solo 1500 n. 79 – Il politologo non legge poesia (e manco narrativa)

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solo 1500 n. 79 – Il politologo non legge poesia (e manco narrativa)

Siamo di nuovo in campagna elettorale. Purtroppo. Di conseguenza è aperta la corsa al parere (intervista) al politologo (o sondaggista) di turno. Nei telegiornali funziona così: intervista al politico di uno schieramento, di un altro, rimbalzo da un altro e in mezzo: il parere volante del politologo. L’opinione viene strappata, solitamente, tra le mura domestiche (specialmente se i Tg sono quelli del periodo di festività natalizie). Il nostro politologo si lascerà cogliere in pullover scuro, davanti alla propria libreria. L’aria domestico-chic pare piaccia. Io non ascolto mai cosa dice l’esperto in pantofole ma guardo i dorsi dei suoi  libri. Il politologo non possiede narrativa, non legge poesia. Il politologo dentro casa sua tiene in bella vista soltanto dei corposissimi saggi. Vi pare possibile? A me no. C’è una scena che non vediamo: l’esperto sguinzaglia i figli a nascondere, nella migliore delle ipotesi, i Romanzi, nella peggiore i libri di Fabio Volo. La moglie che corre in bagno con la Littizzetto tra le mani. Le 150 sfumature arcobaleno nascoste sotto i cuscini del divano. Per non parlare del ragù spento per non fare odore. Che si inquadrino soltanto i manuali di sociologia. Solo che non ce li vedo i figli del politologo a nascondere un Pagliarani. Si spera in una libreria in altra stanza a sfavore di telecamera. Da vero illuso non voglio nemmeno pensare che il domestic-chic non abbia nemmeno un Elefante in casa.

Gianni Montieri

40 commenti su “solo 1500 n. 79 – Il politologo non legge poesia (e manco narrativa)

  1. Narrativa scadente nascosta sotto i cuscini del divano o nella sporta dei panni sporchi sì. Poesia credo proprio che il politologo non la nasconda. Non credo sappia che esiste e, qualora ne conosca l’esistenza, credo l’abbia mandata mentalmente al rogo.
    Posso ricordarti le irrisioni e gli sberleffi nei confronti di Vendola che parlava di poesia?
    Nessuno che, al limite, approfondisse che cosa volesse dire e di che poesia e poeti parlasse. Tanti a sbertucciare la sola idea che un politico ne potesse parlare, con i motti e le smorfie delle scimmiette sorde, cieche e mute.

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    • ma non è detto, può darsi che esistano politologi che leggano poesia (anzi, sicuramente esisteranno), quello che mi interessava qui era mettere in luce, lo stereotipo: immagine di studioso ritratto tra le mura domestiche che regala 20 secondi di opinione sul simbolo di Monti (ad esempio). Allora gli ho inventato una sit-com intorno

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  2. Il politologo ama la poesia scritta sull’assegno che gli staccano per vendere il suo intervento insulso – espresso con il tono di chi la sa lunga – al tg di prima serata.

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  3. Stiamo scivolando lentamente verso qualcosa di irreparabile. Altre tragedie e altri olocausti.
    Il resto è coreografia.
    Non andrò a votare. Non credente, non credo a nessuno.
    La poesia e l’arte sono attività ben distanti dalla bassa politica che tutti omologa.

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      • ma secondo te il politologo (o chi per lui) le fa stordire le braciole con le cipolle e tutto il resto dalle sei del mattino?
        queste sono le domande che dobbiamo porci, altrimenti stamme perdenn’ tiemp’ :-)

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        • Aspetta. Ho bisogno dell’aiuto, faccio la telefonata a casa. Non posso buttarla lì, in gioco c’e’ l’intestino della nazione…:-)

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  4. L’unica cosa che sono riuscito ad estorcere a mia suocera è che la braciola non la devi prendere dal macellaio a via consalvo, perché ti fa fesso, dice che è prima scelta e invece fa acido nel sugo. Questo si che deve orientare nelle scelte elettorali. Domenica a che ora?

