Carmen Gallo – Paura degli occhi

arcolaio-copertine-pauradegliocchi

Carmen Gallo – Paura degli occhi – L’Arcolaio, 2014 – € 10,00

 

“Come avere paura degli occhi / come sapere che tutte le bocche / professeranno il falso / e per prima la tua / dirà cose che non vuole / vedrà cose che non sa / ma il vero più del falso / resta nelle parole che non riconosco / perché non hanno la tua forma / la calce bianca dei tuoi sensi / deformati per l’occasione / parole annerite, scartavetrate / cercano rifugio tra le mie / ma non trovano / che una pace fatta di spilli / di mura che non tengono / di soldati che non parlano la tua lingua”

Comincia così Paura degli occhi, il primo libro di poesie di Carmen Gallo. Comincia che diversamente non potrebbe essere, comincia con tutte le carte sul tavolo, con le lettere che vanno già a comporre le parole esatte, con soldati che sembrano soldatini, piccoli eserciti dentro casa, sulla punta della lingua, che attaccano e, contemporaneamente, battono in ritirata. C’è stato un prima, un prima di questa poesia e di quelle che seguono, e ci saranno dei dopo, a suo tempo, ora ci sono i come, ci sono le sottrazioni e le conoscenze, le convinzioni che vengono meno. La paura degli occhi è volersi sottrarre alla vista di qualcuno, a ciò che si è visto e a ciò che si potrebbe ancora vedere. È non voler sapere, perché ciò che le bocche diranno sarà altro dalla volontà, sarà distanza, saranno parole non in grado di trovarsi né di spiegarsi.

Quello che viene è la parola fine che non è facile da scrivere, perché dentro ci sono degli ora, almeno una volta la parola ancora. È un libro dell’assenza che è stata forte presenza. Qui i corpi hanno comandato e sono testimoni. Le ossa e la pelle diventano la modulazione di frequenza, la radio da cui quello che è stato, o che ancora è, si fa notizia. Non è ancora lontananza ma è già mancanza. Il movimento è, ormai, consentito in piccoli spazi, le pareti sono troppo vicine, i muri troppo fragili, i soffitti troppo bassi. Nello stesso istante in cui lo sguardo toglie, gli occhi non possono fare a meno di continuare a guardare, a ricordare. Gli occhi sono memoria e c’è un tempo, pare dirci Carmen Gallo, che per la memoria è troppo presto, perché il presente recente abita tutte le stanze, i sorrisi sono stati appena pronunciati, così come il dolore, che è annunciato ancor prima di essere accaduto, quel che è certo è che dolore sarà. Sarà, poi, liberazione.

“Per quanti passi / segue il carro / il peso di chi resta / tornare a capo spesso / a ridisegnare col gesso la strada”

E ancora:

“Lo stretto e il necessario / attraversa lo spazio / tra il buio e il suo contrario / l’insonnia gira intorno agli occhi / e si respira il sale / delle ferite da cicatrizzare / inclinare il piano del sacrificio / e in silenzio chiedere aiuto / nel varco delle braccia / nel vuoto delle braccia / farsi mare, e cancellare l’acqua”

Ogni cosa è negata nel suo accadimento, ogni avvenimento ha un suo immediato contrario. Bisogna essere mare per cancellare l’acqua, diventare occhi per sottrarsi alla vista. Non ci sono punti alla fine delle poesie, perché se l’andare a capo è indispensabile alla misura dei versi di Gallo, quella che viene raccontata è una storia, e il punto si mette soltanto alla fine, quando il finale si sarà trovato. Questi testi colpiscono per una sfuggente chiarezza, per la capacità di rendere parole destinate, normalmente, ad altro, funzionali al racconto. Un raro esempio di come qualcosa che avviene dentro l’ordine dei giorni possa diventare straordinario nel gioco che il poeta fa. Siamo noi chiamati a testimoniare, noi che leggiamo a non poterci sottrarre, diventiamo parte di quello sguardo, pronti a cancellare l’acqua e a trovare il ritaglio di luce a noi destinato. Seguendo il ritmo, la musicalità di queste poesie, concorderemo, arrivati in fondo, che la paura degli occhi passa quando le cadute saranno terminate, i nomi saranno spariti con le ansie. I danni potranno essere riparati, cominciando con l’aprire una finestra, col guardarli in faccia.

“Come svegliarsi nella luce estrema”

“Come svegliarsi nella luce intera”

© Gianni Montieri

5 comments

  1. Caro Gianni, questo tuo articolo critico vola nella più limpida espressività. Ti ringrazio tanto per aver scritto queste parole acute e convincenti. Il libro di Carmen, permettimi di dirlo, è un libro importante che lascia una traccia. Tuo Gianfranco.

    "Mi piace"

    1. Ne farò un post su arcolaio ning. Rilancerò il tutto sulla pagina FB arcolaio e lo copierò anche sulla “zona recensioni” del sito ufficiale Arcolaio.

      "Mi piace"

  2. Grazie Gianni. Una recensione magnifica per una voce Grande come quella di Carmen Gallo. Concordo con Gianfranco.

    "Mi piace"

I commenti sono chiusi.