Giuseppe Merico – Io non sono esterno – romanzo

GIUSEPPE MERICO – IO NON SONO ESTERNO – CASTELVECCHI – 2011

Quand’era domenica si pregava il Signore. Io pregavo così: << Padre nostro incolonnato sulla tangenziale, sia santificato il tuo nome e spero tu ce l’abbia un nome, non come me che non mi chiama mai nessuno. Venga il tuo regno lontano da casa nostra, sia fatta la tua volontà e spero tu ce l’abbia una volontà, non come me che la mia è morta. Come in Cielo e così in Terra, come in Cielo e così in Terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano comprato con quattro soldi nel supermercato con gli scaffali vuoti, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li  rimettiamo ai nostri debitori, poi dimmi cosa significa “Rimetti a noi i nostri debiti” che io non l’ho ancora capito. E non ci indurre in tentazione come fa la mamma quando dice “Vieni qui” che mi tocca leccarle i capezzoli, ma liberaci da Lui, liberaci da tutti i Lui, amen>>.

La forza della grande scrittura sta nel  fatto che grazie a essa qualsiasi storia possa essere raccontata, anche la più terribile e devastante. In un Salento cupo, scuro, che più grigio non si può, un posto che non consiglieresti nemmeno al tuo peggior nemico, muovono  le pagine di questo romanzo. Un ragazzo malato segregato in cantina dal padre, costretto a rinunciare a ogni cosa e a subire violenze e abusi sessuali. Una madre che non sa proteggerlo, lo sfasciacarrozze, la Sacra Corona Unita. Non si vede un ulivo, un turista, il mare lo si attende come un miracolo. Giuseppe Merico non ci accompagna dentro le sue storie, non  fornisce le precauzioni per l’uso. Apre la porta con un calcio e  ci scaraventa nella stanza. A quel punto non possiamo fare nient’altro che avanzare parola dopo parola, pagina per pagina, finché nel dolore non riconosciamo il nostro, finché non ci commuoviamo, pure in mezzo a tutto questo male, per poi proseguire ancora e ancora. Il padre, la madre, lo sfasciacarrozze, perfino Magnolia (l’amica immaginaria del ragazzino) sono duri, provati, a tratti repellenti. Eppure ci sono rari momenti, in questo romanzo, in cui si prova un moto di commozione, un accenno di pietà, per ognuno di questi personaggi. Nessuna giustificazione, Nessuna salvezza. E quanto si vuole bene al ragazzo? Quante volte ci vorremmo tuffare nell’inchiostro e tirarlo fuori da lì? Fargli una carezza, dirgli: “Ehi, andrà tutto bene”.

<<Perché sei così, papà>>, gli chiedo.

Se ne sta in silenzio per un po’, poi dice: << Non so come altro essere…>>.

Merico è uno scrittore di cui si aveva bisogno. Scrive in maniera cruda, pulita, tagliente. E’ cristallino e coraggioso. Si mette in gioco di continuo, si scava dentro e da lì dentro, inventa. Non bisogna aver paura delle storie. Una storia ben scritta è qualcosa che ci salva, sempre. Io non sono esterno è un romanzo che si divora, un romanzo che una volta finito si ha voglia di uscire a prendere un po’ d’aria, di fare due passi. Dopo, però, si ha voglia di rileggerlo.

@ gianni montieri

7 comments

  1. “Non bisogna aver paura delle storie. Una storia ben scritta è qualcosa che ci salva, sempre”. Lo credo anch’io.
    Una bella recensione, Gianni, grazie.

    Stefania

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