proSabato: Luigi Cecchi, Fat

©Luigi Cecchi

 

FAT

Cerbolino Dentaspicchio era di gran lunga il più talentuoso giullare di Terramagna. Quando proposero a Re Uduerto III di invitarlo a corte per una serata di divertimento, il Re ne fu entusiasta. La serata fu organizzata con perizia e gran sfarzo, allestendo la sala del Re in tutta cura. Furono sostituite tutte le candele sui lampadari e sui candelieri. Tovaglie di colori ricchissimi e di tessuti pregiati ricoprirono i tavoli. Furono selezionate le migliori stoviglie, e non si badò a mettere sui tavoli persino bottiglie e vasi di vetro. La cucina si diede molto da fare, iniziando a preparare la cena già dalle prime luci dell’alba. Chiaramente ogni ospite fu invitato a presentarsi indossando il miglior abito da sera, e il Re diede disposizione di togliere dall’armadio il più bello tra i suoi vestiti. Persino il secchio del cacatoio sotto il trono fu svuotato e lavato in modo che il Re potesse farne uso durante la serata senza doversi alzare.
Lo spettacolo iniziò con un po’ di ritardo perché Cerbolino dovette rifarsi il trucco diverse volte, in quanto continuava a sudare per l’emozione, e ormai aveva il colletto della camicia tutto intriso di pitture e cera. Esordì con un classico: il suo pezzo sulla corruzione dei potenti, nel quale li paragonava a diverse malattie veneree. Il pubblico apprezzò tantissimo, e il Re anche, perché non era corrotto. Poi passò a farsi beffe dell’avidità con la quale gli esattori spillano tanta parte di ciò che le genti guadagnano, e molti applaudirono, tra cui il Re che non aveva mai alzato le tasse sin da quando si era seduto sul trono. Proseguì con un pezzo di livello un po’ più basso, nel quale canzonava le donne brutte. Fu quello che riscosse più successo, e anche il Re quasi si ribaltò sul trono dal ridere, perché sua moglie, la regina, era bellissima, e sua figlia (grazie agli dei) assomigliava in tutto a sua madre. Fu così che Cerbolino, soddisfatto della piega grandiosa che aveva preso la sua esibizione, decise di concludere con qualcosa di leggero: una serie di battute caustiche sui grassoni. Purtroppo in pochi, tra gli ospiti della corte, le trovarono divertenti. E il Re men che mai, perché era un uomo obeso oltre la decenza. Il giullare tentò di riprendersi con qualche sorriso e un paio di commenti imbarazzanti, ma a nulla servì. La sua testa finì sul ceppo e fu mozzata prima ancora che la servitù avesse servito il dolce. Applausi.

©Luigi Cecchi

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