero, a stare al gioco.

© Gianni Montieri   su Twitter @giannimontieri

3 comments

  1. “Un vero capolavoro dovrebbe sempre passare inavvertito” diceva Bolaño.
    Chiunque abbia il vizio di scrivere (e soprattutto leggere) deve far tesoro di alcune massime dei maestri.

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