Nataša Sardžoska, Attesa

 

Nataša Sardžoska
Attesa

alla stazione Bellaterra al bar Bonaparte
ti aspetterò ogni giorno dalle 17 alle 19
dopo il nuoto
con un calice di vino
scavato dal vulcano della tua terra
e un dolce secco che nessuno ha comprato
senza tacchi senza trucco
senza ironia senza rimproveri
con i capelli ancora bagnati
sfidando il vento
sfidando il raffreddore
sfidando te

[da me ti porteranno le linee S2 e S6 che partono
dalla piazza Catalonia
collegata all’aeroporto El Prat
collegato a Fiumicino
con vari voli al giorno:
Roma e Barcellona sono davvero lontane]

in questa città ostile
non ho voglia degli ambienti letterari né di quei tangheri
né di connessioni wifi [tanto so che non ci sei]
sono una pianta e solo voglio respirare
sono un pesce in via d’estinzione
e solo voglio nuotare nell’acqua
sprofondare fino a non poter più
sopportare la pressione dell’aria:
l’aria che non respiri più tu

in questa città con i suoi turisti noiosi
che calcolano i posti ancora non visitati
le donne disperate i baci mai ricevuti
il mondo intero che non sa amare
se non solo per se stesso
solo quello che non gli appartiene
e non lo merita nemmeno
così come io non merito te
ma ti aspetto lo stesso
con la pena della cameriera

[ha capito: speravo di bere il vino con te]
che mi offre una Estrella
anche se non è più la tua
Stella
che cade nel mio lavandino
pieno di sangue e mascara e saliva:

 

per chi ama incondizionatamente
l’essere amato vive nel l’immortalità:

io però non voglio rovinare tutto
per la paura di rovinare tutto
comprendimi
sono la foglia al tuo vento
e il vento sono contro il vento
e non mi distraggo per dimenticarti
non provo nemmeno a non pensarti
indosso il vestito del nostro primo incontro
ordino un’altra stella
alzo le mani nel vuoto
señora por favor una estrella
e tenga il resto
anzi: tenga i miei resti
che sono pieni di te

ti ripeto ogni giorno dalle 17 alle
solo-Dio-lo-sa-quando
ti aspetterò
nel bar Bonaparte di fronte alla stazione Bellaterra
e in ogni ombra cercherò le tue spalle
il tuo viso il tuo sorriso la tua voce
la voce che mi trova nel tuo petto
spasimante tra le corde tirate
verso la scelta che ti richiama

ogni giorno dalle 17 fino a quando cade il buio
nel mio cuore                                                      ti aspetterò
[perché l’amore non è solo l’innamorarsi]
sappilo saranno le mie due ore solo con te
ti parlerò di cose che non ti ho mai detto
ti terrò la mano bevendo i tuoi dolori che diventeranno i miei
ti lascerò sussurrarmi nel silenzio che diventerà il mio
ti darò i versi che non mai ho potuto scrivere:
ti aspetterà questa perpetua proroga

il passo seguente
l’esitazione tra chi-siamo-stati e chi-saremo
il silenzio tremolante
insopportabile
impalpabile
fine
fine come lo è la libertà della fine
[è la fine della innocenza, mi chiedo]
ti aspetterà la mia fiducia nel tuo ignoto
nel tuo sconosciuto fluire al di là di me
[perché la vita ha più immaginazione di noi]
e ti aspetteranno i piatti di ceramica covati
con le mie mani fusi con le mie lacrime
pieni di dolci amari fatti a mano
la mano che non hai ancora toccato
né sposato così come il vento sposa il deserto
il mare la roccia impietosa (e la ammorbidisce)
la mia lingua il tuo seme
ogni giorno
assieme alle pietre iberiche sotto i miei piedi
dove ho inciso « ti ho aspettato Gi »

