“Notizie dalla necropoli” di Attilio Lolini. Lettura di Piergiorgio Viti

lolini - notizie dalla necropoliDa quando la poesia si è svincolata dalle rigide strutture metriche, talora – a dire il vero – soffocanti a tal punto da produrre fenomeni di epigonismo spicciolo, anche il metro di giudizio è andato in crisi, promuovendo al rango di poeti “laureati” copisti dal valore discutibile, e viceversa offuscando in un cono d’ombra talenti dalla luce piena. È il caso di Attilio Lolini, senese di nascita, classe 1939, che, lontano dalle vetrine letterarie, ha saputo imporre una svolta alla lingua poetica italiana, attraverso un’ironia melodrammatica e a volte decadente che fanno di lui quasi un “unicum” nel panorama poetico novecentesco. Forse il solo Raffaello Baldini, pur con dei distinguo, potrebbe essere avvicinato al toscano Lolini, che plasma la lingua, specie nelle prime raccolte, Da una stazione all’altra e Vesto giovane, con una incisività rara e in alcuni testi sorprendente. Notizie dalla necropoli, con postfazione di Sebastiano Vassalli (altro grande messo al confino – e chissà perché – dalle patrie letterarie) è insomma un’antologia di trent’anni di scrittura (dal 1974 al 2004) che chi ama la poesia dovrebbe avere, per varie ragioni. In primis, il pluristilismo di Lolini: accattivante, magmatico, capace di mescolare parole di registro basso (cazzabubboli, scartafaccio, allo spedale di v, onoriscausa ecc.) con altre più ricercate, quasi dei neologismi (allocchito, insalivato ecc.) con spiazzante facilità; in secondo luogo perché trovare così tanti elementi (quello comico e grottesco, quello epigrammatico, quello tragico) in un poeta è fatto assolutamente eccezionale. Inoltre, ciò che colpisce di Notizie dalla necropoli è la presa diretta della realtà, resa senza troppi filtri; una realtà “ai margini”, di operai che hanno un tavolo a parte, di alberghetti con lenzuola giallicce, di denti che tintinnano come ballerini di flamenco. La scrittura di Lolini, in apparenza leggera e disincantata, fa invece riflettere su un dramma che si consuma tutti i giorni, spesso a nostra insaputa: quello della quotidianità; e non conforta, anzi, lacera, pone interrogativi difficili, e, nello stesso tempo, a suo modo, ci incastra.

© Piergiorgio Viti

.

.

***

il quintaelementare ingegnere onoriscausa
(che si è fatto da sé)
(venuto su dal nulla)
apre la nuova fabbrica
elettrodomestica

ministro in vista (moro)
per i cazzabubboli
di carosello
e l’arcivescovo
a benedire le macchine
acqua benedetta selz
ti spruzza questo

operai tute bianche in vista

il tricolore sta benissimo
sulle buzze
dei sindaci di sinistra
discorso ufficiale
non va per niente male

rinfresco democratico
gli operai tute bianche
hanno un tavolo a parte

.

*

le carte i viaggi
giorni e giorni
assieme
poi sospetti
noia

scomparso chissà dove

ho qui la mappa
di pensioni alberghetti
freddi cinema
gabinetti

stazioni

ora ripetiamo
stancamente
parole
che furono
innocenti

la vecchiaia
le ha rese oscene
come i nostri volti
che la morte prepara
con accurato pudore

.

*

Poesia leucemia
ah, la tua boccuccia
che spiffera

mi sono arruffianato
uno che dicono potente

stava in disparte
mi guardava male
poveraccio

anch’io squittisco
tramo

che pena vendersi
quando nessuno
ti compra.

.

*

Flamenco

Stamani il dente che tintinnava
come un ballerino di flamenco
ha preso il volo ed è caduto
senza neppure un doveroso addio.

Stiamo a vedere cosa combina il tempo
quale faccia lo specchio ci rimanda
se la storia è davvero un otre gonfio
da suonare o bucare.

.

*

Funghi

Per non incontrare
chi va in vacanza

per fuggire
montagna e mare
facciamoci ibernare

non saranno
tempi lunghi

ci scongeleranno
quando escono
i funghi.

