‘Xenia’ tondelliani! (Ri)Leggere “Biglietti agli amici” di Pier Vittorio Tondelli

Biglietti agli amici è sicuramente l’opera più anomala di Tondelli: ventiquattro biglietti, uno per ogni ora del giorno partendo dalla notte, raccolti inizialmente in un’edizione di sole ventiquattro copie da regalare il giorno di Natale del 1986. Xenia tondelliani!
Una seconda edizione, con tiratura di cinquecento copie autografate dall’autore, uscì successivamente per coprire le spese editoriali sostenute dall’editrice Baskerville. La storia della nascita di un libro particolarissimo s’incrocia in modo indissolubile con la nascita di un’avventura editoriale che assumerà il nome di un editore inglese. Niente di più tondelliano, se ci si pensa. Pier Vittorio Tondelli aveva concepito un’opera intima ma non diaristica: brevi prose che sfioravano l’aneddotica e l’aforistica senza diventare né aneddoti né aforismi; brevi prose che ruotavano attorno a un intimo gioco di citazioni che spaziavano, come d’uso in lui, dalla letteratura alla musica, dall’arte figurativa al cinema, attraversando la più intima costellazione delle auctoritates tondelliane.
Biglietti agli amici è questo: la trascrizione di un bisogno intimo di un autore che a un certo punto, con l’approssimarsi dei trent’anni (costante il riferimento all’amata Ingeborg Bachmann), sentì l’esigenza di raccogliere nell’unico modo che gli era possibile i suoi amici, riappropriandosi della parte propria depositata in loro. A questo serve il sottile e complicato gioco di citazioni, perché solo il destinatario del biglietto conosce la chiave di lettura; al lettore comune rimane la fascinazione di una prosa evocativa, e la tensione di un dettato penetrante; ma al lettore rimane anche l’incertezza di non avere compreso bene perché non sa a chi si riferiscano quelle iniziali puntate che precedono ogni biglietto.
Solo le prime ventiquattro copie scioglievano i nomi dei destinatari. Nomi che a un certo punto rischiammo di conoscere tutti per una svista del tipografo che, pronto a licenziare la terza edizione (visto che pure la seconda andò esaurita in pochissimo tempo), sempre di cinquecento copie, non si accorse di avere mandato in stampa la prima versione (come raccontano Mario e Maurizio Marinelli in Storia di un libro, rapido contributo pubblicato nel primo numero interamente dedicato a Tondelli di “Panta”, 1992, pp. 80-83).
Leggerlo e rileggerlo senza conoscere i destinatari però non nasconde il “vero Tondelli”, come mi è capitato di leggere in alcune sedi. Davvero sapere quale dei passati suoi amori si celi dietro quel biglietto, o quale amico o amica dei primi anni, renderebbe il libro più godibile? No, io non lo credo. Sapere, per esempio, che A.T. e F.W. possano essere Aldo Tagliaferri e François Wahl toglie quel che di misterioso se non proprio misterico, iniziatico, c’è nei primi due biglietti (i due, tra l’altro, sono nominati esplicitamente nella chiusa del biglietto numero 1).
Io di questo libro amo anche ciò che non conosco e mai capirò. Amo la pagina a sinistra del biglietto, quella che mi riporta gli angeli posti a tutela dei giorni della settimana (i sette angeli che si susseguono di giorno in giorno), o i simboli che se non mi parlano la lingua che invece parlano Tondelli e i suoi destinatari, mi parlano certamente di un mondo che affascinava Pier Vittorio Tondelli al punto da fargli concepire quest’opera.
Poco importa se non si comprenderanno nella loro totalità, o nemmeno in modo infinitesimale, il valore delle tavole angeliche e astrologiche che, ricavate come si sa da Barrett, accompagnano e scandiscono il progredire delle singole ore; affascina il fatto che siano là per calare le brevissime prose o gli estratti dal diario letterario (perché questo sono i brani in corsivo) in una dimensione non accessibile; siano là per staccare Tondelli dalla dimensione ‘romanzo’ quale aveva vissuta fino alla pubblicazione precedente; siano là per traghettarci nel prossimo capitolo, quello frammentario e maturo di Camere separate.

© Fabio Michieli

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Seconda ora della notte. Biglietto numero 2
F.W.

Ieri, domenica, a Chantilly mentre Severo rapito dal paesaggio autunnale, grigio, sfumato eppure così “tridimensionale” e profondo diceva: “È un puro Corot”. Lui si è chiesto perché da qualche anno ama viaggiare, mentre, quando aveva vent’anni, assolutamente no. E trova una ragione: quando era giovano non aveva la scrittura e era solito dire agli amici: “I paesaggi, le città non mi interessano perché non li posso far miei. Non li posso mangiare”.
Ora, invece, tutto lo interessa e lo riguarda perché ha la scrittura, ha uno strumento, ha gli occhi, una bocca, uno stomaco per mangiare e guardare la realtà. Le città e i paesaggi. Per tutto questo solo ora ritrova nei confronti del mondo esterno quella stessa curiosità che aveva nella fanciullezza. In questo il suo trentunesimo anno lo avvicina a quel bambino che era più di quanto sia mai accaduto nel corso della sua giovinezza.
Mentre scrive queste, note, sulle prime pagine del libro di Bachmann, il sole è rispuntato a Boulogne.

