Anteprima. Laura Corraducci, Il Canto di Cecilia e altre poesie

Laura_Corraducci

Laura Corraducci, Il Canto di Cecilia e altre poesie

(in uscita per Raffaelli Editore, 2015)

 

tre centimetri di pelle ti ho cucito
alla vita come fossi una cintura
i punti fissati diritti sulle anche
tre croci sul tuo Golgota di carne
venga il vento
a slegarmi dai tuoi fianchi
venga il fuoco
a bruciarmi dentro un tuono
farfalla sciolta in polvere sul muro
alla morte oggi ruberò le cicatrici

 

sarà la teoria degli angoli convessi
o quella delle rette parallele
o è il pigreco del tuo labbro superiore
a spaccare in un secondo tutti
gli assi portanti del mio mondo?
e sentirsi ancora nuda e rovesciata
come una figura piana
disegnata sempre storta
sulla carta millimetrata
dell’ennesima inutile illusione

 

lui scende sempre dal treno di Busseto
coi pensieri sbagliati dentro gli occhi
da portare in offerta con tremore
a lei finita a vendere bicchieri
in un negozio nuovo sulla piazza
lo vedrà arrivare affondato nella giacca
osserverà i suoi denti diventare oro
nei riflessi colorati dei cristalli
morderà di nuovo il tepore delle mani
in questa Parma sporcata
dalla polvere e dal caldo
nell’estate in cui l’amore
ha il sapore delle muffe e del cartone

 

Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina
(Giovanni 5, 7)

ho soltanto visto l’angelo afferrare
la mano del più forte e trascinare
in fondo al fiume l’immobile potenza
del mio dio
rannicchiato dietro l’angolo del tempio
la sera quando i ciechi dormivano
e sugli stracci versavano la fame
strisciavo solo sulla terra dei dispersi
come l’aria sopra l’acqua di un dolore

trentotto gli anni scivolati dalle gambe
ho inciso i miei giorni sotto i portici
nascondendo nel vuoto delle ossa
l’indifferenza del mio dio
ma un mattino il sole si è levato dalle mani
e ho visto la paglia infuocarsi nell’aurora
non è stato un angelo a passare quella porta
ma un uomo con il volto scheggiato dall’amore

 

VI

la terra da qui è un’isola di sabbia
gioco a tirare bottiglie controvento
la camicia che indosso non ha segni
anche oggi costruisco un arco con la luce
che investa ancora il mondo dal di sopra

 

ci hanno insegnato a fare del tempo
il vero dio a consacrarlo e a bestemmiarlo
sugli altari spogli dei giorni
celebrando i riti spenti degli esclusi
eppure è solo il nome tuo che voglio ricordare
perché insieme alla pioggia venga a ripulirmi
i giorni folli e gli occhi rovesciati
e nell’eco di una voce che lo chiama
possa sorprendermi nel risentirmi uomo

 

la fretta scomposta delle otto
indossata sul volto come il trucco
il pianto tatuato sotto gli occhi
è la fuga dal cronometro del mondo
del mio cuore ancora resto l’ospite

 

abbandonati ora al sonno della sera
zittisci finalmente il pianto di bambina
la libertà è lenzuolo sopra un tetto
si impiglia da solo agli spigoli del cielo
giovinezza di rabbia e di illusione
gliel’hai lasciata tutta sulla strada
l’innocenza del domani e sei rimasta
l’unica a sentire un violino che non c’era

 

VII

una veste rossa inebriante
scegliesti per l’ultima canzone
il concerto finale intonato con il sangue
invocasti le Pleiadi a trapuntarti gli occhi
e apristi i cieli solcando oceani d’acqua viva
varcasti il confine così col passo di una dea
soltanto una cosa dimenticasti di portare
la corona macchiata dei capelli

 

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Laura Corraducci è nata nel 1974 a Pesaro, dove tutt’ora risiede; è insegnante di inglese. Nel 2007 pubblica la sua prima raccolta di poesie, Lux Revova (Ed. Del Leone)Suoi inediti sono apparsi su Punto Almanacco della poesia italiana 2014, edizione Puntoacapo, Gradiva con nota critica di Giancarlo Pontiggia, Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea, Raffaelli editore.
Nel 2012 organizza, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della sua città, la rassegna poetica “Vaghe stelle dell’orsa” dedicata alla poesia contemporanea; nello stesso anno vince il concorso “La donna si racconta”, sezione poesia.
Sue poesie sono state recentemente tradotte in lingua spagnola e inglese.