[così il mondo che verrà dopo di noi saprà:
bisogna sfilare dalla pietra un coltello per
tagliare le trappole della menzogna
la mediocre meschinità del mondo
bisogna imprigionare il sole
quel vincitore sornione
quell’alleato amante
per vivere fino all’oblio
per ardere
come martiri arrossiti]

 

pietre che hanno imparato a rassicurarmi
nel silenzio assordante della tua esistenza
ogni giorno ti chiamerò
fuori di questo mondo senza giustizia e senza coraggio
il mondo dell’io ti tu ti mi
io a te tu a me da te a me di te io ti
aspetterò
con i ragazzi che giocano a pallone laddove non bisogna attraversare
per la strada vuota con le spagnole le loro labbra gonfiate di sesso orale
con il nonno che si è dimenticato il pane al mio tavolo
e mi ha ringraziata di averglielo custodito
con il libro Religione del Nostro Tempo mai letto
con i musicisti che hanno chiuso il concerto della mia attesa

ti aspetterò dalle 17 alla stazione di Bellaterra
[anche se questa terra non è più bella]
al bar Bonaparte
[anche se questa parte del mio cuore non è più buona]
se non verrai
questi uccelli che finiscono le briciole
bruceranno le mie ali
strapperanno un pezzo di me
di quella me che non hai ancora fatto esplodere
quella me che non mi appartiene più
e forse nemmeno più a noi
bensì al nostro passato
perché senza di te io non respiro
perché sono con me quando sono con te
perché se mi allontani da te mi sbrandelli intera
perché sono solo corpo che cammina nell’ombra
di me stessa e sobbalza dai tuoi terremoti
perché per te vivo se ancora vivo*

ricordati
mi strapperanno da te
strappando la mia carne intera
ma non importa
io comunque di carne non vivo
ma di altro
e la vita è anche questa
[fatta di beni di imposte
di moti immobili]

cagna randagia

e anche se tu non verrai
io lo so
questi carnivori uccelli
strapperanno un pezzo delle mie labbra
porteranno il mio sorriso
verso i tuoi cieli
[lo sentirai forse dirti:
non tradire te stesso]

nella tua luce del mezzogiorno
mentre camminerai con la tua scorta
con il tuo libro nelle mani
con la tua fuga dalla vita
con la giustizia che non hai ancora distribuito
con quella tua ineffabile: pura gioia nella gola
con i tuoi occhi brillanti e lucidi
come le olive della mia infanzia
puntati verso il bersaglio:
il grigio impietoso
delle strade imperiali

le strade:

dove non ci siamo
mai conosciuti

 

Bar Bonaparte, Bellaterra,
Barcellona, 3 ottobre 2019

 

*in corsivo il verso di Sanguineti

 

 

Nataša Sardžoska (Skopje, 1979) poeta, scrittrice, traduttrice, antropologa macedone, ha vissuto a Parigi, Brussels, Milano, Stoccarda e Lisbona. Ha publicato le raccolte di poesie: La camera azzurra, Pelle, Lui mi ha tirata con un filo invisible, Acqua vivente, Osso sacro, saggi in riviste internazionali e racconti nell’edizione Stupore. Il suo libro Pelle è stato pubblicato negli Stati Uniti e in Italia. La sua poesia Marionetta è stata pubblicata nell’Antologia internazionale in spagnolo e in inglese contro l’abuso di minori dell’ambito del Festival di poesia Scream. Ha partecipato a vari festivals tra cui Ars Poetica a Bratislava, Poesiefestival a Berlino, Parole Spalancate a Genova e il Festival Sha’ar a Tel Aviv. Si è esibita al Palazzo Ducale a Genova, al Teatro arabo-giudeo Yaffa a Tel Aviv, nell’Accademia delle Belle Arti a Berlino, nella Galleria d’arte moderna a Bratislava, nella Biblioteca nazionale di Sofia, nel Centro Culturale di Belgrado e nel Museo Revoltella a Trieste.

 

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