Fuoco su Napoli di Ruggero Cappuccio (pensando alla Città della Scienza)

Foto di Livesicilia.it
Foto di Livesicilia.it

XVI da (sud) in caso di morte

La morte a noi ci è sempre stata intorno
sepolta a tradimento sotto casa
aggiunta lentamente al nostro cibo
sui nostri pochi alberi, le panchine
le vecchie linee dei tram interrotte
binari arrugginiti, treni troppo lenti.

***

Ieri notte un incendio ha distrutto la Città della Scienza di Bagnoli (Napoli). Non è ancora ufficiale ma l’incendio sembrerebbe di natura dolosa, sei i punti d’innesco. L’ennesimo passo avanti per la distruzione pianificata di Napoli. Guardando le immagini e leggendo i primi articoli mi è tornato in mente il libro di Ruggero Cappuccio “Fuoco su Napoli” di cui scrissi per la rivista QuiLibri un paio d’anni fa. Con gli altri redattori abbiamo pensato di pubblicare qui oggi quella recensione, perché fantasia e realtà, a volte si somigliano così tanto che distinguerle appare difficilissimo. Sono sovrapposte.

Nota: Per contribuire alla ricostruzione di Città della Scienza è disponibile il conto corrente, intestato a Fondazione Idis Città della Scienza – IBAN IT41X0101003497100000003256 – causale Ricostruire Città della Scienza – questo è l’unico conto corrente dove esprimere il vostro sostegno.

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Ruggero Cappuccio – Fuoco su Napoli – Feltrinelli 2010

“Al massimo tra cinque mesi Napoli finirà di esistere. Al massimo tra cinque mesi Napoli non ci sarà più”. Questo è l’incipit di “Fuoco su Napoli” il bel romanzo di Ruggero Cappuccio. È un incipit inquietante e bellissimo, l’autore ci fa entrare a Napoli dalla porta principale. Quella dell’eterno contrasto fra bellezza e disfacimento. La linea della sospensione perenne. La storia ci ha insegnato che a Napoli si vive così, in attesa che qualcuno ci salvi prima che qualcosa ci distrugga. La frase che apre il libro, se ci pensiamo un momento, è applicabile alla realtà in maniera critica. Nel senso che sono molte le questioni sociali che contribuiscono a rinchiudere Napoli in una gabbia costruita col malaffare, l’incuria, il lasciar perdere. Una gabbia pronta a esplodere. Cappuccio usa la realtà, la porta all’estremo, e inventa un romanzo duro e illuminante. Diego Ventre, il protagonista principale, racchiude in sé le due anime della città. Quella affascinante dell’arte, della bellezza, della cultura, dell’intelligenza vivace, è racchiusa nel Ventre avvocato ricco e brillante. Quella cupa, violenta, che controlla interessi economici, che delira per il potere, è rappresentata, stavolta, dal Diego Ventre avvocato (sempre) ma di camorristi, dal Diego che diventa lui stesso capo occulto di uno dei due clan camorristici maggiori. Nulla si muove in questa Napoli se Diego Ventre non vuole. Esercita un controllo politico/economico pressoché totale. In città sta per accadere qualcosa, i Campi Flegrei erutteranno e Napoli verrà pressoché cancellata. Naturalmente Ventre questo lo sa per tempo, e tenta di estendere il suo controllo sulla calamità che arriverà. Si organizza, muove i fili della più grossa compravendita immobiliare che sia mai stata concepita e progetta – a livello internazionale – la Ricostruzione della città. Il delirio di onnipotenza, il suo primo errore. Il secondo: l’innamorarsi, qui saranno un classico come la gelosia e di nuovo la voglia di controllo assoluto, la sete di vendetta, il dolore, a portarlo in basso. Tra gente viscida, uomini di potere, rispetto e guapparia, amore, una donna bellissima, una che lo è stata, nobili decaduti, Napoli fa la sua parte, aspetta la sua fine. “Cazzo. Bordello. Caffè. Ho fatto uno studio. Veramente. E’ una cosa seria. Sono le tre parole più usate a Napoli. Che cazzo stai dicendo, addò cazzo vai, nnun ce scassà  ‘o cazzo, ma che cazzo, ma chi cazzo se crede d’essere. È succiesso ‘nu burdello, abbiamo fatto ‘nu burdello, ma che è stu burdello […]. Pigliate ‘nu cafè, pigliammoce ‘o cafè,[…] è cosa ‘e cafè.[…] Poi, riflettete sulla parola sfaccimma: per dire che uno è un uomo da niente si dice che è uomo di sfaccimma. per dire che un uomo è dotato di straordinaria intelligenza si dice che è uno sfaccimma. Stessa parola per concetti opposti. Il regno dell’ambiguità. Voi mi dovete dire come deve funzionare una città dove le parole d’ordine sono queste da secoli e secoli”. Frasi pronunciate da un vecchio camorrista con tono da filosofo. Frasi che ben descrivono un certo modo di fare, di vivere, dei napoletani e di Napoli. Cappuccio governa una scrittura secca, veloce. Il linguaggio è curato, preciso. I personaggi sono riusciti, ben tratteggiati, dai protagonisti fino a quelli minori. Un romanzo scritto da chi conosce bene le dinamiche della città e dei suoi abitanti. Una storia inventata che cattura e regge fino alla fine. Quando saranno passati i cinque mesi cosa resterà di Napoli? Chi si salverà fra i protagonisti? Chi ha amato di più o chi non lo ha fatto per nulla?

