Giulia Bocchio, L’Eidos di questo mondo è un airone

Mario Gennari, “L’Eidos del mondo”, Bompiani 2012
L’Eidos di questo mondo è un airone
di Giulia Bocchio

Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, riflette sulla natura metaforica del nostro presente, lo fa attraverso una visione massonica della vita: al centro la rivoluzione dell’ascolto ma anche la semplicità essenziale di un’immagine.

 

Dal 2014 il noto giornalista e scrittore Stefano Bisi è il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, volto e voce dell’obbedienza massonica più antica e che a oggi conta il maggior numero di iscritti. La sua sede romana, Il Vascello, proprio sul Gianicolo, è un tempio moderno all’interno del quale è vivo un grande dibattito sui temi sociali che caratterizzano l’Occidente e più in generale l’attuale presente.
Argomenti complessi nei quali società, filosofia, etica e arte si mescolano e si contaminano solo apparentemente in maniera circoscritta ai fratelli, perché se è vero che ciò che accade all’interno delle logge è appannaggio esclusivo dei liberi muratori appartenenti al Goi, la eco massonica è tuttavia forte e presente nelle trame sociali del nostro paese.
Questa presenza, se vogliamo anche vera e propria ‘influenza’, è spesso offuscata da una retorica comune che vede la massoneria al centro di un effetto domino che dà vita a una sequenza di associazioni mentali e collegamenti seriali ormai noti: esoterismo-società segreta- Gelli- P2- scandali- mafia- corruzione- cronaca nera.
Una semplificazione che, come tutte le semplificazioni, ha innescato un circuito negativo spesso bersaglio dei teorici delle cospirazioni, influenzato certamente da un linguaggio mediatico che negli ultimi decenni non ha risparmiato accanimenti, accuse e anche fantasiose tesi a danno dell’obbedienza, collegandola a gravi reati, alle pagine più nere della politica italiana.

Sul sito ufficiale del Grande Oriente d’Italia si legge: «La natura della Massoneria e delle sue istituzioni è umanitaria, filosofica e morale. Essa lascia a ciascuno dei suoi membri la scelta e la responsabilità delle proprie opinioni religiose, ma nessuno può essere ammesso in Massoneria se prima non abbia dichiarato esplicitamente di credere nell’Essere Supremo […] La Massoneria non permette ad alcuno dei suoi membri di partecipare o anche semplicemente di sostenere od incoraggiare qualsiasi azione che possa turbare la pace e l’ordine liberamente e democraticamente costituito della società».1
La sottigliezza di principi, ideali e aspirazioni di cui si nutre la massoneria non è mai indagata al pari dei fatti di cronaca che hanno visto coinvolta l’obbedienza, eppure essa è parte della storia culturale di questo paese, in maniera più o meno ambigua, più o meno esplicita di quanto non si voglia ammettere.
A partire dalla sua presenza fisica, sotto forma di monumenti, strutture architettoniche che sono sotto la luce del sole, basti pensare alla statua di Giordano Bruno presso Campo de’ Fiori a Roma, monumento massonico, voluto e realizzato da Ettore Ferrari, che fu tra l’alto Gran Maestro Goi, e non serve essere esperti interpreti di simbologia esoterica per riconoscere elementi e allegorie di impronta massonica nel Vittoriano o la presenza di squadra e compasso in diversi dipinti o affreschi sparsi fra musei e chiese in gran parte della penisola.
E numeri, alla mano, le logge del Grande Oriente d’Italia sono oltre ottocentosessanta, tutte attive, presenti, impegnate in diverse attività culturali, ognuna delle quali ha una sua precisa ubicazione all’interno delle singole regioni di appartenenza.
D’altra parte, architettura e massoneria sono da secoli inestricabilmente legate a partire dalla semantica stessa, che nel linguaggio massonico si trasforma in una vera e propria gerarchia di metafore e allegorie che tratteggiano il processo di costruzione e miglioramento dell’individuo, al pari di una cattedrale, di un monumento, di qualsiasi costruzione volta a definire uno spazio autentico, soppiantandone il vuoto attraverso gli strumenti della cultura e dell’intelletto.
Il linguaggio, il simbolo che si fa immagine e che illumina il lungo cammino dell’uomo verso una perfettibilità personale e spirituale, diviene un costrutto sociale specifico per i fratelli, dunque condotta e orientamento che sul piano pratico si traducono in progetti tentacolari e obiettivi specifici (anche se non sempre specificati ai profani), applicati in tanti settori della comunità sociale.
Un’autentica forma di potere invisibile in una società che tuttavia ha fatto dell’esposizione e dell’immagine un’ulteriore forma di potere e di dominio.

Difficile non soffermarsi su Stefano Bisi, che è oggi Gran Maestro in un periodo storico non privo di contraddizioni, Gran Maestro in un’epoca fatta di social media e grande esposizione mediatica di idoli e influencer tanto che, per la prima volta nella storia, e per tentare di restare comunque al passo coi tempi, anche il Grande Oriente d’Italia ha un profilo Facebook, Twitter e Instagram; ma Bisi è soprattutto il Gran Maestro della ritualità sospesa a causa del lockdown – aspetto questo che ha rappresentato per ogni libero muratore un impedimento fisico nei confronti del contatto umano e della condivisione rituale – l’uomo che ha esercitato l’arte della pazienza insieme ai fratelli e ai bussanti in attesa, l’uomo che ha prestato fede all’ascolto: dell’altro, del mondo, di se stessi.
Per Bisi la rivoluzione è tutta lì e questo periodo in particolare ha permesso al Gran Maestro di riflettere sull’importanza della condivisione, della riflessione, del silenzio, per restituire alla società attuale una metafora semplice, ma di grande effetto, che disegna l’uomo moderno immerso nelle contraddizioni del quotidiano fra sfera privata e sfera pubblica. Si tratta di una metafora, semplice, ma di grande impatto, di un’immagine che racchiude in sé stessa un concetto molto antico: l’Eidos, ovvero l’idea, l’essenza e la forma.
Di cosa, di chi? Non è questo il punto.

