Sono i miei occhi – AA.VV. (dal Laboratorio del Carcere di Bollate)

Segnaliamo, molto volentieri, anche quest’anno l’uscita dell’antologia poetica (edita da  La Vita Felice), frutto del lavoro svolto nel laboratorio del Carcere di Bollate, coordinato, ormai da molti anni, dalle poetesse Maddalena Capalbi e Anna Maria Carpi. Il volume è prefato dal Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e sarà presentato nella splendida sala Alessi di Palazzo Marino, sabato 16 giugno. Un esempio di quella che dovrebbe essere la funzione rieducativa del carcere, un’occasione per i detenuti di esprimersi e raccontarsi in versi, un’opportunità importante anche per chi legge

GM

Voci  di Najib El Haddaoui

Sono i miei occhi senza pace
che più mi tormentano
ma è sufficiente udire
la molteplicità delle voci
in questo risiede la pericolosità.
L’uomo di latta recupera il cuore
solo allora
le voci, ridotte al silenzio
da spiriti maligni
intrappolati dalla bottiglia
volano via.
Così è come oscurare
i colori della realtà
e adattarla al bianco e nero.

Come brace se ci cade l’acqua Lorenzo Giupponi (premio Marina Incerti 2011)

Che qualcuno
bussi alla porta, questo vorrei
e che non sia soltanto il vento.
L’amore tarda a venire
e il mio cuore si spegne
come una brace se ci cade l’acqua.
Mi turba la lontananza di lei
e nelle tempie cadono gli occhi
come pietre di fuoco,
le vesti di lei sono il fogliame
che copre la nudità
del mio pensare.

L’invisibile di  Sabina Negut

L’amore vede ciò
che è invisibile.
Pochissimi sono gli spiriti
a cui è dato scoprire
che le cose e gli esseri
esistono perché
non dominano
e non si lasciano dominare
L’umiltà è soprattutto
una qualità dell’attenzione.

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qui il link per leggere un estratto della prefazione:

Sono i miei occhi – prefazione

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6 comments

  1. L’umiltà è soprattutto
    una qualità dell’attenzione.

    dire l’emozione per queste letture non mi riesce, è tanta davvero, si confonde alla rabbia, la supera e si inginocchia. a volte si traduce in un “perché?” che non trova risposte. Una voglia di giustizia che sappia l’umanità.

    Gianni, grazie.

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  2. ieri sera a Mestre ho visto uno spettacolo favoloso sul tema della follia intitolato Turning Back Voices del laboratorio di Farmacia Zoo E’, e mi ricorda molto ciò che alcuni di questi versi esprimono. Il manicomio, il carcere: luoghi che volevano/vogliono cancellare l’identità. Poi in quei versi:

    Così è come oscurare
    i colori della realtà
    e adattarla al bianco e nero.

    mi viene in mente il bel film dei Fratelli Taviani, Cesare non deve morire. Allora penso che il carcere, così come i reparti psichiatrici, siano luoghi in cui oggi debba – necessariamente -essere possibile rielaborare il sé, per comprendersi. La poesia – lo sappiamo – ha tanto a che fare con la vita, e questo sento in questi versi, che sono auto-comprensione. Ricordo un bell’articolo di Anna Maria Carpi a proposito dell’esperienza di laboratorio dell’anno scorso, e mi pare che questa pubblicazione prosegua un bellissimo progetto, che merita l’attenzione della città e di tutti anche. E ci dice anche che la poesia è di TUTTI.
    grazie

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  3. veramente belle, una grande iniziativa.
    la scrittura ha il potere di farti percepire la dignità di chi scrive e di chi legge, e insomma di chi vive.
    vite diverse – lontane – che si intrecciano nell’universalità del linguaggio.

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