________________________

Renzo Favaron, dopo avere letto questo contributo, ha inviato una sua lettura del libro di Attilio Lolini. La nota si può leggere qui.

31 comments

  1. Lettura per me particolarmente feconda, sia della poesia di Attilio Lolini, che ha lo splendore ruvido del canto nella storia sì, ma coraggiosamente, scomodamente, intenzionalmente fuori da mode, sia delle osservazioni di Piergiorgio Viti, che, oltre la disamina calzante della scrittura di Lolini, della quale pone bene in evidenza il fronteggiare la realtà insieme sfinge e medusa, sanno elevarsi a misura, discrimine, criterio. Grazie.

    "Mi piace"

  2. L’impressione che mi colpisce e mi ferma leggendo questi testi, scelti e commentati con cura meditata, calibrata, riguarda il loro sperimentalismo. Uno sperimentalismo dal basso, ironico e grottesco, che scava nel quotidiano, nelle contraddizioni della realtà, senza fuggirle, senza dissolverle con giochi verbali di prestigio; anzi evidenziandole, mettendole con forza leggera sulle proprie spalle.
    Luciano Benini Sforza

    "Mi piace"

  3. grande poeta Lolini, veramente una voce singolarissima e semprenuova ogni volta che si legge.Sempre affascinata dalla sua ironia malinconica e ritmica scarnificata fino al midollo che non ha drappeggi inutili e ipocriti. Philip Larkin gli è quasi-parente. Chi,in Italia, può assomigliare a Lolinii? Finora nessuno.purtroppo. Sono riconoscente a Poetarum Silva e al bel commento di Piergiorgio Viti che lo hanno qui riproposto tornando a parlare della poesia di un poeta “trascurato”,.
    Lucetta Frisa

    "Mi piace"

  4. Sì, pluristilismo, linguaggio basso ecc. ecc., e con ciò? La poesia dà qualche segno di essersene accorta, e di corrispondervi in qualche modo? Sì? E come? Che cosa fa la poesia? Qualcuno ce lo spiega, per favore?

    "Mi piace"

  5. scusi Alvino, ma fare un passo più in là, oltre la rima amore-cuore (che, sia chiaro, rimane la più difficile)?
    e a quanti dovremmo spiegare cosa fa la poesia? e perché dovremmo spiegarvi (uso il plurale, nel caso vi sentiste soli là dentro) cosa fa la poesia? quando mai la poesia “ha fatto” qualcosa?
    la poesia dice, non fa! cosa dice? faccia uno sforzo su, e lo capirà

    "Mi piace"

  6. [trollata]
    Nei brani qui riportati io trovo, in combutta con la poesia, solo questi versi: ” …i nostri volti/ che la morte prepara/ con accurato pudore”. La poesia ne è indotta a gettare negli occhi alla morte la vergogna e insieme la malinconia dolorosa per ciò che è costretta a fare, e che fa con rispetto infinito per le sue vittime, che per lei sono sempre incolpevoli, perché sono emerse a vivere non per loro scelta o colpa da scontare, ma perché la vita è vita e va dove capita o dove è comandata… e lei, la morte, solo per il suo esser morte è costretta ad andarle dietro, vergognosamente e dolorosamente, a disfare ciò che essa fa… Ecco, in questo caso, ciò che fa la poesia… Non ci credete? E lo ha forse detto il poeta tutto questo? No. Il poeta ha detto solo poche e accorate parole, non ciò che fa la morte e quel che sente oltre il pudore. E se questo non lo ha detto il poeta, chi altro può averlo detto se non la poesia che, chiamata da lui, era subito accorsa e stava lì da canto in attesa?
    Domenico Alvino

    "Mi piace"

  7. Confesso una mia lacuna tra le tante, infinite, non avevo mai letto questo poeta, Da queste poche righe mi sembra un grande, e l’articolo è di una chiarezza e sintesi rara.