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  5. questo articolo – sempre che si possa definire tale – non sia altro che una mera buffonata.
    innanzitutto è evidente, anche dai commenti, la più completa ignoranza sull’uso dei termini ‘politologo’ e ‘politico’.
    il primo infatti, il politologo è lo studioso, esperto di problemi politici, anche con riferimento a situazioni politiche attuali: perciò totalmente diverso dalla figura del politico, e del sondaggista.
    inoltre, è spiccata una certa arroganza “classista”, certo, comprensibile visto il contesto, indubbiamente stupida vista la realtà.
    ma si sa… noto è che i poeti non stanno coi piedi per terra, giocando colle parole e cogli homini, così arditi e voluttuosi alla bellezza fine a se stessa, nonché alla vanitas.
    dunque, ad ognuno la sua effimera virtù!

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    • ironia zero, vedo. Ho sempre pensato che il prezzemolo ne avesse più, che so, del sedano, ma mi sbagliavo. Peccato

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    • 1) manca un “credo” al principio della frase che reggerebbe il congiuntivo “sia” che segue l’inciso.
      2) il termine politologo è usato nell’articolo con il senso corretto che gli compete, il politico (nome sost.) è infatti menzionato come professionista dell’affair politico (qui agg.) sempre nello stesso articolo, a conferma del corretto distinguo tra le figure in questione.
      3) l’arroganza classista non la ravviso nel pezzo e le sarò grata se senza arroganza vorrà spiegarmi l’interpretazione che l’ha condotta a tale giudizio.
      4) i poeti sono da sempre con i piedi per terra, e spesso anche sotto terra, forse per aver sempre troppo detto, con ironia, con profonda amarezza, con dolcezza o con aggressiva veemenza lo stato delle cose e del proprio tempo.
      5) lei che virtù si accredita? io, di mio, ancora nessuna; faccia lei.
      un caro saluto

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  6. da poeti ad avvocati: questa non è forse ironia?
    1) so bene, ma non è concessa la tolleranza dello stile: o ci sarebbe stata una ridondanza di ‘che”.
    2) la distinzione non sempre è colta, e, come ho appunto scritto, si evidenzia nei commenti.
    3) dicesi processo di identificazione, forse è una possibile spiegazione della sua “noncuranza”.
    4) non mi permetto di entrare nelle diatribe della categoria.
    5) sono contento di ciò e lo siamo in due.
    ps: il tutto è molto patetico; la mia non è una semplice provocazione ma una proporzionale reazione al prodotto di questo testo e alla relativa discussione, da chi – come il sottoscritto – vede le cose da occhio esterno.

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    • 1) mi scusi, ma come si può pretendere tolleranza di stile quando ci si presenta con la matita sollevata e temperata, attribuendo al testo e quindi al suo autore “ignoranza” riguardo alla profonda differenza tra tre termini e relative “professioni”?
      2) Quando poi lei stesso corregge il tiro dirottando l’ignoranza ai commentatori, cosa di cui non possiamo attribuirci eventuale colpa e provenienza, essendo i commenti aperti a tutti, quindi anche a lei, come ben vede e a se stesso dimostra.
      3) Freudianamente l’identificazione la faccio con i Muse quando ascolto la Sindrome di Stoccolma, ottimo pezzo poprock – glielo consiglio -, ma come converrà non c’entra con l’articolo e con la mia richiesta di spiegazioni, cui lei sfugge con ironia puerile virando verso l’insulto con camouflage cabarettistico
      4) Quanto alle diatribe di categoria, la rassicuro: la categoria non è in diatriba; e qui semplicemente le si ricorda quanto e quanti poeti siano morti per le loro parole e per la loro troppa concretezza; quindi non “diatribo” con la categoria, ma con lei che, mi perdoni, ma non so se definire ingenuo o paraculo davanti a tanta spocchia.
      5) Lieta della sua compagnia, nonostante tutto.
      finally,
      Ben venga e sempre le sia il benvenuto per l’occhio esterno, con la consapevolezza però, che alla sua visione ed opinione possa essere altrettanto espressa e mossa un’azione opposta e contraria ove necessaria,
      ma anche no, come da e per dialogo si spera.

      sua,
      nc

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      • 1) la sintassi sacra, ma qui parlavo di stile, che è anche personale.
        2) in primis me stesso sono responsabile del cosa e del come dico.
        3) tanto amore per freud, ma qui lasciamo stare: non era nel mio esempio.
        4) lode al mecenatismo.
        5) si figuri, dilettevole è ciò in tempo di crisi.
        assolutamente, Polo di Agrigento non fu che mio maestro.
        ps: ancora un’altra discussione del medesimo livello?

