Poesia latinoamericana #2: Alejandra Pizarnik

Poesia latinoamericana
Grandi autori del secolo XX

Prosegue con i versi di Alejandra Pizarnik la serie di finestre che si aprono sulla poesia latinoamericana dello scroso secolo, e che anticipano il prossimo progetto antologico di Raffaelli Editore, curato da Gianni DarconzaMario Meléndezun’antologia di voci poco note, le più, ai lettori italiani. Una buona occasione per colmare un vuoto e aprire un dialogo. [fm]

 Alejandra Pizarnik

ALEJANDRA PIZARNIK

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

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Alejandra Pizarnik (Argentina, 1936 ‑ 1972). Considerata una delle maggiori poetesse dell’America Latina, la sua influenza è stata enorme per le nuove generazioni di scrittori. Il crescente interesse risvegliato da questa poetessa è sottolineato dagli innumerevoli studi e saggi dedicati alla sua opera. Nel 1960 viaggia a Parigi dove entra in contatto con grandi intellettuali dell’epoca, come Sartre, Simone de Beauvoir e Marguerite Duras, oltre che con scrittori del calibro di Octavio Paz e Julio Cortázar. Tra i suoi libri si ricordano: La tierra más ajena (1955), La última inocencia (1956), Las aventuras perdidas (1958), Árbol de Diana (1962), Los trabajos y las noches (1965), Extracción de la piedra de la locura (1968) e El infierno musical (1971). Muore suicida il 25 settembre del 1972, a causa di una overdose di seconal. Nel 2000 la casa editrice Lumen pubblica la sua Poesía completa, e nel 2002 appare, sempre ad opera della stessa casa editrice, la sua Prosa completa.

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ÁRBOL DE DIANA

14

El poema que no digo,
el que no merezco.
Miedo de ser dos
camino del espejo:
alguien en mí dormido
me come y me bebe.

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16

Has construido tu casa,
has emplumado tus pájaros,
has golpeado al viento
con tus propios huesos.
Has terminado sola
lo que nadie comenzó.

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ALBERO DI DIANA

 14

Il poema che non dico,
quello che non merito.
Paura di essere due
cammino dallo specchio:
qualcuno in me assopito
mi mangia e mi beve.

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16

Hai costruito la tua casa
hai impiumato i tuoi uccelli
hai colpito il vento
con le tue stesse ossa.
Hai concluso da sola
quello che nessuno cominciò.

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***

LA JAULA

Afuera hay sol.
No es más que un sol
pero los hombres lo miran
y después cantan.
Yo no sé del sol.
Yo sé de la melodía del ángel
y el sermón caliente del último viento.
Sé gritar hasta el alba
cuando la muerte se posa desnuda
en mi sombra.
Yo lloro debajo de mi nombre.
Yo agito pañuelos en la noche
y barcos sedientos de realidad
bailan conmigo.
Yo oculto clavos
para escarnecer a mis sueños enfermos.
Afuera hay sol.
Yo me visto de cenizas.

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LA GABBIA

Fuori c’è il sole.
Non è altro che un sole
però gli uomini lo guardano
e poi cantano.
Io non so del sole.
Io so della melodia dell’angelo
e il sermone caldo dell’ultimo vento.
So gridare fino all’alba
quando la morte si posa nuda
nella mia ombra.
Io piango sotto il mio nome.
Io agito fazzoletti nella notte
e navi assetate di realtà
ballano con me.
Io nascondo chiodi
per schernire i miei sogni malati.
Fuori c’è il sole.
Io mi vesto di cenere.

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***

LINTERNA SORDA

Los ausentes soplan y la noche es densa. La noche
tiene el color de los párpados del muerto.
Toda la noche hago la noche. Toda la noche escribo.
Palabra por palabra yo escribo la noche.

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LANTERNA SORDA

Gli assenti soffiano e la notte è densa. La notte
ha il colore delle palpebre del morto.
Tutta la notte faccio notte. Tutta la notte scrivo.
Parola per parola io scrivo la notte.

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***

FIESTA

He desplegado mi orfandad
sobre la mesa, como un mapa.
Dibujé el itinerario
hacia mi lugar al viento.
Los que llegan no me encuentran.
Los que espero no existen.
Y he bebido licores furiosos
para transmutar los rostros
en un ángel, en vasos vacíos.

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FESTA

Ho spiegato la mia orfanezza
sopra il tavolo, come una mappa.
Disegnai l’itinerario
verso il mio luogo al vento.
Quelli che arrivano non mi trovano.
Quelli che aspetto non esistono.
E ho bevuto liquori furiosi
per trasmutare i volti
in un angelo, in bicchieri vuoti.

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***

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MENDIGA VOZ

Y aún me atrevo a amar
el sonido de la luz en una hora muerta,
el color del tiempo en un muro abandonado.
En mi mirada lo he perdido todo.
Es tan lejos pedir. Tan cerca saber que no hay.

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MENDICA VOCE

E ancora ho il coraggio di amare
il suono della luce in un’ora morta,
il colore del tempo in un muro abbandonato.
Nel mio sguardo ho perduto tutto.
È così lontano chiedere. Così vicino sapere che non c’è.

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Poesia latinoamericana #1: Nicanor Parra

3 comments

  1. Le sue “nughette” musicali sono una perenne ode alla natura e in ciò si inseriscono nella tradizione del maestro spagnolo Jimenez. Onore ai sudamericani che non si vergognano di inserire un elemento fiabesco, incantato per parlare anche della realtà umana. Ottima iniziativa.

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  2. La cifra della Pizarnik è il surrealismo figurale che si apre al fiabesco: un mondo prima delle cose e prima del dire, popolato di esseri fantastici, natura vivente, figure fantasmatiche che si stagliano dietro il “bosco”, matrice e riverbero di tutto quanto attrae e spaventa.
    Ma la vera novità è l’indicibilità di fronte a questa esperienza (anzi, direi “innocenza”), lo scacco della parola che riporta a esperienze europee coeve.

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