Le cronache della Leda #31: La Luisa, la Wanda e Fiorella Mannoia

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Le cronache della Leda #31: La Luisa, la Wanda e Fiorella Mannoia

L’avvocato mi ha detto: «Guarda che la so anch’io una storia della Luisa. Della Luisa e della Wanda.» Intanto fuori stava diventando buio, i corti pomeriggi di novembre, così sono, così sono sempre stati, così sempre saranno. L’ho guardato e gli ho detto: «Raccontamela, avvocato.»

La Luisa e la Wanda una volta sono venute da me, ma mica per caso, hanno preso appuntamento proprio come se avessero bisogno di una consulenza legale, e a pensarci bene, un po’ era così. Parlò la Wanda per prima. «Senti avvocato, non ti vogliamo far perdere tempo, io e la Luisa abbiamo scritto una canzone. Musica e parole. Cioè le parole le abbiamo scritte su un foglietto, poi le abbiamo cantate. La Luisa ha inventato un motivo. Quindi la musica c’è  ma non c’è, servirebbe qualcuno che la scriva. Ma di questo parliamo dopo. Quello che vogliamo chiederti, avvocato, è che tu ci dia una mano, con i diritti, con quelli come si chiamano? Ah, sì: la Siae.» Le guardavo tra lo stupito e il divertito ma non riuscivo a parlare. La Wanda proseguì: «Perché vedi, secondo noi la canzone è proprio bella, ha un bel testo, poi te lo facciamo leggere. Il ritornello è orecchiabile, ma andrà ripetuto una volta sola, su questo siamo intransigenti, non vogliamo robe alla Paola e Chiara. Questa non deve essere una canzone di una sola estate. Non lo è, non lo sarà. Appena troviamo un musicista che la musichi, registriamo e la mandiamo a Sanremo. Cosa ridi, avvocato? A Sanremo sì.» Le ho detto che non stavo ridendo e che sarei stato felice di leggere il testo e lì ha cominciato a parlare la Luisa.

«Non so mica bene avvocato, sai. Non è facile far leggere un testo così su due piedi. Non fraintendermi, noi di te ci fidiamo, ma il testo ha bisogno ancora di qualche limatura, e potrai leggerlo solo se ci garantisci che non ne farai parola con nessuno. Soprattutto non parlarne alla Leda e all’Adriana, quelle due con la loro saggezza ci darebbero delle matte e ci tarperebbero le ali all’istante. Questo è un punto fondamentale, avvocato. Devi mantenere il segreto fino al deposito della canzone e anche dopo, fino all’invio a Sanremo. Pensa la faccia della Leda, è vero che non le piace più il Festival, ma noi la costringeremmo a guardarlo, e a quel punto si commuoverebbe e applaudirebbe, senza fare il muso da intellettuale come fa di solito.»

«Se accetto potrete contare sul mio riserbo, senza alcun dubbio. Scusate, ma prima di accettare voglio leggere il testo e poi ho una domanda: Ma chi la canterebbe?»

E La Wanda: «Pensavamo alla Mannoia, in prima battuta, ha un timbro che si presta alla melodia che abbiamo in mente, certo Mina sarebbe stata un’altra cosa, lei sa cantare tutto. Ma ci piace la Mannoia, con tutti quei capelli rossi, un bel sorriso, l’impegno sociale, il portamento sul palco. Se non vinciamo, con la Mannoia, almeno il premio della critica è garantito. Ti ci devi aiutare avvocato, va bene ti faremo leggere un pezzo del testo, ci aiuti avvocato?»

E allora lì ho detto che le avrei aiutate, ho raccontato loro un complicatissimo meccanismo riguardante la Siae (oddio, mica troppo lontano dalla verità), cavilli giuridici, verifiche sull’autenticità di musica e parole, tasse da pagare. E poi tutta la storia del musicista, che mica ne occorreva uno solo, e poi gli arrangiamenti, e la registrazione, e il cd singolo da fare, e quindi il produttore, e contattare la Mannoia, il suo agente, i suoi avvocati. Quando ho finito si sono alzate e mi hanno detto che si sarebbero fatte sentire e che avrebbero portato il testo. Uscendo la Luisa mi ha detto: «Avvocato, ma se ci premiano possiamo andare a Sanremo? Sul palco?» Son uscite senza aspettare la mia risposta.

«E come è andata a finire?» Ho chiesto all’avvocato.

«Non hanno mai più parlato dell’argomento.»

«Quando è successo?»

«Sarà stato sei, sette anni fa.»

«Che matte.»

«Già.»

Leda