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        • per carità! m’avesse dato una sola risposta si potrebbe anche proseguire, ma vista la sacralità del suo punto di vista e del suo stile, mi pare ci si possa cortesemente anche salutare.
          Buon tutto.
          nc

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    • sul ragù devo dire, che ti stavo aspettando luciano. non potevi mancare

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      • caro Prezzemolo,
        questo post è ironico, si vede lontano due chilometri (visibile a “occhio esterno”). L’ironia è soprattutto su un certo linguaggio comunicativo da telegiornale. L’esperto di turno, ho usato il politologo (so benissimo cosa faccia) ma avrei potuto usare un sondaggista, o un primario se il tema fosse stato un altro, ritratto in situazione casalinga perché “rassicura” “tranquillizza”. Poi, come sempre, non c’è niente da capire

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  7. non vorrei che il nostro prezzemolo sia stato depistato dalla mia risposta circa la confusione tra politici e politologi. io ho usato i due termini nella loro specificità. il soggetto dello studio e l’attore dell’azione che però per quel soggetto è oggetto.

    la televisione ci trasmette sempre il reality e molto raramente la realtà.

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  8. Ma l’articolo su quali basi si poggia? Questo mi sembra sia l’interrogativo più inquietante…

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    • Mi pare si tratti di un rettangolo costituito da 1500 caratteri grafici, per quanto riguarda forma e apparenza; – ben giustificato peraltro, Gianni, certo però che se si fosse riusciti ad allungare l’ultimo rigo fino al margine estremo destro avremmo ottenuto quantomeno una base precisa per poi calcolare l’area del solido che hai composto -.
      Quanto al contenuto si tratta di un’ironica e concisa composizione “situazionistica” che sfotte amaramente descrivendolo, quanto accade a livello mediatico in campagna elettorale, visto che – ahinoi! – ormai viviamo in un’eterna boutade fashion-elettorale.

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  9. Speriamo non venga pure l’aglio ad opinare con altre stringenti ed inoppugnabili argomentazioni … che mi piace assai, anche se danneggia i rapporti sociali ravvicinati …

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  10. Prezzemolo, ma ti chiami così per il draghetto? Hai fatto fuoco e fiamme, e non c’era motivo…
    A parte che nell’articolo non c’è nessuna confusione tra politici e politologi, la satira di Gianni era su un cliché televisivo appiattente, come tutti i cliché: in quel senso ( e solo in quel senso) tra sondaggista ed esperto di politica non c’è differenza.
    Credo che tu ti sia sentito chiamato in causa come politologo (non come politico), ma non farlo diventare uno scontro tra categorie che non esistono… Anche perché l’immagine del poeta fra le nuvole è falsa quanto quella, televisiva, dell’esperto senza poeti in casa.

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    • non vorrai mica rubarmi il lavoro del diplomatico? :)
      come ho detto sopra: “la mia non è una semplice provocazione ma una proporzionale reazione al prodotto di questo testo e alla relativa discussione” ovvero “una buffonata”.
      e poi, d’altronde faccio il politologo appunto, non il padreterno.
      perciò la storia è chiusa.

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      • Caro Prezzemolo, “buffonata”, a questo punto consentimi di dirtelo, sono gran parte dei tuoi commenti, che sono totalmente fuori dal tema dell’articolo. Vedo che però tu viaggi in direzione tua soltanto e non ragioni nemmeno dopo i commenti di chi, con leggerezza, ha provato a spiegarti. Leggo ora che fai il politologo, allora ti do un consiglio, un consiglio prezioso, una cosa che qualsiasi politologo che si rispetti dovrebbe sapere: Il ragù si fa col Basilico.

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