Per meglio comprendere questa visione, occorre tuttavia fare un passo indietro. A un libro del filosofo Mario Gennari, pubblicato nel 2012, L’Eidos del mondo, nonché il suo capolavoro, l’opera monumentale di questo autore. Una fatica letteraria di oltre ottocentoquattro pagine, un testo sontuoso, articolato in un preciso labirinto atto a ricostruire la storia dell’Occidente in termini sociali, pedagogici e soprattutto filosofici.
Ciò che più conta è l’ambizione di questo saggio, che è tutta nel titolo: l’Eidos, termine che concentra nel suo intrinseco significato filosofico la triade sopracitata: idea, essenza e forma, un principio fondante che in Gennari si fa uno e trino.
L’uscita di questo libro, quasi dieci anni fa, coincise con una grande certezza: finalmente tutta la storia della cultura occidentale era stata messa su carta e reinterpretata attraverso l’Eidos, un concetto riemerso dal mondo greco e ripreso da Mario Gennari come strumento per comprendere le derive del pensiero, i fanatismi, le ideologie, addirittura una nuova chiave per gli studi relativi alla formazione dell’uomo. Un testo fra i primi, negli anni Duemiladieci, a spiegare e motivare la crisi dell’uomo moderno, eppure questo libro è invecchiato male, è un classico che non è sopravvissuto al suo stesso presente, perché nel grande vortice di citazioni e disquisizioni filosofiche dimentica il potere della quotidianità, l’influenza dei social media, di internet e della televisione e siccome in quelle pagine viene preso in esame – anche se parzialmente – l’esoterismo (perché non la troverete certamente lì la famigerata idea-essenza-forma dell’essere e del presente) ecco che, colpo di scena, è proprio un’associazione su base iniziatica a sconfessare la complessità della chiave di lettura di Gennari. È la massoneria, attraverso una rinnovata visione dell’Eidos, a dare una definizione nuova dell’uomo, senza una bibliografia specifica, senza la pretesa di un linguaggio complesso, ma semplicemente una metafora, tra il gotico e il poetico.
Me la concede Stefano Bisi stesso, al telefono, mentre la conversazione su questo saggio invecchiato lascia spazio a visioni nuove «Tutto è mediatico, tutto è sovraesposizione, ma la vera rivoluzione è l’ascolto, la vera rivoluzione è guardarsi negli occhi e portare tutto verso un piano ben più elevato e questi tempi mi fanno venire in mente un’immagine, che condensa e concentra tutto. È idea, essenza e forma» mi dice Bisi.
L’Eidos del mondo è un airone per il Gran Maestro, che mi racconta di un certo modo di agire, nonché di vivere «Bisognerebbe fare come l’airone, che mantiene la sua eleganza, anche con le zampe immerse nelle acque torbide. Bisognerebbe fare come l’airone, che dopo aver tenuto il becco infilato nel fango, tira sempre su la testa.
Bisognerebbe fare come l’airone che dopo essere stato nel brutto del mondo e averne ingoiato le bassezze apre le sue grandi ali e torna a vedere le cose dall’alto. Sapersi sporcare rimanendo puliti, guardare in basso, vedendo lontano. Riuscire a mischiarsi, rimanendo sé stessi. E con regale distacco, essere nobile vedetta dei propri orizzonti».
Un’immagine potente, metaforica al punto da essere tanto massonica quanto romantica e in un certo senso gotica, che soppianta le ottocentoquattro pagine del grande saggio di Gennari e che racconta sorprendentemente bene l’obbedienza stessa, nonché le ansie e le brutture quotidiane che fanno naturalmente parte del vissuto di ognuno di noi.
È un’immagine semplice, ma evocativa, frutto di un immaginario in continuo divenire, perché alto e basso si mischiano, sono elementi della vita, ci saranno sempre, è una diade che fa parte del mondo; serve dare un’idea all’essenza e farne forma per rimanere aggrappati alla realtà, al pensiero critico e mantenere vigile lo sguardo sulle cose e suoi propri obiettivi. È una questione di esistenza, di libera costruzione del proprio io al di sopra di ogni effimero ricatto dettato dal tempo, dalle mode, dalle imposizioni sociali, dal credo politico.
Siamo scissi, la storia è fatta di scissioni, di apparenze più o meno illuminanti, più o meno segrete.
D’altra parte, principio umano di ogni loggia è il miglioramento di sé nonostante le contraddizioni che ci circondano, un percorso lungo una vita, unico per ogni iniziato, che ricalca il senso stesso della nascita e le infinite possibilità annesse a quella specifica vita, mai uguale a un’altra.
Un percorso lungo e costante e che prevede un dopo, un oltre, un Oriente Eterno, la cui idea, essenza e forma, nel caso della massoneria, è ancora un mistero non del tutto rivelato a noi profani.

© Giulia Bocchio

 


1) II e IX Identità del Grande Oriente d’Italia, www.grandeoriente.it

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