Ian McEwan – La ballata di Adam Henry

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Ian McEwan – La ballata di Adam Henry – Einaudi, 2014 – € 17,00 – traduzione di Susanna Basso

Incontrare nuovamente la scrittura di Ian McEwan è confortante. Si naviga, sempre, in acque sicure, che non significa trovare sempre lo stesso romanzo, anzi, vuol dire – invece – riconoscere certi meccanismi, punti cardine di qualunque storia lo scrittore inglese decida di raccontare. La precisione, la lucidità con cui affronta il tema scelto, la narrazione che viaggia su più piani, più inquadrature. C’è una scena, ma i pensieri, i dialoghi o i silenzi, di quella scena rimandano a un’altra situazione avvenuta nel passato o che il lettore incrocerà nel capitolo successivo. Così tesse le sue trame McEwan. La preparazione documentale è cruciale nei suoi i libri e in questo ancora di più. Ne La ballata di Adam Henry c’entrano la giurisprudenza, la medicina, la religione, non si può improvvisare. McEwan non improvvisa: ecco il conforto. Non urla, nemmeno quando i suoi personaggi lo fanno. Non scrive mai una frase seguendo una scorciatoia, la costruisce minuziosamente, non la accorcia per semplificare, non allunga più del necessario. Il punto, questa è la sensazione, è sempre dove dovrebbe essere.

La ballata di Adam Henry è la storia di più scelte, di una rinuncia, di una forza trovata e, poi, usata per perdersi. È la storia di una vita che cade a pezzi mentre un’altra rischia di finire. Infine è la storia di una vittoria o di una sconfitta? Ecco la domanda alla quale non è molto facile rispondere, McEwan non lo farà, ogni lettore dovrà provarci da sé.

Fiona è un giudice che si occupa di Diritto di famiglia, è prossima ai sessant’anni. È sposata con Jack, si occupa spesso di casi molto complicati. Scegliere tra giusto o sbagliato, tra vita o morte, è per lei una missione che richiede buon senso e coraggio, sempre nel rispetto della legge, con la certezza e la bellezza di saperla interpretare. Una sera, mentre sta correggendo una sentenza per l’indomani mattina, scopre che il suo matrimonio è in crisi, che Jack desidera altro; negli stessi istanti riceve la telefonata di un suo collaboratore. Adam, un ragazzo di 17 anni, è gravemente malato di leucemia, è Testimone di Geova e ha bisogno di una trasfusione di sangue. I genitori, fedeli al proprio credo, rifiutano l’autorizzazione all’ospedale. Il ragazzo non è ancora maggiorenne e, per la legge, non può decidere, ma si è rivelato molto intelligente e lucido, pronto a morire pur di non venire meno ai dettami del suo credo religioso. Questi i margini strettissimi di tempo e di diritto entro i quali Fiona dovrà muoversi. La sua vita viene scossa alle fondamenta e il suo ruolo pubblico l’attende, anzi, rappresenta l’ancora a cui aggrapparsi. La legge è chiara: Adam non è maggiorenne, sarà Fiona a dover prendere una decisione, ma di cosa dovrà tenere conto? Adam entro mesi compirà diciotto anni e, soprattutto, pare essere convintissimo della propria scelta e fede. Ma quale mondo conosce il ragazzo? Quali scelte gli sono state precluse per mancata conoscenza?

McEwan lavora su quattro piani: quello psicologico (la psicologia dei personaggi è sempre stata fondamentale per questo autore), quello della religione, qual è il filo che separa la fede dall’irragionevolezza? Sul piano della comunità. La comunità è rassicurante, lo è quella dei Testimoni di Geova per Adam, lo è quella dei tribunali, degli amici e degli affetti per Fiona. Il quarto aspetto: il sapersi riconoscere. C’è qualcosa che lega il giudice e il ragazzo, che a che fare con l’arte e l’arte – quasi sempre – è speranza, qualche volta è illusione.

Il tema della religione è centrale, ma non è l’unico del romanzo. Per Ian McEwan, come sempre, il centro sono le persone, sono quelle a fare la differenza, nel bene e nel male.

© Gianni Montieri

twitter: @giannimontieri

4 comments

  1. Ottima analisi! Ho letto il libro tutto di un fiato in meno di tre giorni, com’è d’obbligo per la veloce ma allo stesso tempo riflessiva scrittura di McEwan, e condivido appieno tali sensazioni qui esposte. Da riconoscere grande merito anche a Susanna Basso, che grazie alla sua traduzione riesce a far entrare il lettore nella mente di Fiona, proprio secondo le intenzioni dell’autore.

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