Lalla Romano: poesia a piccoli morsi (di Alessandra Trevisan)

LALLA ROMANO: POESIA A PICCOLI MORSI

di Alessandra Trevisan

Nascere pittrice, divenire prosatrice, masticare la poesia: Lalla Romano, attraversa il Novecento così, divisa tra tre modalità espressive diverse; due arti quella della raffigurazione e quella della scrittura che trovano apici di senso e vicendevolmente si rigenerano. Soprattutto è la poesia ‘come vocazione’ a rigenerare la prosa di Lalla Romano – secondo la lezione di Montale, e ancor prima di Mallarmé -, una poesia che pare intermittente e ponderata, date le sole tre raccolte uscite in vita, nel 1941 Fiore, nel 1955 L’Autunno e nel 1974 Giovane è il tempo (oggi in Poesie), ma che è sostanzialmente calata nei romanzi, nei giri di frase, nelle forme narrative che si spostano dalla prosa pura: si pensi ai tardi volumi Diario di Grecia coevo alla raccolta del ’74, Le lune di Hvar (1991), Dall’ombra del 1999 e il postumo Diario ultimo del 2001, tutti editi da Einaudi. La vita a bocconi dei e nei romanzi, narrata con grazia anche estetica nel suo ripiegamento verso il sé (un sé curioso, vorace e attento eppure delicatissimo) poiché Romano è dichiaratamente autobiografica e autoreferenziale, ed è nelle poesie ritagliata con pazienza, smozzicata con grazia, quasi a voler gustare ogni sfumatura di sapore: è infatti la vita un vero cardine, tratteggiata con un pennello sottile come la poesia, come avviene in Una giovinezza inventata (Einaudi, 1979) romanzo in cui l’autrice ci riporta nella Torino degli anni ’20 per raccontare della sua iniziazione al mondo dell’arte, dell’amore, del convitto femminile, in un quadro storico poco rassicurante ossia quello dell’inizio del Ventennio. Ed è certamente in Giovane il tempo che si raggiunge un alto contenuto che prosegue solo, più alto, nel Diario ultimo e ‘definitivo testamento’ che sarà pubblicato immediatamente dopo la morte. Ci sono già nel ‘74 i temi del diario, il silenzio e la musica, le riflessioni sul tempo, su Dio, sulla vita e sulla morte anticipate, diluite, per farle sembrare amare a sufficienza (Vita cerchiamo e simile alla morte/ una infinita pace ci sommerge). C’è il Piemonte, c’è la natura, c’è lo spazio bianco ossia il respiro delle parole “che solo così vivono sulla pagina”.

A ricordarci chi siamo
stanno barriere pareti silenzio:
per attutire l’amore

Come i complici fingono
tra loro di non conoscersi
noi ci passiamo accanto
con spasimo e senza gioia

Ci trasciniamo come corpi
mutilati, storpi: adeguati
ad un mondo diviso

Romano si serve di versi della tradizione, in prevalenza settenari, con qualche novenario a spezzare la fluidità del ritmo; il suo è un mettere a fuoco la complessità del vivere, il peso dei giorni. Il corpo, il silenzio, l’amore e la gioia (un sentire elementare di cui si è spesso privati, fagocitati invece dal ‘mondo in corsa’) sfocano l’indifferenza del presente, chiave di questi versi. Anche nei versi che seguono, settenari, novenari, endecasillabi, il silenzio è mantra, voce-musica, “silenzio come pienezza e sostanza”, con chiusa finale a sentenza, invalicabile:

Musiche nascono e muoiono
Sono ancora parole
Soli ardono si spengono
sono ancora tempo

Solamente il silenzio
oltre il gelo dei mondi
oltre il solitario passo dei vecchi
oltre il sonno dimenticato dei morti

solo il silenzio vive

Scriveva nel 2000 quasi cieca: Perché il mondo per un cieco è più poetico?/ Perché la poesia è innanzitutto spoliazione […], e lo testimonia anche la profonda necessità di fare della poesia un mezzo per interloquire con l’amore, con l’altro, il compagno, come nella raccolta postuma Poesie per Giovanni (Ventimiglia, Philobiblon, 2007). Ed è sì la poesia ‘ricerca nuda’, ed anche «la possibilità, la libertà, la suprema libertà» di espressione come lei stessa rivela ne L’eterno presente (conversazioni a cura di Antonio Ria, Einaudi, 1998), da conciliare con l’immediatezza che non è prolissità né sovrabbondanza, bensì cifra di stile come nella musica, come nella pittura.

***

Di Lalla Romano consiglio un profilo sul sito della Rai ‘Scrittori per un anno’ http://www.scrittoriperunanno.rai.it/scrittori.asp?currentId=20. Su consiglio di Maddalena Lotter, alle poesie di Lalla Romano accostiamo la musica di Gabriele Fauré: http://youtu.be/n2bYmnWvFKo

Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 56552

4 comments

  1. Articolo preciso, un invito alla lettura che raccolgo con gratitudine e piacere, dico in tutta sincerità che Lalla Romano non l’ho mai letta per intero, solo pochi brani antologici, ma l’intervento di Alessandra è uno stimolo per andarla a conoscere. Grazie :-)
    Davide

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