Poesia latinoamericana #4: Blanca Varela

Poesia latinoamericana
Grandi autori del secolo XX

Il quarto appuntamento con la poesia latinoamericana è dedicato a Blanca Varela, poeta peruviana. Continua con lei la serie di finestre che si aprono sulla poesia latinoamericana dello scorso secolo, e che anticipano il prossimo progetto antologico di Raffaelli Editore, curato da Gianni DarconzaMario Meléndezun’antologia di voci poco note, le più, ai lettori italiani. Una buona occasione per colmare un vuoto e aprire un dialogo. [fm]

 Blanca Varela

BLANCA VARELA

 Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

 

 

Blanca Varela (Perù, 1926 – 2009). È una delle voci più significative della poesia peruviana del Novecento. Studiò Lettere e Educazione presso l’Università di San Marcos a Lima. Nel 1949 si trasferisce a Parigi dove conosce Octavio Paz, destinato a diventare una figura decisiva nel suo sviluppo letterario. Successivamente visse a Firenze e a Washington. Tra le sue opere più rilevanti figurano: Ese puerto existe (1959), Luz de día (1963), Valses y otras confesiones (1971), Canto villano (prima raccolta della sua poesia, 1978), Como Dios en la nada (Antologia 1949 – 1998). Per la sua opera ottenne importanti riconoscimenti tra i quali vale la pena menzionare il Premio Octavio Paz per la Poesia e la Saggistica (2001), il Premio Ciudad de Granada (2006) e i premi García Lorca e Reina Sofía per la poesia ispanoamericana (2007).

 

 

DAMA DE BLANCO

el poema es mi cuerpo
esto la poesía
la carne fatigada
el sueño el sol
atravesando desiertos
los extremos del alma se tocan
y te recuerdo Dickinson
precioso suave fantasma
errando tiempo y distancia
en la boca del otro habitas
caes al aire eres el aire
que golpea con invisible sal
mi frente
los extremos del alma se tocan
se cierran se oye girar la tierra
ese ruido sin luz
arena ciega golpeándonos
así será ojos que fueron boca
que decía manos que se abren
y se cierran vacías
distante en tu ventana
ves al viento pasar
te ves pasar el rostro en llamas
póstuma estrella de verano
y caes hecha pájaro
hecha nieve en la fuente
en la tierra en el olvido
y vuelves con falso nombre de mujer
con tu ropa de invierno
con tu blanca ropa de
invierno
enlutado

.

DAMA IN BIANCO

il poema è il mio corpo
questo la poesia
la carne affaticata
il sogno il sole
che attraversa deserti
gli estremi dell’anima si toccano
e ti ricordo Dickinson
prezioso soave fantasma
errando tempo e distanza
nella bocca dell’altro dimori
cadi in aria sei l’aria
che colpisce con invisibile sale
la mia fronte
gli estremi dell’anima si toccano
si chiudono si sente girare la terra
quel rumore senza luce
sabbia cieca che ci colpisce
così sarà occhi che furono bocca
che diceva mani che si aprono
e si richiudono vuote
lontano alla tua finestra
vedi il vento passare
ti vedi passare il volto in fiamme
postuma stella dell’estate
e cadi fatta uccello
fatta neve alla fonte
nella terra dell’oblio
e torni con falso nome di donna
con i tuoi abiti d’inverno
con i tuoi bianchi abiti di
inverno
di lutto

.

.

SECRETO DE FAMILIA

soñé con un perro
con un perro desollado
cantaba su cuerpo su cuerpo rojo silbaba
pregunté al otro
al que apaga la luz al carnicero
qué ha sucedido
por qué estamos a oscuras

es un sueño estás sola
no hay otro
la luz no existe
tú eres el perro tú eres la flor que ladra
afila dulcemente tu lengua
tu dulce negra lengua de cuatro patas

la piel del hombre se quema con el sueño
arde desaparece la piel humana
sólo la roja pulpa del can es limpia
la verdadera luz habita su legaña
tú eres el perro
tú eres el desollado can de cada noche
sueña contigo misma y basta

.

SEGRETO DI FAMIGLIA

ho sognato un cane
un cane scuoiato
cantava il suo corpo il suo corpo rosso fischiava
chiesi all’altro
a quello che spegne la luce al macellaio
cos’è successo
perché stiamo al buio

è un sogno sei sola
non c’è nessuno
la luce non esiste
tu sei il cane tu sei il fiore che latra
affila dolcemente la tua lingua
la tua dolce lingua nera di quattro zampe

la pelle dell’uomo si brucia con il sogno
arde sparisce la pelle umana
solo la rossa polpa del cane è pulita
la vera luce abita la sua cispa
tu sei il cane
tu sei il cane scuoiato di ogni notte
sogna te stessa e basta

.

.

ESCENA FINAL

he dejado la puerta entreabierta
soy un animal que no se resigna a morir

la eternidad es la oscura bisagra que cede
un pequeño ruido en la noche de la carne

soy la isla que avanza sostenida por la muerte
o una ciudad ferozmente cercada por la vida

o tal vez no soy nada
sólo el insomnio y la brillante indiferencia de los astros

desierto destino
inexorable el sol de los vivos se levanta
reconozco esa puerta
no hay otra

hielo primaveral
y una espina de sangre
en el ojo de la rosa.

.

SCENA FINALE

ho la lasciato la porta socchiusa
sono un animale che non si rassegna a morire

l’eternità è l’oscura cerniera che cede
un piccolo rumore nella notte della carne

sono l’isola che avanza sostenuta dalla morte
o una città ferocemente accerchiata dalla vita

o forse non sono nulla
solo l’insonnio e la brillante indifferenza degli astri

deserto destino
inesorabile il sole dei vivi si alza
riconosco quella porta
non ce n’è un’altra

gelo primaverile
e una spina di sangue
nell’occhio della rosa

__________

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Un commento su “Poesia latinoamericana #4: Blanca Varela

  1. Non conoscevo questa poetessa peruviana che ho così avuto modo di leggere e apprezzare. Mi è piaciuta molto in particolare l’ultima poesia, davero densa di immagini. Interessante questo progetto antologico.
    Un saluto al poeta Mario Melendez.

    Monica Martinelli

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