L’ora esatta (dedica a Giorgio Orelli)

g. orelli

In quest’alba che quasi non odora
di fieno e di letame
i padroni di tutto il Viale
della Stazione sono tre piccioni
partiti insieme da presso l’ardita
bottega ove si vende
l’orologio che segna
l’ora esatta per tutta la vita.

Questa poesia, che ha per titolo L’ora esatta, è dedicata a Vittorio Sereni e appare nel volume Poesie, Edizioni della Meridiana, del 1953.
Preziosa la testimonianza secondo cui sarebbe stato Umberto Saba, uno dei suoi maestri, dopo aver letto il componimento ancora in bozza, a convincerlo a rendere endecasillabo il primo verso, aggiungendo il “quasi”.
L’ultimo verso invece, che offre appunto l’appiglio per il titolo, “l’ora esatta per tutta la vita”, era la grande scritta pubblicitaria che in quegli anni campeggiava sulla facciata dell’orologeria bellinzonese Tettamanti, proprio sotto Castelgrande, nella centrale Piazza della Collegiata, al termine del Viale della Stazione.
“L’ora esatta” inchioda a una fissità del tempo, minaccia una predestinazione, rappresentativa del tutto e del niente. E richiama, come per riflesso negativo, in un’associazione di immagini e di idee, il Posto delle fragole di Bergman, quel terrificante orologio senza lancette, ansiogeno e mortifero che appare improvvisamente nell’incubo di Borg. Il film, del resto, è proprio di quegli anni, del 1957.
“Per tutta la vita”, invece, vale per i luoghi dove il poeta è nato, ha vissuto e ha insegnato: Airolo, Bellinzona, Friburgo, dove ha studiato sotto la guida di Contini. Si tratta dunque degli “immediati dintorni”, riconducendoci giusto a Sereni, ossia un territorio circoscritto sempre caro in cui fare continuamente e profondamente ricognizione di sé e del mondo.
Con “ora”, seppure qui in chiave avverbiale, prende inizio un’altra poesia di Orelli:

Ora è lieve sperare.
Oltre le alte valli nella luna,
cuore, sentirti vivo.
Dove solo cammino ancora parlano
ragazzi sottovoce.
ti penso in questo odore
di carbone, al rumore
del treno che sereno s’allontana.

Versi che fanno pensare a Leopardi, il suo amatissimo Leopardi;  L’infinito, specialmente, “questo ciottolo così ben levigato” – come ebbe a definirlo, davvero come fosse una scoperta improvvisa, una meravigliosa sorpresa trovata nel letto di un fiume (da ascoltare e conservare la splendida sua interpretazione di questo Canto):
http://la1.rsi.ch/home/networks/la1/cultura/2011/05/06/orelli-leopardi.html#Audio.
L’ultima uscita pubblica di Orelli fu a Legnano il 19 ottobre 2013. In quell’occasione, nel ricevere il Premio Tirinnanzi alla Carriera, regalò una splendida lezione, insistendo in particolare sugli ultimi due versi di questa poesia, intitolata Frammento della martora, pubblicata per la prima volta nel 1952:


A quest’ora la martora chi sa
dove fugge con la sua gola d’arancia.
Tra i lampi forse s’arrampica, sta
col muso aguzzo in giù sul pino e spia,
mentre riscoppia la fucileria.

Nei nodi qui evidenziati in corsivo, in particolare, mettendo in luce i significati voluti mediante il gioco dell’allitterazione da una parte e dall’altra con la massima cura nella costruzione dei versi, trasmetteva ai presenti tutto l’amore per lo studio, svelando alcuni segreti della composizione, di un sentire capace di librarsi sempre tra giusta misura e pienezza di ragionamento.
Voce vibrante, quella di Orelli, e misurata. Coscienza della poesia, potremmo dire. Una liricità, la sua, ben condotta nel cammino che fu anche di altre, fondamentali, voci del Novecento (si potrebbe parlare, in questo senso, di “spessore storico offerto all’io”). Amorevole poi la comprensione anche ironica di sé e degli altri così come l’affabilità della persona e l’impegno sempre profuso nel lavoro di insegnante.
«La celebrità e la gloria passano come nuvole nel cielo» – aveva saggiamente detto in un’intervista rilasciata qualche anno fa alla Televisione ticinese.
Giorgio Orelli è morto a Bellinzona il 10 novembre 2013, all’età di novantadue anni.
«I libri si fanno con la vita» – gli piaceva ricordare. Lui ha fatto esattamente questo, con intelligenza e gratitudine («da luna a luna grazie /nell’infinito dei dì»).
L’editore Casagrande di Bellinzona dovrebbe pubblicare oltre a un suo Abbecedario, l’ultima sua raccolta di poesie, dal titolo – bellissimo – L’orlo della vita.
Continueremo a leggere e ascoltare, oltre l’Addio.

                                                                    Cristiano Poletti 

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