Appunti di poesia greca contemporanea #7: Titos Patrikios

Appunti di poesia contemporanea
A cura e con la traduzione di Alexandra Zambà
#7: Titos Patrikios

Titos Patrikios, figlio di due noti attori del teatro greco, è nato ad Atene nel 1928. Durante l’occupazione nazifascista ha partecipato alla Resistenza e nel 1944 ha rischiato l’esecuzione. Dal 1951 al 1954 è stato confinato e dal 1954 al 1959 ha abitato ad Atene come «confinato in congedo». Laureato in Giurisprudenza all’Università di Atene, è diventato avvocato, lavorando anche come giornalista. Molto attivo nel campo culturale, è stato, nel 1954, fra i fondatori dell’importante rivista letteraria «Epitheòrisi Technis». Dal 1959 al 1964 è stato a Parigi dove ha studiato Sociologia e Filosofia presso l’École des Hautes Études. Nel 1967, all’avvento della dittatura dei colonnelli, scampato all’arresto, lascia la Grecia e si reca prima a Parigi e poi a Roma. Dal 1976 vive ad Atene.
Dopo l’esordio come poeta nel 1943 in rivista, pubblicò nel 1954 la sua prima raccolta di versi, Strada sterrata. Seguirono: Apprendistato (1963), Fermata a richiesta (1975), Poesie I (1976), Mare promesso (1977), Controversie (1981), Specchi a fronte (1988), Deformazioni (1989), Apprendistato ancora (1991), Il piacere delle dilazioni (1992), Poesie I, II, III (1988), La resistenza dei fatti (2000), La Porta dei Leoni (2002), Il nuovo tracciato (2007), Poesie IV (2007), Brama d’amore che scioglie le membra (2008), La casa (2009), Convivenza col presente (2011), La poesia ti trova (2012). Ha pubblicato anche quattro volumi di racconti e numerosi saggi letterari, sociologici e giuridici. Due suoi libri di sociologia, scritti in francese e tradotti in inglese, spagnolo e russo, sono pubblicati dall’Unesco (1972, 1976) e due altri scritti in inglese e francese sono pubblicati dalla FAO (1970, 1974). Ha tradotto in greco, tra gli altri, testi di Spinoza, Lukács, Hannah Arendt, Walt Whitman, Majakowskij, Neruda, Saint-John Perse, Éluard, Aragon, Brecht, Balzac, Stendhal, Valéry. Sue poesie sono state pubblicate in tutti i paesi europei e in Messico, Cile, Brasile, Egitto, Marocco, Cina. Due sue raccolte sono state tradotte in Francia (Altérations, Parigi 1991; Apprentissage, Parigi 1996); due in Germania (Spiegelbilder, Colonia 1993; Das Haus, Berlino 2010). Un’antologia di suoi versi è pubblicata negli Stati Uniti (The Lions’ Gate, 2006). Un’ampia antologia delle sue poesie tradotte in italiano da Nicola Crocetti, La resistenza dei fatti è uscita nel 2007. Interlinea ha pubblicato le due antologie con testo greco a fronte La casa e altre poesie (tradotto dallo stesso Crocetti, nel 2009) e Le parole nude nel 2013.
Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti da Patrikios in Italia si ricorda il Premio Brancati, Zafferana Etnea 2007, Premio Letterario Internazionale l’Aquila-Carispac 2009, Premio internazionale di Poesia Civile di Vercelli 2009, Premio Feronia Città di Fiano 2011. Nel 2004 il presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica per il suo contributo allo sviluppo dei rapporti culturali tra l’Italia e la Grecia.
Titos Patrikios è un poeta, prosatore, giornalista e traduttore greco; racconta in diverse interviste che concepisce la sua poesia come testimonianza e rimedio all’oblio, affinché i suoi compagni uccisi durante l’occupazione nazifascista non vengano dimenticati, affinché non si taccia la barbarie vissuta durante la guerra civile greca, e più in generale lo strazio di un popolo e del mondo intero. La sua opera poetica è dunque caratterizzata dall’impegno politico e dalla sua esperienza di prigionia e di esilio. Il suo verso spesso colloquiale e senza simbolismi, si carica di una potente forza espressiva. La sua poesia è concreta ed essenziale.
In un’intervista di Alfonso Napoli (13/12/2012) leggiamo: «Titos Patrikios è un poeta estremamente “concreto”, non c’è spazio nella sua scrittura per futili divagazioni o artificiosi abbellimenti letterari (La poesia si fa/ senza suoni melodiosi/ senza colori/ solo con segni bianchi e neri/ con bianchi e neri silenzi/ con fonemi bianchi e neri./ La poesia si fa/ senza parossismi del corpo,/ Questi sono per il prima/ e il dopo). La Storia, quella con la maiuscola ma anche quella personale, intrecciate saldamente l’una all’altra, ha segnato fortemente il suo modo di fare poesia e di rapportarsi alla realtà; non stupiamoci, dunque, se nelle sue liriche rivive l’impetuosa corrente dei “fatti”).»
La lingua della poesia per Titos Patrikios: «La mia lingua è quella che ho trovato, non l’ho scelta; la lingua nella quale sono nato e che ho voluto mantenere nonostante sia vissuto molto fuori dalla Grecia, a Parigi specialmente. Lavoravo e scrivevo in francese e in inglese, però per la poesia non ho mai potuto scrivere un verso in un’altra lingua; dovevo mantenerla tra le altre che volevano mangiarla. Sono ritornato in Grecia perché le altre lingue non potevano prestarsi ad alcuna espressione letteraria: erano lingue per la sociologia, ho pubblicato libri sociologici in inglese e francese, ma per esprimere la poesia non potevo. Vivendo lontano così a lungo, sentivo che la mia lingua diventava più debole e il ritorno in Grecia non era solo per la nostalgia del paese, era anche per non perdere la lingua».
Scrive Titos Patrikios: «La poesia risponde a questioni che ancora non sono poste in essere. La grande poesia prevede le domande dando piacere, attraverso il piacere della lingua, come fa Dante che anticipa fin dai primi versi: Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi ritrovai per una selva oscura/ ché la diritta via era smarrita […]. La grande poesia prevede le domande, però mi piacerebbe dire che cosa non è la poesia, ma non ho abbastanza tempo per spiegarlo, intanto posso dire che non è psicologia né filosofia, dato che ci sono quelli che già vi si dedicano […].»

