Carolina Carlone, poesie da “Variazioni nel clima”

Ore 13: presagi

Ancora un corpo

e una testa

riconsegna oggi il fiume

E ombre di fucili
la sabbia

Hanno già chiuso le porte
blindato gli avamposti
giurato vendetta e radar
ai molteplici infedeli
di questa Terra

Dicono che vi sia un traditore
che passa nella notte
tagliando gole

Per altri uno straniero
dal nome impronunciabile

che scuote il capo
come le orecchie

gli asini carichi di mosche

e cammina lungo la muraglia

che altri usa chiamare città

 

Gaza City

Ti ho chiesto,
in arabo
mi hai detto
del tuo lavoro a Gaza.

Con pietre, fango, conchiglie
i piccoli nella scuola
ricostruiscono
il muretto della recinzione

un fiume da cui sporgersi
sotto le bombe dei padri

 

Nella frontiera

Mi hanno ucciso
molte volte

L’elettricità è passata
fra i miei ricordi

Sparigliato per sempre
vivo come la salamandra
che da trecentomila anni
non muta i suoi colori

Cosa vuoi vedere, Miran?

Su questa volta di torba
poggiata su architravi d’ossa
che tutti sostiene e inghiotte

non puoi fotografare nulla

e nessuno è quel che sembra

Mostrami i documenti
la carta d’identità, un passaporto

Sei anche tu un assassino?

Non c’è nulla
che tu possa testimoniare
tireranno pietre

Io le raccolgo, ci scrivo la data
le riconsegno alla terra

Ma la verità che cerchi
ti raggiungerà di scatto

sul pianale di un pick-up

Sempre staneranno
la giugulare dal suo nido

non si fermeranno
davanti a un corpo che trema
non davanti a una preghiera

Siamo già papaveri

gettati a bocconi
dentro il fosso

 

Migranti

Noi

la goccia
che cola dal chiodo
conficcato nella luce

Come cormorani
ci siamo posati sulla vostra nave
scuotendo le mani pesanti

 

Un poco più forte

Vi volterete di scatto
antico sussulto
a un rumore
un poco più forte

Cadrà a terra il tablet
insieme al mojito

Perderete nelle tasche
ogni telefonino

Senza più trono
porterete nella retina
l’orrore di un mondo

 

Reti

Si disfano le reti
a brandelli
le nostre foreste

Il mare salva nei fondali
resine, scafi,
ossa, speranze

e piccoli morti

 

Carolina Carlone, Variazioni nel clima. Interventi di Luciano Benini Sforza, Mariangela Gritta Grainer e Nevio Casadio, L’arcolaio 2018

Carolina Carlone, nata a Ravenna nel 1964, ha studiato presso l’Università di Bologna. Da trentacinque anni insegnante nella scuola pubblica, ha condotto varie sperimentazioni e progetti, relativi a linguaggi analogici e digitali. Negli ultimi quindici anni si è dedicata, assieme alla coreografa Monica Francia, all’ideazione e alla divulgazione del progetto “CorpoGiochi a Scuola”, realizzando diverse pubblicazioni e film-documentari.
In poesia, esordisce con la raccolta La stanza del tè (Ravenna, 1999), seguita da Col passo degli esuli. Trittico (Ravenna, 2000), Webcam (Ravenna, 2002), Ponti mobili (Ravenna, 2003). Raccolte poetiche volutamente auto-prodotte, per un gusto e una cura artigianali dell’oggetto-libro, che ricevono apprezzamenti e numerosi riconoscimenti a livello nazionale. A esse fa seguito Alessandro speaks. Tessitura a più voci (Villa Verucchio, Pazzini, 2006), opera in versi premiata, nel 2007, al “Premio Internazionale San Domenichino”.

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