Le cronache della Leda #25 – La Wanda, i tortelli e “Ogni terzo pensiero”

parigi 2010 - foto gm

parigi 2010 – foto gm

L’Italia è rimasta insopportabile così come l’avevo lasciata, la Wanda no, la Wanda è ancora più adorabile. Stamattina mi ha telefonato per invitarmi a pranzo: «Devo raccontarti delle cose», ha detto con fare cospiratorio. Sono arrivata a casa sua all’una, ha preparato i tortelli, che meraviglia. C’è tutto un discorso che lega la Wanda al cibo. Ci sono piatti da conversazione e piatti da silenzio, piatti da pettegolezzo e da raccoglimento, portate da televisore acceso e da televisore spento. I tortelli, se non ricordo male, sono da confessione. Mi fa sedere e dice che prima deve darmi una cosa, dice che è il suo bentornata. Mi mette davanti un pacchetto e mi chiede di aprirlo, tolgo –strappo – la carta, dalla gioia e dalla sorpresa quasi scoppio a piangere, sono i due nuovi volumi che Einaudi ha pubblicato con tutte le poesie di Giovanni Raboni. Salto in piedi e la stringo forte, e la ringrazio, e l’abbraccio di nuovo, e grido anche, sembro una ragazzina. Quanto è bello quando le persone ti conoscono.

La Wanda dice di mettermi a sedere, che va a preparare i piatti con i tortelli e io le dico: «Aspetta, te ne voglio leggere una.». Si è accomodata e io le ho letto questa.

“So la strada e la neve, so in che casa
abitata da sempre troveranno
un riparo luminoso nell’anno
del gran freddo le miti ossa, l’invasa

d’oscura dolcezza anima. Si fanno
scorte, di schegge per la stufa è rasa
la cantina, di sopra si travasa
farina gialla e riso. Senza affanno

si cerca sulle onde corte la voce
antidiluviana che rassicura
gracchiando, sì, è finita la paura,

interrotta causa neve l’atroce
partita, l’interminabile, stanca
corsa del tempo. Più nessuno manca.”

La Wanda si è tirata su e si è voltata mentre mi ringraziava, ma io ho visto che si è commossa, andando verso la pentola mi ha detto: «Sì, più nessuno manca.»

Abbiamo cominciato a mangiare, tra noi un bellissimo silenzio, qualcosa che nessuno ha avuto voglia di interrompere. La poesia ci ha condotte da un’altra parte, e quella parte era vicinanza e ricordo comune, un altro tempo dove tutti stavamo insieme.

Dopo un po’ l’ho guardata le ho detto: «Wanda, sono curiosa, cosa volevi raccontarmi?» Mi ha guardata, stringendo gli occhi, con quell’aria da talpa che ogni tanto le viene e mi ha risposto: «Te lo dico domani, te lo dico un’altra volta, oggi abbiamo già parlato.»

Leda.

***

Nota: La poesia qui citata è tratta da Ogni terzo pensiero di Giovanni Raboni, ora in Tutte le poesie, Einaudi, 2014

5 comments

  1. Sì, non serve dire dopo aver parlato. E’ bastante, appagante.
    Grazie, mi ci ritrovo perfettamente.
    c.

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