    Poi avrei una domanda di servizio, se qualcuno tra i commentatori volesse fornirmi il numero di cellulare della Poesia, perché ho cambiato gestore e nel passaggio ho perso parecchi numeri della rubrica. Mi pare che qui su ci sia qualcuno che ne conosce gli umori, le opinioni, deve essere un Suo amico intimo. Ecco, faccia il favore …

    "Mi piace"

  8. [trollata]
    Lo ha capito adesso finalmente, caro Michieli, che cosa fa la poesia in questo caso, e che cosa fa o può fare in generale, oltre che “dire”?
    Glielo chiedo da “qua dentro”, dove lei dimostra di non essere mai stato. Ma ci entri qualche volta, ne la esorto fraternamente, se non le fa schifo questo avverbio. Ci entri e vi si guardi intorno. Le assicuro che capirà finalmente che cosa può dire o fare l’arte letteraria, e l’arte in generale. Saluti rispettosi.
    Domenico Alvino

    "Mi piace"

  9. [trollata]
    Caro Di Costanzo, sono d’accordo con lei sulla lacuna. Lei non sa dire niente altro se non che il poeta le “sembra un grande, e l’articolo è di una chiarezza e sintesi rara”, parole, queste, che da sempre corrono per tutte le bocche. Ma se le domandassero il perché, lei saprebbe dare una risposta? Saprebbe dire che cosa concretamente fa sì che il poeta sembri grande, e che cosa concretamente si evince dall’articolo, data quella “chiarezza e sintesi rara”? Non è una elencazione accurata di caratteri formali? Ma degli effetti che se ne hanno sul piano del poiein vi si dice forse qualcosa? Non se ne vorrà uscire anche lei con il locus communis exquisitus, che la poesia è indefinibile!
    Domenico Alvino

    "Mi piace"

  10. caro Alvino faccio fatica a comprendere. Notizie dalla Necropoli raccoglie trent’anni di una poesia che non vuole dire un bel niente, perchè quella di Lolini è poesia che raccoglie quasi sempre uno scatto nel vuoto del giorno, dove in posa involontaria ci finiscono cose e oggetti e uomini e donne che muovono faticosamente o con leggerezza una comune storia del tutto. ttutto accade indipendentemente, e il poeta non si limita che ad osservare. Non c’è alcun lirismo, alcuna ricercatezza o sofisticazione della parola, la parola stessa è spesso canonicamente industriale, soprusata,banale. E’ in questa costruzione coscientemente panoramica che va ricercata la forza espressiva del poeta Lolini. E trovarla non è affatto difficile. Provi a leggere con maggiore attenzione. Non può cercare un salice ovunque, duemila metri è regno delle conifere.

    "Mi piace"

  11. Caro Alvino ha mai pensato che la poesia possa dire o fare cose lontane o diverse dal suo – rispettabilissimo – pensiero?

    "Mi piace"

  12. grazie per questi testi, mi hanno toccata; non conoscevo il poeta.

    non capisco a che pro urlarsi dietro in queste polemiche.
    non siamo allo stadio, mi piacerebbe un po’ di rispetto per il pensiero altrui, come dice giustamente Gianni, e mi piacerebbe anche un po’ di eleganza ogni tanto.
    il silenzio ad esempio è elegantissimo, perché significa ‘riflessione’.

    M

    "Mi piace"

  13. Come osate, villici, non avere la stessa visione della Poesia e del mondo del sig. Alvino? Egli che riconosce e maneggia il poiein come nessun altro! Vili marrani malcreati, voi, feccia espulsa di un versificar cachettico e immiserito, orsù, inchinatevi all’unico depositario in terra – nonché amico intimo e possessore di numero cellulare – della Poesia…

    Ma, insomma, questo numero si può avere o no?