Breve selezione di poesie tradotte in italiano da Alexandra Zambà

Debito

Tra tanta morte che è venuta e viene a trovarci,
guerre, esecuzioni, processi, morte e ancora morte
malattie, fame, incidenti casuali,
nemici ed amici assassinati da sicari
stroncature sistematiche e necrologi previsti
sembra che la vita che vivo mi sia stata regalata.
Regalo fortuito, se non un furto della vita altrui,
perché la pallottola a cui scampai non è andata a vuoto
ma colpì il corpo dell’altro che si trovò al mio posto.
Cosi, come un dono immeritato, mi fu donata la vita
e il tempo che ancora mi resta
è come se me l’avessero regalato i morti
per rievocare la loro storia.

Οφειλή

Μέσα από τόσο θάνατο που έπεσε και πέφτει,
πολέμους, εκτελέσεις, δίκες, θάνατο κι άλλο θάνατο
αρρώστια, πείνα, τυχαία δυστυχήματα,
δολοφονίες από πληρωμένους εχθρών και φίλων,
συστηματική υπόσκαψη κ’ έτοιμες νεκρολογίες
είναι σα να μου χαρίστηκε η ζωή που ζω.
Δώρο της τύχης, αν όχι κλοπή απ’ τη ζωή άλλων,
γιατί η σφαίρα που της γλύτωσα δε χάθηκε
μα χτύπησε το άλλο κορμί που βρέθηκε στη θέση μου.
Έτσι σα δώρο που δεν άξιζα μου δόθηκε η ζωή
κι όσος καιρός μου μένει
σαν οι νεκροί να μου τον χάρισαν
για να τους ιστορήσω.

