Sicut beneficum Lethe? #7: Luce d’Eramo

Sicut beneficum Lethe? #7: Luce d’Eramo

Con un verso di Baudelaire (il verso iniziale della terza strofa di Franciscae meae laudes, dalla sezione Spleen et idéalLes fleurs du mal) seguito dal punto interrogativo si apre una rubrica dedicata ad autori e autrici dimenticati troppo presto, o semplicemente – e altrettanto inspiegabilmente – ignorati.

 

Nucleo_Zero

La settima tappa di questa rubrica coincide con un compleanno. Oggi, 17 giugno 2014, Luce d’Eramo, all’anagrafe Lucette Mangione,  avrebbe compiuto 89 anni. Era nata a Reims il 17 giugno 1925. La conobbi a Roma, al Goethe-Institut di via Savoia, in occasione della giornata d’inaugurazione della mostra “Was im Gedächtnis bleibt”: “Ciò che resta nella memoria”; era una mostra che raccoglieva testimonianze di donne e uomini che avevano trascorso la loro giovinezza tra il 1933 e il 1949, che avevano militato nelle organizzazioni giovanili di regime o che contro il regime avevano combattuto. A insegnanti e studenti, insieme a un’altra ‘testimone del tempo’, Barbara König, Luce d’Eramo raccontò della sua vicenda, che aveva narrato nel romanzo Deviazione. Lo fece con la chiarezza e la verità di chi ha sempre voluto verificare personalmente, mettendosi continuamente in gioco, con la consapevolezza del rischio e la determinazione che la spingeva fuori da cerchie e da versioni di comodo. Di quel giorno conservo ogni ricordo, dal volto mobile e dagli occhi dallo sguardo acuto e vivace di colei che ci raccontava di sé, che da giovane fascista aveva voluto recarsi nel 1944 come volontaria nei campi di lavoro tedeschi, alla gonna lunga che copriva le gambe paralizzate sin dal 27 febbraio 1945, allorché un muro rovinatole addosso durante un bombardamento a Magonza (uno dei luoghi della Germania delle macerie dove si era trovata dopo essere fuggita dal lager di Dachau) l’aveva quasi ridotta in fin di vita. Qualche tempo dopo, con le sue parole sempre impresse nella mente, mi ritrovai, in una delle mie regolari incursioni, per e con i miei figli ancora piccoli, nella “Bliblioteca centrale dei ragazzi” a via San Paolo alla Regola a Roma, a sfogliare le pagine del suo romanzo Nucleo Zero. È una lettura che condivido con Gianni Montieri: torneremo a scriverne insieme qui. (Anna Maria Curci)

Oggi è proprio di Nucleo Zero, romanzo che ritengo un momento importante di incontro della narrativa italiana con gli “anni di piombo”, che propongo l’incipit:

Lì per lì nessuno badò ai tre uomini, un postino, un civile e un poliziotto, che scendevano da un furgone delle Poste e Telegrafi dirigendosi alla Banca del Credito. Qualcuno se ne ricordò pochi minuti dopo, quando i tre sbucarono di corsa dalla banca e, girato l’angolo, saltarono nell’automezzo sbattendo gli sportelli dietro di sé. Roba di secondi e il furgone delle Poste partiva per via Michele di Lando col clacson che suonava a distesa.
– Chi ve li tocca! – sussultò il garzone della rosticceria d’angolo: – Quando ritirano dei soldi, pare che si sentono sempre i rapinatori alle calcagna! – Ma pochi si voltarono. A quell’ora (era mezzogiorno) piazza Bologna era piena di traffico e di rumori, pioveva, quel novembre era particolarmente freddo e i romani affrettavano il passo, le facce tirate.
– Fermateli! Fermateli! – Alcune teste si girarono verso il marciapiede da dove venivano le grida. C’era come un trambusto davanti alla banca, una donna si rialzava da terra indicando un uomo con la giacca aperta e la cravatta al vento, lanciato verso via Michele di Lando; due uomini con la pistola in pugno gli tenevano dietro. Un giovanotto alla fermata dell’autobus si buttò addosso all’uomo in giacca che, ormai la camicia di fuori, si svincolava: – Fermateli – ansimava, – una rapina col mitra.
Immediatamente il tramestio si propagò per tutta la piazza, i pedoni correvano da ogni parte ostacolandosi sotto gli ombrelli. Due vigili fischiarono a perdifiato mentre stridenti tonalità di sirene sibilavano in crescendo nell’aria. E la circolazione si fermò.

Luce d’Eramo, Nucleo Zero, Arnoldo Mondadori editore 1981, pp. 9-10.

Qui il filmato di RaiStoria su Luce d’Eramo

lucederamo

3 comments

  1. Veloce e velocissima, non potevo resistere al lasciarti qui un grazie, un sorriso, un “ti aspetto ancora in merito con Gianni, come preannunciato”.
    c.

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