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Quinta ora della notte. Biglietto numero 5
L.M.

Conseguenza di uno shock-Baldwin vivissimo: il plot deve essere forte, una storia funziona se ha un intreccio ben congegnato… Ho bisogno di raccontare, di far trame, di scardinare i rapporti fra i personaggi. Il fumettone mi va benissimo, più la storia e lo stile sono emotivi meglio è. Inizierei con un ambiente (gli ambienti, i paesaggi dell’oggi, ecco come manca nei libri) cioè Rimini, molto chiasso, molte luci, molti café-chantant e marchettari…”
Il 2 luglio 1979 Lui hai scritto queste osservazioni su una pagine del Diario. Ha impiegato sei anni per disfarsi di queste ossessioni. Oggi, tutto ciò non lo interessa più. Quello che invece vorrebbe scrivere è un distillato di “posizioni sentimentali”: tre personaggi che si amano senza possedersi, che si appartengono e si “guardano” vicendevolmente senza appropriarsi l’uno degli altri. E sullo sfondo tre grandi città europee…

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Settima ora della notte. Biglietto numero 7
A.P.

102. La Benda

Quando era un giovane che si esercitava nell’arte del taglio e cucito, Si Ster andò a trovare il Grande Maestro Yoshij per chiedergli il segreto della sua raffinatezza elogiata in tutto l’Impero. Con grande stupore lo vide vestito di una sola, lunga, benda bianca.
“Perché meravigliarsi?” disse allora Yoshij. “La Trasandatezza è una condizione dello Spirito. Il suo massimo grado consiste nel Sublime Trasandato il cui raggiungimento però necessita di una costante pratica di vita e di esercizio assiduo. Il Sublime Trasandato diventa allora l’agio delle cose.”
Uscendo dal tempio Si Ster vide una lumaca e fu illuminato.

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Seconda ora del giorno. Biglietto numero 14
M.M.

In quel dicembre a Berlino, nella sua casa di Koepenickerstrasse io volevo tutto. Ma era tutto, o solo qualcosa, o forse niente?
Io volevo tutto e mi sono sempre dovuto accontentare di qualcosa.

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Ottava ora del giorno. Biglietto numero 20
E.R.

Ma io volevo baci larghi come oceani in cui perdermi e affogare, volevo baci grandi e baci lenti come un respiro cosmico, volevo bagni di baci in cui rilassarmi e finalmente imparare i suoi movimenti d’amore.

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Undicesima ora del giorno. Biglietto numero 23
G.V.

Le volte che mi sei mancato… oh, non per la lontananza, ma proprio per la diversità del sentire, le volte che mi sei mancato sono esattamente questi minuti di attesa e di angoscia e di terribile lucidità aspettando un treno a Santa Maria Novella alle due e trentacinque del mattino. Ma le volte che mi sei mancato, oh, non per la lontananza, ma per questa diversità dello sguardo sono i miei occhi che tesi non vedono quasi più.

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Pier Vittorio Tondelli, Biglietti agli amici, a cura di Fulvio Panzeri, Bompiani

13 comments

  1. Da leggere e rileggere ‘Xenia’ tondelliani e introduzione di Fabio Michieli, che invita a un andirivieni fruttuoso non certo tra testo e dettaglio biografico, ma tra testo e altri testi – di Tondelli e di altri autori, con i racconti della raccolta “Il trentesimo anno” di Ingeborg Bachmann a fare da basso continuo – tra testo e altre opere d’arte. Grazie.

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  2. l’invito alla rilettura è proprio basato su questo aspetto dell’opera, Anna Maria.
    confesso che sono un po’ deluso nel constatare quanto poco Tondelli sia seguito negli ultimi anni; deluso perché a lui devono moltissimi narratori/romanzieri “blasonati”, vuoi in scrostati campielli, vuoi in svampiti liquori.
    quello che proprio mi piace di questo libro è la sua cifra da “iniziati”: la presenza di un codice che si (di)svela nel rimando di citazioni e perciò nell’invito indiretto a recuperare testi su testi, e confrontarli (e confrontarsi).

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    1. Ciao Fabio, intanto grazie, il post è splendido. Sono d’accordo sul fatto che Tondelli sia poco seguito, un po’ dimenticato. MI conforta una cosa che ho letto su La lettura del Corriere di ieri: tra i vari Italianisti intervistati, c’era questa professoressa polacca, che ricordava come Tondelli (pur non essendo mai stato tradotto in Polonia) fosse argomento di tesi molto richiesto tra i suoi studenti. Questo dovrebbe far riflettere.

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      1. Tondelli è un autore che merita una continua attenzione, a mio avviso. poi si sa, contro le mode si può fare poco. ma quest’ultime sono caduche; Tondelli non lo è!

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  3. Ricordare Tondelli a pochi giorni dalla sua data di nascita (il 14 settembre del 1955) era doveroso. Grazie Fabio: non mi son avventurata in questi Xenia, ancora, e lo farò presto.

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