 

Rose perenni

La bellezza delle donne che cambiarono la nostra vita
più profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non si cancella con gli anni
per quanto sfumano i tratti
per quanto cambiano i corpi.
Resta nei desideri un tempo suscitati
nelle parole giunte anche se in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai dichiarati
nel riflesso delle separazioni, nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da secoli cantano i poeti.

Ρόδα Αειθαλή

Η ομορφιά των γυναικών που άλλαξαν τη ζωή μας
βαθύτερα κι από εκατό επαναστάσεις
δεν χάνεται, δεν σβήνει με τα χρόνια
όσο κι αν φθείρονται οι φυσιογνωμίες
όσο κι αν αλλοιώνονται τα σώματα.
Μένει στις επιθυμίες που κάποτε προκάλεσαν
στα λόγια που έφτασαν έστω αργά
στην εξερεύνηση δίχως ασφάλεια της σάρκας
στα δράματα που δεν έγιναν δημόσια
στα καθρεφτίσματα χωρισμών, στις ολικές ταυτίσεις.
Η ομορφιά των γυναικών που αλλάζουν τη ζωή
μένει στα ποιήματα που γράφτηκαν γι` αυτές
ρόδα αειθαλή αναδίδοντας το ίδιο άρωμα τους
ρόδα αειθαλή, όπως αιώνες τώρα λένε οι ποιητές.

 

Anni luce

Le immense aree misurate
con anni luce non mi dicono nulla.
Tu eri a pochi metri di distanza
e non potevo toccarti
come una stella fissa.

 Έτη φωτός

Οι απέραντες εκτάσεις μετρημένες
μ’ έτη φωτός, δεν μου λένε τίποτα.
Εσύ ήσουνα λίγα μέτρα μακριά
και δεν μπορούσα να σ’ αγγίξω
σαν απλησίαστο απλανή αστέρα.

 

L’ultima luce

Come te ne andrai nella notte impazzita?
Una mano afferra l’ultima luce come lama.
Come affronterai l’inverno
con i pochi giorni dell’estate passata?
C’è un morto sull’intera lunghezza degli occhi
C’è un morto scomodo nei tuoi vestiti.
Al mattino presto gli spazzini otturano con gli stracci
i buchi che aprirono i baci.

Τελευταίο Φως

Πώς θα φύγεις μέσα στην τρελαμένη νύχτα;
Ένα χέρι σφίγγει σα λεπίδα το τελευταίο φως.
Πώς θ’ αντικρίσεις το χειμώνα
με λίγες μέρες περσινού καλοκαιριού;
Υπάρχει ένα νεκρός σ’ όλο το μάκρος των ματιών
υπάρχει ένας νεκρός αβόλευτος στα ρούχα σου.
Πρωί -πρωί οι οδοκαθαριστές βουλώνουν με κουρέλια
τις τρύπες που ανοίξαν τα φιλιά.

 

Intonaci del cielo

Rimasero le tue giarrettiere
sul pomolo del letto
e un fermaglio per capelli
sul pavimento.
Dalla vecchia finestra
cadevano un po’ di intonaci del cielo.

Σουβάδες ουρανού

Απόμεναν οι καλτσοδέτες σου
στο πόμολο του κρεβατιού
κι ένα χτενάκι των μαλλιών στο πάτωμα.
Απ’ το παλιό παράθυρο
πέφταν λίγοι σουβάδες ουρανού

 


Per saperne di più:
Daniela del Core: I grandi poeti viventi (03/01/2016)
Alfonso Napoli da Quattrocentoquattro (13/12/2012)
Patrikios, La resistenza dei fatti, trad. it. N. Crocetti, Crocetti Editore, Milano 2007
Interlinea: Titos Patrikios

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