Ostri ritmi #19: Andrej Brvar

Ultimo appuntamento per questa stagione con la rubrica a cura di Amalia Stulin che presenta alcune valide voci della poesia slovena del novecento e odierna.

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Ana Rečnik

Zdaj nosim jaz njegove majice
in iz njegovih srajc sem si napravila robce
Najemnik pa kar naprej krade
kozarce za vlaganje metlo in vedro
in premog čeprav je pošprican z apnjačo
in lomi deske iz šupe
in meče kokoši na golšo in pravi da jih je kuga
in v goricah je marca porezal za polovnjak miškulanca
in jeseni je pol sadovnjaka zgnilo na dežju
in od nikoder ni požigalca
ali potresa da bi vse skupaj pogreznil v pekel
Je samo sin ki me vzame zraven tu in tam kakšno soboto
ko se zapeljeva gor za toliko
da sname očala da si natakne predpasnik
in se gre kakšni 2 uri kmeta

.

Ana Rečnik

Ora porto io le sue magliette
e con le sue camicie mi sono fatta dei fazzoletti
E l’affittuario continua a rubare
i barattoli per le conserve la scopa e il secchio
e il carbone, sebbene sia spruzzato di calce
e rompe le assi della rimessa
e butta le galline sul gozzo e dice che è il contagio
e a marzo ha reciso sulle colline erbe miste in quantità
e in autunno mezzo frutteto è marcito nella pioggia
e non c’è mai un piromane
o un terremoto che spedisca tutto all’inferno
C’è solo mio figlio che ogni tanto di sabato mi prende con sè
quando saliamo abbastanza
perché si tolga gli occhiali perché si allacci il grembiule
e facciamo un 2 ore il contadino

*

Kunigundica na izletu

Rekla je da ni še jedla skuš
in porabila je celo škatlo aspirinov
ko je pisala po deblih
Ko pa smo prišli na jaso
je za hip obstala
bosa in s sandali v vrečki poleg šipka
in matjaž ni mogel več
in je pokleknil in ji rekel
ave maria gratia plena in tako dalje
Drugače tudi rada strelja in balina
in navadno zadržuje smeh tako
da misli na grobove

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La piccola Cunegonda in gita

Ha detto di non aver ancora mangiato sgombri
e ha usato un’intera scatola di aspirine
mentre scriveva sui tronchi
Ma quando siamo arrivati alla radura
per un istante si è bloccata
scalza e coi sandali nella cesta accanto a un mazzolino
e matjaž non ne poteva più
ed è caduto in ginocchio dicendole
ave maria gratia plena e così via
Le piace anche sparare e giocare alle bocce
e di solito trattiene il riso
pensando ai sepolcri.

*

Milojka Pahor

Po fižolovi solati ima najraje kakav
in preden se spravi spat si ne umije zob
ampak poje kakšno jabolko
tako da ostane samo pecelj
Vseeno pa ji je bog dal premalo železa
in zato ima spomladi kožo na obrazu izrazito grdo
in zato se ji lomijo nohti
In zato bi morala bi morala uživati dosti več špinače
in rdeče pese ji pogosto reče teta justi
ki je taka da človek nehote pomisli
kako dolgo bi gorela na grmadi
Pogosto ji tudi reče da bi se zaradi pese in špinače
prav gotovo manjkrat prehladila kot sicer
To pa jo precej manj gane
zakaj prehladov nikdar ne blokira s čaji in z obkladki
ampak vedno z edijem
ki je v postelji baje najboljši na balkanu
Toda zdaj je pri vojakih
in ko ji je med drugim pisal naj bi mu čimprej poslala
ne samo pozdrave in poljube
ampak tudi kakšno sramno dlako ni zardela
Rekla je ti nori edi in oči so ji postale malo mokre
Drugače pa najbolj zameri mami
ker jo je rodila že kar šesti mesec po poroki

.

Milojka Pahor

Dopo l’insalata di fagioli, il suo preferito è il cacao
e prima di mettersi a dormire non si lava i denti
ma mangia qualche mela
che ne rimane solo il picciolo
Comunque dio le ha dato troppo poco ferro
e perciò in primavera ha la pelle del viso particolarmente brutta
e perciò le si spezzano le unghie
E perciò dovrebbe abbondare con gli spinaci
e con la bieta rossa spesso le dice zia justi
che è tale che uno senza volerlo pensa
quanto ci metterebbe a bruciare sul rogo
Spesso le dice anche che grazie alla bieta e agli spinaci
prenderebbe sicuramente meno malanni che altrimenti
Questo però la smuove poco
perché non cura mai i malanni con infusi e impacchi
ma sempre con edi
che a quanto pare a letto è il migliore dei balcani
Ma adesso è nell’armata
e quando tra gli altri le ha scritto che gli mandi quanto prima
non solo saluti e baci
ma anche qualche pelo pubico non è arrossita
Ha detto sei matto, edi e gli occhi sono diventati un poco umidi
Invece se la prende soprattutto con sua madre
che l’ha partorita già il sesto mese dopo le nozze