    "Mi piace"

  14. [trollata]
    Capisco, caro Michieli, capisco! Lei non sa che dire in proposito, e se ne esce coi luoghi comuni (quali? dove? è sicuro di sapere il significato di questa espressione?) nonché con quel “troll”, “Britannice sculettandi cupido” che va tanto di moda tra le persone come lei. Ma anche questa parola, sa almeno che significa? Mi sa tanto di no. E dunque la esorto fraternamente, lasci stare, non faccia altre brutte figure.
    Domenico Alvino

    "Mi piace"

  15. [trollata]
    Caro Gianluca Sansone, non c’è bisogno di far fatica, c’è da comprendere solo questo: nel suo messaggio lei si contraddice da sé. Prima afferma che “Notizie dalla Necropoli raccoglie trent’anni di una poesia che non vuole dire un bel niente”, e poi prosegue dicendo che “quella di Lolini è poesia che raccoglie quasi sempre uno scatto nel vuoto del giorno, dove in posa involontaria ci finiscono cose e oggetti e uomini e donne che muovono faticosamente o con leggerezza una comune storia del tutto. Tutto accade indipendentemente, e il poeta non si limita che ad osservare”. Tutto ciò lo dice il Lollini? Le è possibile citare un brano nel quale egli dica esattamente questo? Credo di no, penso che il Lollini non abbia mai detto esattamente questo. E allora? Se lo è inventato lei, magari mentre passeggiava fischiettando nel “regno delle conifere”? No, io credo che le sia avvenuto di pensarlo leggendo la poesia di Lollini, è così? E senza conifere intorno, seduto su una sedia, magari in cucina, aspettando il desinare. Ma allora, se non lo ha detto il Lollini, e se non se lo è inventato lei arbitrariamente, e se lo ha pensato, guardacaso, leggendo la poesia del Lollini, è sbagliato affermare che lo ha detto costei, la poesia cioè, quella che all’inizio lei ha detto che non diceva alcunché? È convinto dunque che la poesia dice delle cose o no? Ma vediamo ancora. Quando lei scrive che questa poesia “raccoglie quasi sempre uno scatto nel vuoto del giorno”, dato che il raccogliere è un fare, non è lo stesso dire che la poesia “fa quasi sempre uno scatto nel vuoto del giorno”? Dunque, almeno in questo caso, la poesia fa qualcosa o no? Quindi la poesia non solo dice ma fa, compie operazioni, sempre che sia a ciò opportunamente sollecitata dal poeta, tramite tecnemi, che non sono solo le figure e i tropi della retorica tradizionale, ma anche altri che sappia inventare il poeta, senza andare a scuola da Domenico Alvino – lo dico anche a Gianni Montieri e a Gino di Costanzo. Vede che belle operazioni di poesia in questo caso ha saputo cogliere lei, Gianluca, non io. Oltre a quella osservata, ce n’è un’altra che lei scopre, e che è lo schiudimento di quel “vuoto del giorno dove in posa involontaria ci finiscono cose e oggetti e uomini e donne che muovono faticosamente o con leggerezza una comune storia del tutto”. Ma è bellissimo, complimenti! Questa sì è critica, e l’ha fatta lei, non io, senza conoscere indirizzi e numeri telefonici della poesia, ché non li conosce nessuno, perché la poesia non ha casa in nessun luogo, è apolide e nomade, per trovarla va cercata ogni volta, sulle tracce di ciò che dice il poeta. E il poeta è per natura libero, quale lo concepiva l’Alighieri dicendo “io mi son un che quando/ amor m’ispira noto, ed a quel modo/ che ditta dentro vo significando”. Dato ciò, il poeta non ha neppure un linguaggio suo proprio, perché è libero di usarli tutti, può costruire i suoi tecnemi anche attraverso parole sconce, o borborigmi, o spernacchiamenti, purché riesca con essi a smuovere la poesia a dire o a fare cose coinvolgenti e trascinanti, riesca ad arredare o a riarredare l’animo del fruitore, per modo che dopo egli si ritrovi ad essere altro da quel che era prima. Avete inteso anche voi, Gianni Montieri e Gino Di Costanzo?
    Salute a voi.
    Domenico Alvino

    "Mi piace"

  16. Non c’è il numero … nemmeno l’indirizzo… e io che credevo …
    Ma se la Poesia fa, allora chi dice? Il poeta? oppure la Poesia fa e dice allo stesso tempo? e, in quest’ultimo caso, al poeta che resta da fare, borborigmi? …
    Comunque da lei “borborigmi” non me l’aspettavo… sono deluso, ecco.

