Toni Mavilia, Insensato viaggio

Toni Mavilia, Insensato viaggio, Mauro Pagliai Editore 2019

È una domenica di luglio 1961, dalla mattina alla sera, con una unità di tempo rigorosamente osservata come se si trattasse di una rappresentazione che giunge fino a noi dal teatro classico greco, a racchiudere le vicende narrate in Insensato viaggio di Toni Mavilia.
Del teatro greco, di quel teatro che ha nutrito e nutre tuttora, con archetipi, temi e topoi, percezioni e rappresentazioni di chi scrive e di chi legge, Insensato viaggio porta con sé altre caratteristiche, e le manifesta. Sono l’unità di azione nella dimensione drammatica – la quarta di copertina sottolinea che si tratta di una «storia di quartiere, tragica ed epica» –, la presenza di un coro (che emerge dagli inserti in corsivo), che ricostruisce e riconnette con il passato gli eventi che si snodano sul proscenio; la presenza di personaggi, donne e uomini, le cui peripezie acquistano una levatura esemplare; perfino l’agnizione è contemplata nella vicenda.
Accanto a tutti questi elementi, tuttavia, ce ne sono altri che concorrono a fare di Insensato viaggio un romanzo testimone del tempo – e di un determinato tempo in un determinato luogo – che resiste nel tempo.
Mi sono chiesta molto spesso, in questi anni caratterizzati da invaghimenti collettivi di lettori per epopee urbane e rurali oltreoceano, se non fosse fecondo lanciare uno sguardo anche sul panorama narrativo italiano, se non fosse possibile rintracciare voci che, come quella di Vasco Pratolini, sapessero intonare e sviluppare una ‘epopea di quartiere’.
Toni Mavilia riesce in questa impresa. Il quartiere è Testaccio, quartiere romano con una storia secolare e una identità che lo rende non solo inconfondibile, ma anche degno di essere conosciuto, esplorato, ben oltre i confini, sia del rione, sia della città.
Il nucleo dell’azione si svolge nella piazza principale del quartiere (anche se gli spostamenti in altri luoghi della città e dei dintorni assumono un significato rilevante nell’azione); da quella piazza si irradiano storie e considerazioni su quelle storie. Da quella piazza, inoltre, la dimensione universale si arricchisce, dialogando con essa, di quella dimensione storica che rappresenta una costante nelle opere di Toni Mavilia, a partire dal romanzo Onda lunga.
L’Italia del secondo dopoguerra e dell’inizio degli anni Sessanta, il carico del passato e lo sguardo al futuro: tutto questo è visto anche attraverso due figure non fittizie e tuttavia centrali nelle vicende descritte.
Due beniamini della canzone italiana, di quella “musica leggera” che ha rivestito in Italia il ruolo di specialità nazionalpopolare, cartina al tornasole di un’epoca. I due, protagonisti di tante edizioni del festival di Sanremo e di altre competizioni canore, sono Domenico Modugno e Claudio Villa. Le loro biografie, non solo artistiche, hanno diviso e unito il pubblico italiano. Ricordo bene gli schieramenti, appassionati ed esclusivi, per l’uno o per l’altro.
Chi era il conservatore, chi l’innovatore? In quale campo? Canzone, politica? Chi, preso in carico dalla Democrazia Cristiana, aveva innovato la canzone italiana? Chi, sostenitore del PCI, aveva difeso la ‘linea melodica’?
Umanità e complessità, a dispetto di facili e menzognere semplificazioni, costituiscono – anche attraverso le vicende paradigmatiche dei due cantanti, qui ricostruite con verità storica e con capacità di introspezione – gli assi portanti di una narrazione avvincente.

© Anna Maria Curci

 

Facciamo un cerchio e diamoci la mano” disse Fernando dando un’occhiata all’orologio. Uno strano disegno circolare si formò nella piazza di Testaccio, proprio di fronte alla chiesa, vicino al monumento ai caduti.
A braccia allargate i ragazzi si tenevano per mano, come calciatori che ascoltano l’inno nazionale, come un girotondo di bambini che aspettano un segnale per muoversi.
“Chiudete gli occhi, adesso. Per un minuto, ricordiamo Virgilio a modo nostro, ognuno con l’immagine più bella che ha di lui, nel suo cuore e nel suo cervello. Dobbiamo sentirlo qui con noi, anche ora, come sempre è stato”.
Le palpebre si abbassarono. Le dita si strinsero a quelle del vicino come se il vicino fosse lui, Virgilio.
Lo rividero colpire il pallone durante una partita di calcio, i più, per invitare un compagno a un gol. Eccolo avvicinarsi a un amico dopo un gol fallito, per consolarlo; a chi aveva sbagliato un tiro, un passaggio, una parata.
Lo ricordarono giustamente compiaciuto in posa nella foto ricordo con la squadra. A un tavolino del bar delle catene, con una tazzina di caffè in mano, sorridente. In costume da bagno, a Ostia, così lo pensarono quelli che fino a qualche giorno prima erano andati con lui a fare i bagni di mare.
Con un occhio pesto, un mese prima.
Con Chiaretta, la sua ragazza, sempre affettuoso, ed era lì tra loro nel cerchio, anche lei, le guance solcate dalle lacrime. Qualcuno dentro le sue palpebre lo vide con il vestito della festa e la cravatta, al matrimonio della sorella maggiore: sbuffava e tormentava il colletto della camicia.
Ad altri comparve l’immagine di lui in tuta da ginnastica mentre si allenava correndo ai bordi della strada; non poterono evitarlo. La stessa tuta che indossava la sera ch’era stato investito da una maledetta automobile, sulla via Ostiense, scaraventato su un muretto.

Fernando li guardò uno per uno a partire dalla sua destra, era lui il capitano della Bucionellarete; nel cerchio mezza squadra, ma anche qualche ragazza, e altri amici. Tutti con gli occhi chiusi. Anche gli anziani, Remo, Schiaffo, i volti come pietra.
“Basta così” sentenziò, dato che il minuto era trascorso. “Ora possiamo anche sopportare quello che dirà il prete”. (pp. 7-8)

 

Toni Mavilia, docente e giornalista, siciliano ma romano d’adozione, ha insegnato per molti anni Scienze naturali e Chimica in un Istituto superiore della capitale, dove vive. Il suo romanzo d’esordio, Onda lunga (Edizioni Associate, Roma 2005), racconta le vicende di una famiglia siciliana nel corso di vari decenni, a partire dall’epoca fascista fino agli anni Novanta. Con Edizioni Associate ha pubblicato nel 2007 anche Contro corrente, che di Onda lunga è il seguito.

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