*

7

Kadar so ustnice razpokane so poljubi hrapavi
Ona nosi v čevljih kartonaste vložke
Stara mama rada komandira
Topel zrak že čaka lastovke
Veter ziba šipek
Po hribu je ležalo nekaj mrtvih
Blaža zajebavajo ledvice
Je to letalo za havano
25 marca so začeli rušiti skladišče na številki 8
Zemlja je dobrina splošnega pomena
On si briše prste v prt
Kokošje noge čiste in rumene v mokri travi
On pozimi spi v volnenih nogavicah
Hubert nima kljukastega nosa
Psu se sveti dlaka
April smrdi po žabah
43 letni henri charriere je kaznjenec v cayennu
Po vsem okrožju battambang sem videl traktorje
Bila sta lep in dostojanstven par
Na hlodih sneg

.

7

Quando le labbra sono screpolate i baci sono scabri
Lei porta nelle scarpe plantari di cartone
La vecchia madre ama comandare
L’aria tiepida attende già le rondini
Il vento culla la rosa canina
Sul monte giacevano dei morti
A blaž rompono le palle i reni
È questo l’aereo per l’Avana?
Il 25 marzo hanno iniziato a demolire il deposito al numero 8
La terra è un bene di senso ampio
Lui si pulisce le dita sulla tovaglia
Zampe di gallina gialle e pulite sull’erba bagnata
Lui d’inverno dorme con calzini di lana
Al cane brilla il pelo
Aprile puzza di rane
Il 43-enne henri charriere è un condannato di cayenne
Dappertutto attorno battambang vedevo trattori
Erano una coppia bella e orgogliosa
Neve sui tronchi

*

EINE KLEINE NACHTMUSIK II

Vzemi težjega astmatika in ga malo zalaufaj Naj počepa ali poskakuje ali kaj podobnega Ko se ti bo piskanje zazdelo dovolj zanimivo ga vstavi in mu vtakni v usta kak občutljiv mikrofon Jakost in barvo piskanja si po lastni želji zreguliraj na ojačevalcu

.

EINE KLEINE NACHTMUSIK II

Prendi l’asmatico più pesante e strapazzalo un po’ Che si accucci o saltelli o qualcosa di simile Quando il soffio ti sembrerà sufficientemente interessante fermalo e infilagli in bocca un qualche microfono sensibile Regola sull’amplificatore l’intensità e il timbro del soffio a seconda dei tuoi desideri

.

da: Andrej Brvar, Kdo je ubil Holoferna [Chi ha ucciso Oloferne?], Založba Obzorja, Maribor 1973

© Scelta e traduzione a cura di Amalia Stulin

Nell’agosto del 1945, nella città serba di Čačak, nasce Andrej Brvar. I genitori vi si erano trasferiti allo scoppio della Seconda guerra mondiale e lì rimangono quando nasce loro anche una seconda figlia. Il piccolo Andrej viene mandato per alcuni anni dalla nonna a Maribor, in modo che possa frequentare le scuole slovene. Nasce in lui una grande passione per l’arte, tanto che finito il ginnasio vorrebbe iscriversi all’Accademia di Belle Arti, ma col tempo l’interesse per la letteratura diventa via via più forte. Alla fine si iscrive alla Filosofska fakulteta di Ljubljana, dove rimane folgorato dai versi di un autore fortemente innovativo e sperimentale, quasi coetaneo: Tomaž Šalamun. Proprio grazie ai versi di Šalamun Brvar si avvicina ai movimenti d’avanguardia e ai moti di protesta che animano l’università sul finire degli anni ’60. Finiti gli studi, però, Brvar decide di tornare a Maribor: è il luogo che sente suo, quello in cui ritrova i momenti-chiave della sua vita, il materiale che anima le sue poesie. Inoltre, vuole allontanarsi dalla capitale, considerata ormai satura di letterati e intellettuali, verso un posto dove avere più libertà creativa. Dapprima lavora nella biblioteca cittadina, poi, dagli anni ’90 fino ad oggi, come redattore nelle case editrici Obzorja e poi Litera.

La sua prima raccolta di inediti risale al 1969 e da allora ha pubblicato molto, tra cui anche alcune raccolte di poesie per l’infanzia, venendo incluso in antologie scolastiche e ricevendo numerosi premi. Sebbene sia difficile inquadrare la sua opera in una corrente specifica, ricorre nei suoi versi soprattutto un tema: la meraviglia, lo stupore nei confronti dell’esistenza, che non si esprime nella grandezza o nello straordinario, ma, al contrario, proprio nella quotidianità e nelle piccole stranezze di ogni giorno.

nota a cura di Amalia Stulin

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