    "Mi piace"

  17. Ogni poesia è misteriosa: nessuno sa interamente
    ciò che gli è concesso di scrivere. Jorge Luis Borges

    Non me ne vogliate (troppo) sono d’accordo
    con Borges solo in parte.

    "Mi piace"

  18. [trollata]
    Cara Maddalena Lotter, ha ragione. Non c’è più rispetto, non c’è più eleganza. Cotesti han fatto fuori fin Madonna Cortesia, sicché, al modo dei funerali, non c’è da fare altro che un compunto silenzio.
    Domenico Alvino

    "Mi piace"

  19. Caro Alvino faccia Lei. Oppure faccia la parola attraverso di Lei, cioè dica la parola stessa o Lei attraverso la stessa parola oppure io, in ultima battuta, io attraverso la parola che Lei dice di non aver letto o che qualcun altro abbia sentito leggere e magari proprio da me, a voce alta. Come vede è un nodo troppo complicato, che non scioglieranno gli scoiattoli grigi che stanno sfrattando quelli rossi e neri nostrani, nè le conifere che vanno a piantarsi troppo in alto e poi mi è venuto perfino il dubbio che notizie dalla necropoli sia il libro scritto dalla colla sulla carta, e che io non l’abbia letto. Però adesso ho io una domanda. Se è vero che la poesia dice e fa tutto da sè, tutto da sola, allora se prendo questi cinque umili versi

    oggi è venerdì
    ricordati è non riciclabile e crauti,
    dove li butto i tuoi sogni,
    bidoncino verde o marrone,
    o forse quello in cui esplosero i raudi?

    pur non possendendone il numero o l’indirizzo di posta eletrtronica o il fax, posso stare tranquillo che la Poesia salirà fino al mio terrazzino, preleverà il sacchetto del non riciclabile e lo depositerà da sè nell’apposito contenitore posto a cento metri da casa mia?

    Io lascerò volentieri che accada. Per i crauti non c’è problema, anche se non li prepara è lo stesso. Vado con le patatine. e occhio che in questo c’è più giudizio critico di quel che si possa pensare. Saluti, disquisire con Lei è additivo.

    "Mi piace"

