Le impressioni e i paesaggi di Federico García Lorca (di Paolo Carlucci)

La devozione all’ombra
Paisajes de mi alma

(Le Impressioni e paesaggi di Federico Garcìa Lorca)

 

Il tema del viaggio come devozione all’ombra, che si fa cuscino di sogni e archivio di crepuscoli, andando tra rovine di storia e di fede sommerse da una ragnatela di secoli, è importante nella poetica di Lorca. «Il paesaggio ha/ ragnatele di secoli./ Archivio di crepuscoli/ e di notti», intona con epigrafica forza lirica il poeta granadino. La magica forza della poesia lorchiana, del resto, nasce sempre da un’appassionata trasfigurazione del reale, che si fa canto di radici simboliche.
Le prose di Impresiones y paisajes, una sorta di diario lirico composto tra il 1917 e il 1918, rappresentano bene il nodo tra paesaggio e suggestione interiore. Misticismo e sensualità animano con forza la geografia della visione del poeta: nelle descrizioni romantico-decadenti di luoghi che risvegliano gli occhi dello spirito, come rapiti in una meditazione estetica, Lorca e i suoi amici visitano le città e i luoghi  della più alta religiosità spagnola, come  Avila, il monastero di Silos, o ancora i sepolcri reali di Burgos, o la città perduta di Baeza… In questi vagabondaggi, in cui «le lampade della fantasia si accendono nel ricevere il balsamo profumato dell’emozione», emergono in nuce già molti elementi della poesia e della grande creatività di Lorca. Paesaggi puntellati da giardini e città, spesso in stato di decadenza, danno al poeta del cante jondo emozioni profonde.
I paesaggi della Castiglia, un topos della poesia spagnola, rinascono qui come vertebre di sogni: e nell’andare tra spazi e monumenti vuoti o in rovina, Lorca procede per quadri-retablos di immagini… Il poeta si fa tessitore di una durata interiore proprio nella storicità dell’andare. E così la dimensione simbolica degli elementi naturali e insieme artistici, si fa all’unisono basso continuo di una visione che si risolverà presto nel magico, misterioso duende dell’ispirazione lirica. Sillabe nebulose, ondeggianti d’emozioni, la Natura:

Il mare è
il Lucifero dell’azzurro.
Il cielo caduto
per il desiderio d’essere luce.

Povero mare condannato
a eterno movimento,
che sei vissuto quieto
un tempo là nel firmamento!

Un singolare pellegrino celeste Lorca, pieno di sensuale, ardita malinconia, di una religiosità dell’ombra-luce che nel tramonto dell’Occidente, già annunciato e quasi incombente, sente la missione del poeta come Caminante de recuerdos e incisore di sogni. Si pensi anche all’arte di Goya e alle sue peintas nigras… Oceani onirici in tempestosa formazione, i quadri di un artista assetato, dissetato d’infinito ma disperato nel tormento del presente. Antesignano romantico Goya!
Nascono così in Lorca queste romantiche impressioni, deliziate e decadenti, dannunziane forse nell’inconscio, rivisitate al suono delle nacchere e del pianto: scenico, rituale e teatrale (stava certo elaborando lo spirito e il messaggio del teatro popolare, gratuito e ambulante de “La Barraca”). E l’Amore è sognato nel colore della sua Spagna travagliata, amata e percorsa in ogni pietra o vena di terra, impennata dell’arte, orizzonte religioso, spesso colta in quella particolare tonalità della fiesta de la muerte, onnipresente nei temi innati, ancestrali, nei pulsanti archetipi e nelle carnose o floreali metafore di Federico Garcìa Lorca.

Tremano giunco e penombra
sulla riva del fiume.
S’increspa il vento grigio.
Gli ulivi
sono carichi
di gridi.

Sin dalle pagine iniziali dell’opera, Lorca fa una meditazione che è dichiarazione di poetica e di vita: «In queste passeggiate sentimentali e piene di devozione per la Spagna dei guerrieri, l’anima e i sensi godono di tutto e si inebriano in nuove emozioni che si provano solo qui, lasciando infine una meravigliosa gamma di ricordi… Perché i ricordi di viaggio sono una ripetizione del viaggio, ma con più malinconia, ormai rendendocisi conto più intensamente della meraviglia delle cose… Ricordando, ci avvolgiamo di una luce soave e triste, e ci eleviamo con il pensiero al di sopra di tutto…»
Il paesaggio come impressione dunque non è mai fine a se stesso, ma diventa baluardo di vita nel sogno che risveglia e rianima paesaggi e ricordi. E questo andare nell’archeologia della terra e dell’arte dell’ombra/luce, sprigiona sempre nel poeta andaluso le emozioni di un mondo di natura che si fa sogno e pittura interiore, e in cui l’occhio si fa romantico hidaldgo dei ricordi. Son simboli il vento e gli alberi, ma anche i suoni sono tasselli di un viaggio, un lucido sogno di ombre radenti che generano poesia.
Quanta luce ferita, stralunata soggiace in queste impressioni d’ombra che annotano sacra e potente la tierra su cui batte, musicale tamburo di tristezza, una lluvia oscura che battezza tante paure collettive, letterarie e popolari, e inonda o intride il giardino di versi di Lorca. Davvero in questa inarginata poesia-simbolo c’è la vera chiave fondante della poetica del paesaggio come respiro dell’ombra, Stimmung ineludibile di García Lorca.

La tua elegia, Granada, la dicono le stelle
che dal cielo trafiggono il tuo nero cuore.
Lo dice l’orizzonte perduto della tua vallata,
la ripete solenne l’edera che si abbandona
alla muta carezza del torrione antico.

Non solo Baedeker della bellezza, come ferve negli illustri esempi dei diari di viaggio tra Otto e Novecento, da Heine e Ruskin a Rilke ed Hesse, per citare i più famosi della tradizione, vera e propria arte, del viaggio culturale: il mitico, formativo Grand Tour che Goethe onorò ed elevò a modello epocale. Ma, per Lorca, inquieto quanto estasiato, erano, furono chiodi di un lungo, volitivo calvario di riflessione estetica: ecco dunque il senso profondo di questa opera prima, Impressioni e paesaggi che resta una tappa obbligata per accedere e poi varcare la soglia musicale del suo canto futuro, «con palabras de tierra entrelazadas/ en la azul melodía…»

 

García Lorca, Impressioni e paesaggi e poesie sparse, a cura di Claudio Rendina, Newton Compton, Roma, 1976
García Lorca, Poesie, voll. 2, Guanda, Parma, 1962, a cura di Carlo Bo

Copyright 2018 © Paolo Carlucci

 

 

 

One comment

  1. Suggestiva questa lettura del poeta andaluso in cui il paesaggio lirico si accende di luci, suoni, profumi. Paolo Carlucci, fine lettore di poesia, penetra nell’intimo del canto ripercorrendone il ritmo profondo con intelligenza e sentimento.
    Un saluto a Paolo e alla Redazione,
    Rosaria Di Donato

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