Traducendo Baudelaire #1

Da un semplice “esercizio”, le prove di traduzione per l’esame di letteratura francese del corso di laurea magistrale in traduzione (Università di Pisa) si sono trasformate in proposte stimolanti. Il corso dell’anno accademico 2013/14 era incentrato sullo studio della poetica della prima grande raccolta lirica francese “moderna”, Les Fleurs du Mal di Baudelaire. Durante il corso, è stato dato particolare risalto all’analisi e al confronto dei testi francesi con le più importanti traduzioni italiane. Gli allievi hanno subito a tal punto la fascinazione della scrittura baudeleriana da volersi cimentare a loro volta nella traduzione. Si tratta quindi di testi che sono nati in un contesto, per così dire, “scolastico” – non pensati in vista di una qualche forma di pubblicazione – e che mostrano, per certi versi, anche le ingenuità dell’esordiente. Ma nell’insieme testimoniano grande sensibilità e rispetto del testo di partenza, sempre con lo sguardo rivolto all’ipotetico lettore. (Helène de Jacquelot, Barbara Sommovigo)

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The Denial of St Peter

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Le reniement de Saint Pierre

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Qu’est-ce que Dieu fait donc de ce flot d’anathèmes
Qui monte tous les jours vers ses chers Séraphins?
Comme un tyran gorgé de viande et de vins,
Il s’endort au doux bruit de nos affreux blasphèmes.

Les sanglots des martyrs et des suppliciés
Sont une symphonie enivrante sans doute,
Puisque, malgré le sang que leur volupté coûte,
Les cieux ne s’en sont point encore rassasiés!

– Ah! Jésus, souviens-toi du Jardin des Olives!
Dans ta simplicité tu priais à genoux
Celui qui dans son ciel riait au bruit des clous
Que d’ignobles bourreaux plantaient dans tes chairs vives,

Lorsque tu vis cracher sur ta divinité
La crapule du corps de garde et des cuisines,
Et lorsque tu sentis s’enfoncer les épines
Dans ton crâne où vivait l’immense Humanité;

Quand de ton corps brisé la pesanteur horrible
Allongeait tes deux bras distendus, que ton sang
Et ta sueur coulaient de ton front pâlissant,
Quand tu fus devant tous posé comme une cible,

Rêvais-tu de ces jours si brillants et si beaux
Où tu vins pour remplir l’éternelle promesse,
Où tu foulais, monté sur une douce ânesse,
Des chemins tout jonchés de fleurs et de rameaux,

Où, le cœur tout gonflé d’espoir et de vaillance,
Tu fouettais tous ces vils marchands à tour de bras,
Où tu fus maître enfin? Le remords n’a-t-il pas
Pénétré dans ton flanc plus avant que la lance?

– Certes, je sortirai, quant à moi, satisfait
D’un monde où l’action n’est pas la sœur du rêve;
Puissé-je user du glaive et périr par le glaive!
Saint Pierre a renié Jésus… il a bien fait!

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Il rinnegamento di San Pietro (trad. di Francesca Fabbri)

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Che cosa fa dunque Dio di questo fiotto d’anatemi
Che sale ogni giorno verso i suoi cari Serafini?
Come un tiranno rimpinzato di arrosti e di vini,
Si addormenta al dolce brusio delle nostre terribili bestemmie.

I singhiozzi dei martiri e dei torturati
Sono certo un’inebriante sinfonia,
Perché malgrado il sangue che la loro voluttà costa,
I cieli non ne sono ancora affatto sazi!

– Ah! Gesù, ricordati dell’Orto degli Ulivi,
Nella tua semplicità, tu pregavi in ginocchio
Lui che nel suo cielo rideva al rumore dei chiodi
Che ignobili carnefici ti piantavano nelle carni vive,

Quando hai visto sputare sulla tua divinità
I mascalzoni del corpo di guardia e di cucine,
E quando hai sentito conficcare le spine
Nel tuo cranio in cui viveva l’immensa Umanità;

Quando dal tuo corpo spezzato la pesantezza orribile
Ti allungava le braccia distese, che il sangue
E il sudore colavano dalla tua pallida fronte,
Quando sei stato posto davanti a tutti come un bersaglio,

Pensavi a quei giorni così belli e lucenti
Quando sei venuto per compiere la promessa eterna,
Quando percorrevi, in groppa a un’asina mite,
Sentieri cosparsi di fiori e ramoscelli,

Quando, il cuore gonfio di speranza e di valore,
Frustavi con vigore tutti i vili mercanti,
Quando poi sei diventato maestro? Il rimorso non ti è
Penetrato nel fianco più a fondo della lancia?

– Certo, quanto a me, me ne andrò soddisfatto
Da un mondo in cui l’azione non è sorella del sogno;
Che possa ferir di spada e di spada perire!
San Pietro ha rinnegato Gesù… e ha fatto bene!

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Come spesso accade in Baudelaire, immagini e valori cristiani si ritrovano a essere provocatoriamente rovesciati: un Dio crapulone e cinico assiste con gusto all’agonia del figlio, e perfino ride al rumore dei chiodi che ne fanno tutt’uno con la croce. Di Gesù viene raccontato il calvario con empatia prossima all’identificazione, perché vittima come il poeta di un mondo in cui “l’azione non è sorella del sogno”. Il credito finale dato a San Pietro è dunque amaramente ironico. Francesca Fabbri sceglie una traduzione molto vicina all’originale, e rinuncia quasi sempre alla difficile resa delle rime per una sintassi più naturale, capace di mantenere anche in italiano l’evidenza drammatica delle immagini. Al primo verso, il termine “flot”, “fiotto”, anticipa il sangue che sarà versato, e Francesca intelligentemente lo mantiene. Sempre nella prima strofa, la traduzione “dolce brusio delle nostre terribili bestemmie” – alla lettera, “dolce rumore” o, appunto, “brusio” – rafforza l’ossimoro del poeta. Nel finale, l’espressione biblica diventata proverbiale (“chi di spada ferisce di spada perisce”) risulta ancora più riconoscibile che nell’originale (in francese si oscilla tra diversi verbi, “qui du glaive se sert/ qui use du glaive/ qui prend le glaive/ qui vit par le glaive”), aumentando l’effetto di ironia amara di cui ho detto. (A.A.)

3 comments

  1. Leggo con curiosità e con profitto questa prima tappa di un itinerario che si annuncia davvero interessante. Ringrazio Andrea Accardi anche per la sua nota puntuale relativa alle caratteristiche della traduzione qui proposta.

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