London voodoo: l’incubo lucido. Dialogo con Orso Tosco (a cura di Giulia Bocchio)

London voodoo, romanzo di Orso Tosco (minimum fax), è un libro radioattivo.
A differenza del mito e della poesia qui nulla nasce vergine da un mare incontaminato, anzi, tutto sembra emergere piuttosto da una fogna verdastra solo per anticiparti un avvenire imminente e terrifico, come una cartolina beffarda che digrigna i denti e sembra dirti “Benvenuto al mondo”. E tu, che sei un cuoredolce, cominci a renderti conto che nemmeno l’aria che respiri è sicura, e allora bevi, ti insozzi il sangue, poi lo vomiti, ma è solo una storia questa, una delle tante possibili, è vero…
Eppure eccoti lì, in un mondo che non ti ricorderà, che ti risucchierà, che ti ha già contaminato, hai un odore diverso e una pelle che non è più quella di un tempo. Stai sprofondando, sono sabbie mobili queste pagine. Anche gli oracoli si drogano, ma forse è inseguire il tempo la vera dipendenza.
Ognuno di noi ‘accade’ insieme al presente e c’è un tipo di letteratura capace di accompagnare benissimo questo processo e Orso Tosco, in questo senso, ha scritto un romanzo visionario, perché le sue immagini sono orizzonti, metafore spietate, incubi lucidi.
Equinozio e Solstizio senza più equilibrio di forme e di ombre.
La speranza, tuttavia, è più forte di qualsiasi emottisi di eventi, arterie svuotate e parole al vento: non si sputa via così facilmente.
Capito cuoredolce?

 



Orso, bentrovato. Il tuo romanzo,
London voodoo, è ambientato – come anticipa il titolo – in una Londra devastata da attentati, da un’epidemia ambigua, ai limiti dell’umanità. Un universo distopico che digrigna i denti e ammicca ferocemente alla nostra realtà… 
Com’è nato questo immaginario?

Per prima cosa lascia che ti ringrazi per l’invito.
Per quanto riguarda l’immaginario su cui poggia l’intera struttura di London voodoo, insomma, io credo di aver utilizzato elementi estremamente, dolorosamente realistici: la paranoia, ad esempio, e specialmente la paranoia verso tutto ciò che ci viene presentato come “altro”, e poi la violenza, quella generata dal bisogno o quella più subdola e repressiva esercitata dal potere costituito, a cui spesso fa seguito l’istinto ad auto-arruolarsi in “schiere”, in “fazioni”, la cui intensità è direttamente proporzionale alla facilità con cui possono essere manipolate. Però dopo aver selezionato gli aspetti a mio avviso più critici della società in cui viviamo, o forse dovrei dire delle società in cui viviamo, ho applicato loro una densità e una temperatura, temporale e linguistica, diverse, più intense, credo, più incandescenti.

Veniamo ai personaggi. Si muovono come ratti e come blatte in questa Londra a brandelli…C’è fra loro una donna, Eva B, che ha potere e sangue freddo, e i suoi uomini migliori, il Porco e Dennis Tabbot, quasi gemelli, quasi legati dallo stesso sistema nervoso…

In effetti Dennis e il Porco io li ho sempre immaginati come due creature complementari e, per questo, come due fratelli ideali: accomunati dalla stessa solitudine, dalla stessa mostruosità e, ancora di più, dallo stesso bisogno di tradurre la propria familiarità con l’odio in un sistema in grado di far sì che nulla vada sprecato: nel loro caso la soluzione è data da pratiche orribili che comprendono la magia nera, il loro voodoo urbano, e la tortura. Diciamo che se fanno parte di un corpo di polizia, seppur speciale e decisamente deviato, è perché è l’unico ruolo che consenta loro di fare ciò che li fa sentire unici senza dover pagare alcun debito con la giustizia. Eva B invece è una creatura che a mio avviso ha superato il bisogno, e non è più in grado di trarre piacere. Risulta gelida, e in effetti lo è, proprio perché si è ormai stabilizzata in una misantropia successiva e definitiva, un luogo mentale in cui nemmeno il sadismo sa essere nient’altro che un gioco sciocco. A lei interessa che la realtà raggiunga il proprio punto di rottura, perché soltanto il punto di rottura, che sempre secondo lei corrisponde al momento della confessione, possiede, se non valore, almeno una sua utilità.

E poi lei, Sessantanove, una Pizia figlia del tempo, l’orrendo oracolo eroinomane. Degradante e fondamentale. L’ho immaginata così, come il crostaceo mangia lingua che colpisce alcuni pesci… Cosa puoi dirci di lei?

Sessantanove per me rappresenta, e lo so che suonerà come una contraddizione trattandosi di una creatura millenaria, l’infanzia: l’infanzia pura, che è sempre barbarica, sadica, l’infanzia che, come i poeti, non descrive il mondo ma lo scopre. A questa sua natura però Sessantanove deve aggiungere la zavorra dell’immortalità e la capacità di saper osservare il futuro. Queste due nature lancinanti si danno battaglia senza sosta, e il suo corpo e la sua psiche sono il campo di battaglia.

A proposito di parassiti: il potere sottile dell’invisibile è il centro nevralgico di London voodoo, nonché un’indagine inedita e surreale per la Sezione, ma anche una metafora interessante se vogliamo…

Escluse le motivazioni più strettamente legate alla trama – e che conviene tacere per non rovinare la lettura a chi proverà la curiosità d’intraprenderla – penso che il tema dei parassiti mi interessasse per le ragioni metaforiche a cui tu accenni, e anche perché ci tenevo a trovare un elemento concreto per dare forma e sostanza alla parte, non di poco conto, che regola le nostre vite non grazie a noi, alle nostre scelte e alle nostre capacità etc, ma al contrario,nonostante noi.

Un horror-noir barocco, radioattivo, spietato, che emana odore di sangue e turbe sessuali, che sparge denti rotti e introduce il feroce voodoo urbano. Tanti, inoltre, gli elementi che lo legano all’estetica dei fumetti più foschi….

Di sicuro i fumetti di Alan Moore, in special modo V for Vendetta, Swampthing e From Hell, e poi più in generale i capolavori della Dc Vertigo anni novanta come Hellblazer, Shade, Preacher e molti altri. Con le dovute differenze, si tratta di lavori che mi hanno mostrato come fosse possibile, e in un certo senso doveroso, rispettare i confini dei vari generi proprio forzandoli e mescolandoli tra loro.

A cura di Giulia Bocchio

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