  20. [trollata]
    Caro Sansone, la poesia non è uno netturbino né un fabbro né un sellaio. La poesia è poesia e basta, è un poièin. Ricorda questo infinito greco? Tra gli altri significati ci son quelli di creare, dar l’essere a, generare, causare, far nascere, sorgere… e son questi i significati che sostanziano il derivato pòiesis, che appunto denomina l’arte di creare, dar l’essere, far sorgere dal nulla, come s’immagina che faccia Dio. Altro che nettezza urbana e smaltimento di riciclabili e crauti! È un fare miracoloso, la poesia, che fa sorgere in chi legge o ascolta ciò che prima non c’era, e a sorgere son sempre cose grandiose in un senso o in un altro. È chiaro che la poesia è mossa a queste creazioni dalla tecnica del poeta, il cui linguaggio non deve di necessità essere illustre e impettito, può essere anche di registro basso, anche volgare, deve solo essere un linguaggio adatto alla scopo, tale che vi si possano costruire tecnemi efficaci ad impellere operazioni di poesia che mutino il cuore o la mente di chi legge o ascolta. E questa mutazione, purtroppo, non è sempre positiva, benefica, consolante o rallegrante, può anche essere negativa, malefica, scoraggiante e rattristante, anzi può anche essere mortale e produrre, certo non la morte fisica, ma una morte morale, o quella che si dice la morte civile. Non è una cosa da prendersi alla leggera questa, anche perché – ed ha ragione il Borges – non sempre il poeta sa ciò che gli combina la poesia, talvolta essa agisce anche per suo conto, o mossa appena da una parola o tono o ritmo o rima, insomma da un tecnema che il poeta non ha scelto di proposito e gli è venuto all’insaputa. E il luogo dove avvengono queste operazioni non è il suo terrazzino, ma è il dentro umano, proprio là dove si trova la fabbrica del mondo, sicché gli effetti del poièin, buoni o cattivi che siano, possono riguardare anche il mondo, che ne può esser migliorato o peggiorato, oscurato o illuminato, dannato o salvato. È facile fare dell’ironia su questo, ma io confido nella sua intelligenza e nella sua sensibilità.
    Per tornare ai suoi versi, occorre dire che essi son di quelli che attivano la poesia. E se lei è così intelligente e serio come mi sembra, non si metterà a fare ironia spicciola, ma converrà se le dico che quei versi non inducono la poesia a venire sul suo terrazzo a smaltire i suoi rifiuti, ma la inducono ad operare all’interno di chi legge, e delle operazioni che essa compie una è d’insufflare il sospetto livido che il mondo ove giornalmente noi viviamo creandolo, sia un mondo in cui tutti siano addetti a ridurre a spazzatura ogni cosa, anche i sogni, laddove si pensava invece che essi fossero un nobile e potente lievito creativo; l’altra operazione è il dare per cosa scontata che tutto questo triturare è rigidamente ordinato, ognuno lo espleta verso l’altro, sicché ognuno è lì per distruggere i sogni e i desideri e le illusioni dell’altro, e tutta questa attività di tritura è il vero oggetto dell’attività governativa ed il vero effetto di quella culturale. Ora, quali risultati crede che produca un simile operare poetico sul singolo lettore e, dato che ognuno contribuisce alla creazione del mondo, quali crede che siano le conseguennze creazionali? La mia idea è che siano tutte conseguenze positive e benefiche, e lascio a lei d’intendere perché. E spero d’essere stato chiaro abbastanza a che si cominci ad aver fede nella possibilità che la poesia rappresenti un mezzo fin di salvezza del mondo, e non si continui a crederla un giochino inutile e insensato. E per finire, mi diaspiace, ma le buste d’mmondizia deve andare a buttarsele da sé.
    Domenico Alvino
    P. s. Se le va, quando ha tempo, visiti la mia pagina Facebook, il cui indirizzo è “Domenico Alvino, Dal mio tempo, dereptus”, così conoscerà meglio il mio pensiero, ammesso che ne valga la pena.

    "Mi piace"

  21. Vorrei solo ricordare una buona norma non scritta, valida per tutti: i commenti sul blog non dovrebbero superare in lunghezza ciò che commentano, a meno che non entrino veramente nel merito ( e forse neanche in quel caso). Per le vostre visioni generali del mondo e della poesia, apritevi un blog vostro, se già non l’avete. Il narcisismo moltiplicato del web è stucchevole e inutile.

    "Mi piace"

  22. d’accordissimo su quanto dice Andrea. L’oggetto era la poesia di Attilio Lolini ma si è subito perso per strada… Ci sono dei commenti ai quali non vale la pena rispondere.
    l.f.

    "Mi piace"

  23. La ringrazio per avermi benedetto l’intelligenza Alvino. Però adesso torniamo in qualche modo sui binari, lasciamo perdere la lettura di Viti ( per me valida), la successiva calata dei pastori venuti alla grotta, le conifere, il metro di Andrea che rimanda alla preghiera e i cinque versi buttati giù per caso. Diciamo che le capiti nuda e cruda la disavventura di leggere i brani qui riportati ed estratti dalla Necropoli.
    Ce lo confida quel che pensa, al termine di questa lettura?

    "Mi piace"

  24. [trollata]
    Vede, Signora dei Baci, il narcisismo! Mi ricorda il periodo staliniano in Russia. Se uno tentava di sollevarsi di un millimetro sulla banalità della propaganda di partito, veniva tacciato di culto della personalità e spedito a prendere il fresco in Siberia. Quanto a lei, Sansone, se si riferisce ai brani del Lollini riportati nella “lettura” di Viti, ho già detto quel che ne penso, può vederlo in uno dei miei interventi precedenti, il secondo, credo. Non vorrei dare altra prova di narcisismo con un ulteriore intervento. Perciò mi consenta ora di scuotere i calzari e ritirarmi, con tanti sinceri saluti.
    Domenico Alvino

    "Mi piace"

I commenti sono chiusi.