Luca Bresciani, Poesie da “Linea di galleggiamento”

 

Succede affidandoci al sonno
di vivere una caduta nel vuoto
che ci riporta a bordo della luce
che filtra da brecce dimenticate.

Dicono che è un riflesso arcaico
che risale alla preistoria dell’uomo
quando i rischi gravavano su tutti
e nessuno era più lieve degli altri.

Di notte cadiamo per rinnovare
l’alleanza tra il solco e la radice
e illusione o verità o non importa
fondamentale è il chiaro che resta.

 

Svegliarsi con luoghi abbandonati
all’estremità dei polsi
e l’erba nei corridoi delle vene
è sindrome del tunnel carpale.

Penso a un’usura per sottrazione
nello stallo di chi si astiene
e la natura violata delle braccia
di notte ci riconsegna alla terra.

 

Accendere i fornelli
per credere ancora nei miracoli
e il pentolino con il manico rotto
diventa un cucciolo malfermo.

È savana la colazione
offrendo la gola al telegiornale
ma quanta bellezza l’acacia che resiste
nella siccità rasoterra del niente.

 


Postfazione di Paolo Maccari

Con Linea di galleggiamento Luca Bresciani consegna al lettore il resoconto di una vigilanza. Nei suoi versi la realtà è perlustrata nelle sue emergenze più minute – piatti, tovaglie, ciabatte – ma il catalogo che ne deriva non è abbandonato all’implicita luminescenza semantica del singolo oggetto: nel giro breve dei testi si assiste sempre a una interferenza meditativa, che tuttavia non sottrae l’oggetto stesso alla sua consistenza materiale; avviene semmai il contrario: il pensiero si cala tra le cose, ne partecipa con la sua provvisorietà e con l’ardore delle sue interrogazioni. La vigilanza è per l’appunto quella di chi sta per pronunciare una domanda, e prima ancora di porla vuole raccogliere tutti gli elementi necessari alla sua esaustività, finché non si acquista coscienza che già in quella meticolosa e onesta raccolta era implicita la risposta, se pure risposta è possibile ottenere da una ricerca integralmente umana. Sia come sia, intanto Bresciani, con la sua aderenza a cose persone e pensieri che formano il suo mondo, ha proceduto a mappare l’esistenza secondo un codice d’intensità emotiva, anche quando il batticuore si celava nei gesti più feriali o nelle accensioni di pensiero meno prevedute. Linea di galleggiamento si fonda su un’ambivalenza dinamica, o per meglio dire su un moto pendolare tra due motivi canonici di scavo lirico. Il primo è tematizzato già dalla coppia di citazioni posta in epigrafe. Szymborska e Cioran, sebbene sia difficile pensare a autori più diversi tra loro, sono evocati a testimoniare la buona lena che, oggi come ieri, nei rapporti sociali dimostrano la follia, il conformismo, l’ottundimento delle possibilità razionali di incontro. Il secondo è rappresentato dalla sofferta persistenza di un’apertura all’altro: e si tratta sempre di un approdo morale provvisorio, da passare al vaglio di persistenti sfiducie. Le quali, pur rinnovandosi continuamente, non sanno tuttavia intaccare la polpa di un destino che si adempie soltanto nel riconoscimento di un destino comune. Non a caso queste poesie espongono spesso un ‘noi’ che significa spersonalizzazione, resa all’indistinto di una folla anonima, ma anche tentativo di condivisione. Le quartine accoppiate di Bresciani, talvolta scisse in distici, talaltra prolungate in una terza strofe, disegnano così un dissidio interiore, profondo e fecondo perché incapace di cullarsi nei propri demoni. Con l’uso accorto e non appariscente dei sigilli della rima (che pure sa sprizzare sapientemente nelle chiuse più conseguenti e amare, o camuffarsi in assonanze e consonanze), con una ritmica che  si modula secondo la sintassi interna del discorso poetico piuttosto che esporre le scansioni tradizionali (anch’esse presenti e dissimulate), la compagine stilistica ribadisce una ricerca austera, estranea a ogni lenocinio formale poiché intenta a mimare le accensioni e le cadute del soggetto di fronte a una negatività che non si trasforma mai in compiacimento negativo. Nei versi si assiepano segnali di allarme, che lampeggiano nei più innocui oggetti o nelle occupazioni meno insidiose, come può essere, nella prima poesia, la rigovernatura dei piatti. E se certa metaforizzazione fantasiosa rimanda a un Novecento analogico, non immemore dei procedimenti surrealisti, è a Caproni che fanno pensare certi improvvisi e inquietanti lampeggiamenti oggettuali. D’altronde, il resoconto di cui ho parlato all’inizio trova nel corpo e nel suo funzionamento, depurati da indulgenze viscerali, un campo di studio privilegiato: si tratta di un corpo trasformato in cartina muta, le cui coordinate ci consegnano un ossimoro carico di senso, qualcosa come un’evidenza arcana, una voce che risuona chiara ma che veicola un messaggio sfuggente. La poesia non può che ripeterlo, questo messaggio, sondandone le sfumature e i sottofondi dove esso rivela la sua verità indiretta. Allo stesso modo, con la stessa appassionata ansia di liberare l’esistenza comune dall’insignificanza della ripetizione, la poesia di Bresciani tenta di riattivare, o reinventare, i significati di azioni logorate dalla consuetudine (si potrebbe leggere in questo senso anche la dichiarazione di poetica racchiusa in questa quartina: «La poesia non salva le persone/ ma il bene delle cure dimenticate/ e diventa il mercato d’antiquariato/ di ciò che non abbiamo compiuto»). Si recupera per esempio la basica religiosità del nutrimento comune, così come ci si sporge con trepidazione sullo spaventoso imbuto del sonno che ingoia e rigenera. Per concludere, mi sembra però opportuno insistere su un punto, quello che riguarda la non elusività della poesia di Bresciani. I versi di Linea di galleggiamento, con il loro assetto balenante e il sicuro ancoraggio al dato esperienziale, avrebbero potuto rifugiarsi nell’allusione come in un confortevole guscio di insinuazioni biografiche, e non ci sarebbe stato nulla di male (è troppo nota la gloriosa trafila di questa attitudine nella nostra poesia per necessitare riferimenti). Ciò non avviene mai, o quasi, perché Bresciani si prende tutti i rischi della limpidezza. E limpidamente, ostinatamente ribatte con un’affermazione di presenza e di partecipazione alle lusinghe dei sonni più smemoranti. Sono infatti chiare le lettere che compongono la breve poesia che riassume, forse, il senso profondo della sua attitudine alla scrittura: «Se cade un oggetto/ è per svelare un indizio.// C’è sempre dello spazio/ tra porta e pavimento:/ una nota in calce al cielo/ che dice non sei solo.»

 


Luca Bresciani (Pietrasanta, 1978) ha pubblicato le seguenti raccolte di versi: Lucertola (Edizioni del Leone, 2011), Modigliani (Lietocolle, 2015), L’elaborazione del tutto (Interno Poesia, 2017) e Canzone del padre (Lietocolle, 2018). Le sue poesie sono ospitate in molti siti letterari tra cui Nuovi Argomenti Officina Poesia, Blog Rai Poesia di Luigia Sorrentino, Poetarum Silva, Atelier Poesia, Interno Poesia.
Linea di galleggiamento è risultata tra i vincitori del premio Guido Gozzano 2019 e Anna Osti 2019 e finalista del Premio Bologna in Lettere 2020, sezioni “silloge inedita”.

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