Gianni Montieri

14 commenti su “Fuoco su Napoli di Ruggero Cappuccio (pensando alla Città della Scienza)

  1. E come sempre succede, su Poetarum Silva non si commemora e non ci si piange addosso ma si tiene sempre viva la memoria e in allerta i cervelli!

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  2. Più allerta di così!!! Visto quello che ieri notte è successo!
    Domani compro il libro…premonitore?
    Gavino

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  3. Io credo che i peggiori nemici di Napoli, città affascinante
    ma strapiena di problemi, è da imputare proprio ai suoi
    figli, cioè i napoletani. Una città dove le regole non esistono,
    il degrado sta affossando quel poco che rimane di Napoli.
    Un vero peccato, perchè Napoli a mio avviso non avrebbe
    niente da invidiare alle più belle città d’Italia.

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    • De Vita ma quando la smetterà con questi commenti qualunquisti? E poi in italiano che significa:”io credo che i peggiori nemici di Napoli, città affascinante
      ma strapiena di problemi, è da imputare proprio ai suoi
      figli, cioè i napoletani.”

      I peggiori nemici è da imputare?

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  4. Montieri, i napoletani non amano la loro città, e si vede !

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  5. Sarà che sono una mazza anche se non conosco
    il significato. E’ chiaro che non volevo offendere nessuno
    (ci mancherebbe), naturalmente lei essendo napoletano;
    si è surriscaldato fin troppo. Io comunque rimango del
    mio parere. Siamo in democrazia, o no ??

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    • io non mi surriscaldo De Vita, ho sottolineato come lei abbia espresso un concetto qualunquista in un italiano pessimo e lo ribadisco. Lei parla per sentito dire, per approssimazione. Certo che siamo in democrazia e in nome di quella democrazia che lei invoca le domando: Ma provare a fare un ragionamento ogni tanto, senza sparare a caso tanto per dire qualcosa? è chiedere troppo?

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  6. No, non chiede troppo, e . Non parlo mai per sentito dire,
    lei mi sottovaluta, caro Montieri, anche se ho i piedi
    ben piantati in terra e non sono un bischero come
    potrei sembrare.

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    • allora se non parla mai per sentito dire mi spieghi il perché del suo primo commento, da cosa nasce se non dal qualunquismo? Perché vede a me pare la somma delle banalità più sconcertanti mai sentite su napoli e i napoletani.

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  7. Guardi, Montieri le dico solo questo e poi Chiudo:
    Napoli è famosa e nota in tutto il mondo, non solo
    per la pizza e le sue splendide canzoni….

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  8. Umberto, lei può fare di meglio che usare dei i luoghi comuni così beceri e privi si sostanza alcuna, tipici degli ignoranti che non conoscono la città ma aprono la bocca e vi danno fiato. Lei è la tipica vittima del “dispositivo” mediatico Napoli. Se non sa cosa è un dispositivo si legga Foucault. Basta dire “Napoli” e scatta immediata l’azione del dispositivo, si attiva nel pubblico una disposizione così malevola, che tutto, qualsiasi nefandezza, qualsiasi iperbole appare credibile, perché è avvenuto a Napoli …

    Umberto, attivi la sua capacità critica, legga, ma soprattuto soggiorni nella città, parli con la gente.

    ( se non la riconoscono nessuno le farà nulla…)
    ;-)

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