Il demone dell’analogia #43: Autobus

«Una strana amicizia, i libri hanno una strana amicizia l’uno per l’altro. Se li chiudiamo nella mente di una persona bene educata (un critico è soltanto questo), lì al chiuso, al caldo, serrati, provano un’allegria, una felicità come noi, esseri umani, non abbiamo mai conosciuto. Scoprono di assomigliarsi l’un l’altro. E ognuno di loro lancia frecce, bagliori di gioia verso gli altri libri che sembrano (e sono e non sono) simili. Così la mente che li raccoglie è gremita di lampi, di analogie, di rapporti, di corti circuiti, che finiscono per traboccare. La buona critica letteraria non è altro che questo: la scoperta della gioia dei libri che si assomigliano». Mario Praz


COLLAGE DIGITALE by Dina Carruozzo Nazzaro con foto di Saul Leiter

LA CORRIERA

La corriera procede a strappi, muglia.
Chi nativo di qui ravvisa il giogo
cima per cima segue in lontananza
tutta l’azzurra cavalcata; il vento
profila i primi monti
bruciati dall’altezza,
fa livido il colore
più cenere che fiamma
che ha il querceto d’inverno
su queste terre d’altipiano,
sferza, ostacola i muli sulla tesa,
stride sui cumuli di brace. Gli altri,
chi recita il breviario a voce bassa,
chi sonnecchia, chi parla dei suoi traffici
di buoi, di lana, di granaglie e volge,
se volge, un occhio disattento al vetro.

Sediamo qui, persone nel viaggio,
smaniosi alcuni dell’arrivo, alcuni
volti tutti all’indietro, chi sospeso.
Il pecoraio mette in fila il branco,
lo stringe alle pareti del rialto,
libera il passo, la corriera avanza
e sballotta le teste e le cervici.

Chiudo e apro gli occhi sopra questo lembo
di patria, stretto contro lo schienale
ascolto questa gente, questo vento,
vivo per mediazione dei miei simili
più di quanto lo sia in carne ed ossa.

                                                   Da Dal fondo delle campagne di Mario Luzi

 

Ed ecco il pullman delle sette e trenta

mi porta alla stazione Garibaldi;
pressato in una folla muta e svelta
sui cartelloni leggo “Affari, saldi”.

Ed ecco le tue labbra il movimento
convulso e un po’ studiato delle mani
che copre tra i sospiri il mio tormento
di non poterlo fare anche domani.

Domani dovrò andare a comperare
Foglie morte (Prévert) ed il Corano;
(domani dovrò mettermi a studiare).

Non ho più fazzoletti, ho il mal di testa;
mi resta il tuo profumo nella mano,
e di quest’oggi è tutto quel che resta.

                                                                                                                             da Fuoco su Babilonia, di Aldo Nove

 

L’autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell’alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell’autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante ed ironica. Il bigliettaio chiuse lo sportello, l’autobus si mosse con un rumore di sfasciume. L’ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza, colse l’uomo vestito di scuro che veniva correndo.
Il bigliettaio disse all’autista «un momento» e aprì lo sportello mentre l’autobus ancora si muoveva. Si sentirono due colpi squarciati: l’uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò per un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò.

                                               da Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia

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