Raffaela Fazio, da “Midbar”

Raffaela Fazio, Midbar. Prefazione di Massimo Morasso, Raffaelli 2019

 

Qol demamah daqah

“E un vento fortissimo che spacca montagne e spezza le rocce era davanti al Signore. Non nel vento, l’Eterno. E dopo il vento, un terremoto. Non nel terremoto, l’Eterno. E dopo il terremoto, un fuoco. Non nel fuoco, l’Eterno. E dopo il fuoco, un suono di silenzio sottile. Come l’udì, Elia s’avvolse il viso nel mantello e uscì sulla soglia della grotta” (1 Re 19, 11-13).

Non vento di bufera
frastuono
non fuoco o tremore
non guerra, non pace

ma bocca che si apre
senza suono.

L’Eterno
——–è silenzio sottile
che ti vuole e che non rivela
niente: solo
ti concede un respiro
e un’ansia più mansueta.

Rinunci a capire:
è il tuo modo
di attendere il futuro

perché la conoscenza
è un’illusione.

Il vero si fa strada
se i sensi sono arresi
complici del dubbio.
E mantice
———l’assenza.

 

Le prime tavole

“Mosè si voltò e scese dal monte con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra […]. Quando si fu avvicinato all’accampamento, vide il vitello e le danze. Allora l’ira di Mosè si accese: egli scagliò dalle mani le tavole, spezzandole ai piedi della montagna” (Es 32,15-16.19).

Lo schianto
della pietra sulla pietra.
——————-E poi il silenzio

vuoto di vento dopo la scossa.

Si spezza la materia:
sventa il possesso
———affida
le parole al volo.

Altre le seguiranno
solcheranno il tempo
———orfano di un lato.

Ma le prime
dove sono
se non nel fiato
che le cerca? Nella mente
———o nell’inesistenza?

Il loro dono è
———l’incertezza, il sogno
del frammento che si è perso
———l’affanno
che non si rassegna

e come l’ala
che si getta nel nulla e si sente
sorretta
———la libertà:

non arriva
all’antica lacuna
ma ne varia
tra i segni la distanza

e riscrive
daccapo la memoria.

 

Rut

Nell’aia

“Booz mangiò, bevve e con il cuore allegro andò a dormire accanto al mucchio d’orzo. Allora essa venne pian piano, gli scoprì i piedi e si sdraiò” (Rt 3,7).

Il calore
dei campi e del vino
———-nei corpi
distesi – silenziose sementi.

Ogni uomo ha un peso di stelle
dentro il sonno
un destino.

Ma tu sei leggera
e profumi muovendo i capelli.
Chiedi pace
al respiro. Scegli il posto
che la notte non nega.

Nessuna carezza:
solo scopri i suoi piedi
e aspetti la brezza
———-dall’alluce al cuore
il risveglio.
Lui saprà che ti spetta
la parte migliore.

Per amore la terra
è fatta di tempo
———e la storia
———di vento, ruah.

 

Ti ho trovato

Stendi su di me
———la tua ala
questa notte
perché la terra sotto ai corpi
s’impasti di cielo.
———Ogni fatica
è pronta e dolce:
annuncia il suo riscatto.

Che prima del chiarore
il dono
———passi
dall’ala al grembo:
“Apri il manto
tienilo con forza”.
In sei misure
———l’orzo
ha la leggerezza
di un chicco
dalle tue dita alla mia bocca

e per sola grandezza
il mistero
———il futuro.

 

Di campi e di attesa

Fu luce la schiena
dell’angelo curvo
sulla tua vita e la mia
———lontane
scordate dal tempo
ferite, cadute
da un diverso mannello.

Fu una stella
lo sguardo che ci scorse
——–– calma la mano
che ci spigolò
e ci tenne per sempre
——————-nel palmo.

 

Parlerò io

“Perché mi nascondi la tua faccia e mi consideri come un nemico?” (Gb 13,24).
“Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro. Languisco dentro di me” (Gb 19,27).

1.

Ricordati
che è un soffio questa vita.
Il mio occhio s’abbuia
si perde.
———Il tuo
mi cercherà solerte
ma io non sarò più:
chi cade giace inerte
———non germoglia
se lo tagli
nulla ricresce.

Perché conti i miei passi
mi dai la caccia
e ti nascondi?
———Perché trafiggi
le mie reni?
Sei tu che mi plasmasti!

Se almeno
tu mi chiudessi nella morte
fino a svuotarti d’ira
e poi mi richiamassi!
———Risponderei.
E tu di nuovo
———mi vorresti.

 

2.

Cos’è che crolla in me?
Cosa rimane
se stendi uguali i giorni
sul boia e l’innocente?
———Chi mente
non vacilla.
Prospera il più forte
e il gregge dell’iniquo
non ha aborti.
———Perché taci?
Dove il mio sbaglio?
L’uomo
scandaglia il mare
fruga la terra
cerca nelle rocce l’oro.
Ma non c’è spazio o tempo
da cui estrarre
———l’ultimo responso.
Non si acquista
con onice o topazio.
La mente non lo scova
non l’ospita l’udito
la voce
gira su se stessa.

 

3.

———Ma è successo.
Invece
di trovare una risposta
ti ho visto
———coi miei occhi.

———Su me
——————le tue pupille
sono le stelle e il buio
che le tiene, la creta
premuta dal sigillo
la neve, l’alta pastura
il parto della cerva
e i nervi
di ogni creatura indomita.
Sono il pianto
——–che conforta

——–e anche la morte
che finisce
dove al tuo sguardo il mio sguardo
senza capire
si unisce.

 

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