Poesie di Claudia Fofi dalla raccolta inedita “Il delta della lingua”

Foto di Andrea Cancellotti

PARTE I

1.
è notte quando arriviamo. al tropico fa caldo. i morti li tengono in celle che danno sulla strada
la saracinesca del garage
fa il rumore che mi aspetto
le celle sono tutte uguali
così l’uomo sbaglia cadavere
viene fuori un tailandese giovane
sbiancato dallo spavento
no, no, è tutto un coro
no non è lui
un morto non vale l’altro
poi aprono la tua cella
babbo
ti tocco senza paura
le sopracciglia nere, curiose al tatto
il corpo massiccio pieno di
stupore agro
schiacciato dal peso
senza pensieri

2.
al funerale i fiori
solo bianchi viola verde chiaro
qualche punto di corallo
intorno alla tua fotografia

4.
tu sei nel legno, chiuso dentro
il tuo corpo non ti contiene più
ora è stretto lo spazio
per ciò che lo animava

5.
il monaco da solo
il monaco in gruppo
il monaco mangia
il monaco prega
il monaco veste d’arancione
il monaco prende la busta
il primo monaco tende un filo bianco
attaccato alla bara
l’ultimo monaco conta di meno
il monaco accenna un sorriso
il monaco mi ignora
i monaci ignorano tutti
due monaci hanno le spalle coperte di tatuaggi
uno è vecchio
l’altro è giovane bello sembra un criminale
a un certo punto pronunciano il nome di mio padre
il suo nome mischiato al sanscrito
spicca come una poiana in un cielo chiaro

8.
il becchino è pelato e parla senza sosta
gli mancano tutti i denti ha le gambe storte
gli occhi ce li ha ma sembrano chiusi
quando li apre vedo quanta morte ha toccato
e per quanto tempo e so che mi posso fidare
non sarà sgarbato
con le ossa di mio padre
mette le mani dove deve
scolpisce con i resti una sagoma umana
ordina di coprirla con petali di fiori
i resti prendono una forma nuova
niente si crea, niente si distrugge
ecco cosa voleva dire

21.
se ogni cosa finisse ora, in questo istante
cosa avrei perso, mi chiedo
la vita scorre anche quando finisce
scorre finendo, nel delta della lingua

50.
ti saluto, padre mio
seduta su un vecchio tronco scuro
mentre il mare lontano
monta fino alle guance delle nubi

PARTE II

9.
ho passeggiato sui tuoi occhi chiusi
con la punta delle dita
tentavo di riconoscere
un rumore qualunque,
il frusciare del cane color sabbia
dietro la nuca.

 

11.
quel barbone che ho visto ieri sera
la giornata storta che dura tanti anni
la gioia perfetta oltre la finestra grande
gli alberi ognuno con la sua forma
il ronzare degli umani e delle api
osservare la rotazione lenta
dondolare con gli altri in una danza muta
saperti in tutto, e che tutto è in te
non basta a fare di me un essere migliore
a tratti sparisci e poi si illumina
il vecchio ramo
una luce da fuori a dentro
come a dire, eccomi, non c’è altro capisci?

non c’è altro

 

Informazioni sull’autrice qui

3 comments

  1. Una silloge commovente, che tocca nel profondo, senza alcuna retorica o luogo comune, che s’incunea nel lettore con voce sommessa e meditata, con la sordina tenace che solo l’amore perdurante oltre l’assenza sa conferire, con la lucida e tersa oggettivazione, con la partecipata presenza di scrive e nel contempo tenta l’opzione dell’astrazione non portata all’ultimo grado, che misura la temperatura del chiosare gli esiti ultimi di una vita così prossima da non sembrare umano e tollerabile un allontanamento. Tutto ciò davvero importa e i versi fluiscono con accurata naturalezza che sembra essere una sorta di commento ultimativo, di marginale commento, di sintesi etica. Tutto ciò ha la meglio su ogni altra sciocca questione umana, su ogni altra condizione, parvenza, ruolo attribuito o ascrivibile.
    Un ringraziamento a Claudia Fofi e alla redazione che ha pubblicato i suoi versi.

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    1. Grazie Salvatore. Sono una pessima frequentatrice di blog letterari e quindi non ero tornata qui da un po’. Tornarci e trovare queste parole riempie la mia giornata di ulteriore senso. Domani vedremo, per oggi mi cullerò con questo piccolo grande riconoscimento. Sei poeta?

      Mi piace

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