Come leggono gli under 25 #7: Vittorio Lingiardi, La confusione è precisa in amore

La confusione è precisa in amore di Vittorio Lingiardi

di Maddalena Lotter

C’è da dire che questo titolo fa di una raccolta poetica un accattivante richiamo per i giovani lettori, che, confusi per definizione, tentano di riconoscersi nelle parole, alla ricerca spasmodica di una verità per se stessi; è probabile che l’occhio dell’adulto si sia abituato a leggere in un altro modo, forse con meno coinvolgimento, con maggiore distacco emotivo (una sorta di oggettività letteraria, un gusto estetico). Ma essendo questa una rubrica di lettura Under 25, ho ritenuto interessante appuntare come il messaggio immediato, cristallino direi, che la poesia di Vittorio Lingiardi sa trasmettere sia un messaggio che esprime l’amore in quanto aspetto sempre giovane del vivere, e che nello stesso tempo abbraccia, contiene tutte le età. “Poche cose da dire:/ che siamo due ragazzi/ due vecchi -/ a turno, un ragazzo,/ un vecchio./ Non siamo qui per caso./ La confusione è precisa/ in amore.” L’impeto fresco e, appunto, giovane, della poetica di Lingiardi si riscontra in tutte le sue liriche: “Con questa stessa bocca ti ho baciato/ quella che la sera chino/ su gonfi cieli/ pieni di temporale.” (pag. 24), “Ti penso come lo potrebbe fare il vento,/ con rabbia, foglie in cielo, accanimento.” (pag. 9). Il gusto quasi epigrammatico di questo poetare e la forza penetrante della parola sono vicini al verso di Patrizia Cavalli, cioè alla lucidità di analisi dell’universo interiore che la poetessa coglie e riassume in poche parole (quelle giuste), ed è un modo di fare poesia che sperimenta la semplicità e la velocità dei fatti (diceva Alda Merini che “le più belle poesie/ si scrivono sopra le pietre”, cioè dove si può, dove si trova uno spazio e un tempo), lasciando intendere che nel vivere reale non c’è nulla di ridondante, che la complicanza e la confusione sono avvenimenti mentali. Questo “disorientamento preciso” dell’amore in Lingiardi gioca inevitabilmente su una confusione di ruoli (nella relazione), confusione non casuale ma quasi intenzionale, perché insita nel sentimento amoroso, il quale è per sua natura un costante, delicatissimo trasformarsi, che la parola poetica sa ripercorrere con quella sensibilità sua specifica. Chiudendo la raccolta di Lingiardi ho pensato ai secoli trascorsi di poesia sull’amore e alla stupefacente possibilità di fare ancora poesia sull’amore; ho pensato alle persone di ora e di allora, ai corpi sempre in evoluzione (A. Merini), a questo infinito da rimestare (A. Toscano).

Amica del cuore
posso chiamarti amore?” (pag. 42)

 

Su un’opera di Vittorio Lingiardi.

di Alessandra Trevisan

Mi piacciono le persone chiare
percorse da sguardi trasparenti
persone che coniughi in “amare”
con un vago sorriso in mezzo ai denti.

Parlare di poesia significa talvolta sconfinare ai limiti del sé: percependo il soffio della vita dell’autore vicino a quello di chi legge, si stimola un desiderio di “ancora” dato dall’immersione totale nei versi, che concede di riemergervi soltanto quando non si riesce più a trattenere il respiro. Vittorio Lingiardi e La confusione è precisa in amore (Nottetempo, 2012) innescano tutto ciò, re-impastato in un volume agile che muove in primo luogo dalla (rinnovata) lezione di Sandro Penna, quella del servirsi d’una brevità e della rima alternata e baciata come forme di un poetare necessario: «Con te rimango/ prima della soglia/ come nel tango/ accordo legge e voglia.» (p. 46). La subitaneità di questi suoi versi che si servono «un’intensificazione della lingua parlata» come direbbe Alfonso Berardinelli a proposito del nuovo gergo della poesia italiana, ci pare allora un ‘comunicabile potenziato’ grazie all’’evidenza’, una poesia esatta o precisa seppure nello smarrimento di chi parla, soprattutto indispensabile (banalmente detto) come l’amore. Il campo semantico prediletto è quello del corpo, che fuoriesce dalla propria geografia e dai propri contorni per ricollocarsi nello spazio; c’è una frammentazione molto ‘pensata’ e quasi femminile, un contemplarlo – e contemplarsi – non come totalità, ma a tasselli. La confusione che c’è ‘dentro’, seguendo questo insistere corporale, si complica quando trova rimandi, per evocazione, nel fuori, nel mondo che può essere l’Oriente o il letto di casa, che sono poi parte di uno stesso immenso campo su cui misuriamo la ‘quantità’ della nostra esperienza: «Sei come l’onda per me/ io ti gioco al delfino/ sotto l’ascella il branzino/ spina nel fianco fai male/ speranza di scoglio fondale/ spigola all’inguine amore/ orlo spaccato ostrica del cuore» (p. 83) e ancora questa: «Dobbiamo cercare sepoltura/ nel volo delle rondini/ in quello magro di cicogne al nido/ trasfigurare i sogni/ la nostalgia./ Abituarci a nuovi paesaggi/ perderci tra le rupi/ ricercare il battito/ l’argento degli ulivi» (p. 76).
Lingiardi comunica il desiderio di “dipanare l’amore” concentrandone la complessità in poche immagini: la sua è una poesia che ha in testa questo procedere ossimorico, e che non ha la presunzione di mettere ordine all’amore (o alla vita) ma di restare sulla soglia, per approssimazione, vivificando il confine tra essere-non essere, capire-non capire, dire-non dire, che ordinariamente governano gli amori (e la vita prima, appunto) e la poesia stessa. La sua forza è il restituirci sempre un’alta temperatura spostando il nostro baricentro, suggerendo un orientamento visivo e acustico e un sentire poetico democratico perché senza pretesa di verità, come la poesia più valida sa fare.

5 comments

  1. “e ti vengo a cercare”, mia cara rubrica “come leggono gli under 25”, perché mi offri un punto di vista altro, mai banale; “mi piace quel che pensi e che dici”, come colleghi nuovo e radici, come dialoghi con l’alterità “dell’occhio dell’adulto”, che, ti assicuro, impara qui, impara.

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  2. “Questo “disorientamento preciso” dell’amore in Lingiardi gioca inevitabilmente su una confusione di ruoli (nella relazione), confusione non casuale ma quasi intenzionale, perché insita nel sentimento amoroso, il quale è per sua natura un costante, delicatissimo trasformarsi, che la parola poetica sa ripercorrere con quella sensibilità sua specifica.” (Maddalena)
    e poi:
    “Il campo semantico prediletto è quello del corpo, che fuoriesce dalla propria geografia e dai propri contorni per ricollocarsi nello spazio; c’è una frammentazione molto ‘pensata’ e quasi femminile, un contemplarlo – e contemplarsi – non come totalità, ma a tasselli.” (Alessandra).

    Anche se non ho letto la raccolta di Lingiardi, queste che trovo sono due fresche e attenti chiavi di lettura. Freschezza e attenzione: un connubio da riscoprire nella lettura di poesia.

    Grazie molte ;-)

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