Soumaila Diawara, Sogni di un uomo

Soumaila Diawara, Sogni di un uomo. Raccolta di poesie. Prefazione di Roberta Parravano. Youcanprint, Tricase 2018

 

Il male, una componente naturale?

Dicono che il male
sia una componente naturale
che porti all’equilibrio del tutto.
Insieme al bene.
Sono come il sole e la luna.
Lo Ying e Yang, il cielo e la terra.
In poche parole, in noi tutti,
senza eccezione, il male esiste.
In quanto etichetta di vita
in un mondo accogliente,
ma ostile al contempo,
poiché attizzato da credi e da valori
insensati per l’era che viviamo.
Alimentato da questa società autodistruttiva.
Perciò, prendetene coscienza
ed esagerate nel bene.

Soumaila Diawara al Villaggio Cultura Pentatonic il 15 luglio 2018., in occasione di “Porti diVersi”, incontro organizzato da Libera, Roma IX

Sono io

Sono quello che dovrei essere?
Sono quello che vorrei essere?
Sono quello che potrei essere?
I libri hanno aperto finestre nella mia anima,
ma altrettante voragini.
Le domande si sovrappongono a domande,
le cui risposte sono altrettante domande.
Alla moltitudine, l’ovvia risposta.
È la solitudine.
O meglio.
La ragione di vita come ricerca
sfrenata dell’equilibrio.
Ricerca della pietra filosofale.
Poiché la ricerca stessa,
non è ragione di vita.
Non perché siamo vivi, la vita è vivibile.
Gli slogan condizionano l’esistenza.
Non c’è dubbio.
Le mancanze, troppo spesso, sono tali
agli occhi degli altri e non ai nostri.
Qual è la ragion di vita?
Da dove vengo?
A cosa posso o devo aspirare?
Dove mi porta l’obbligo della società?
Dove mi porta il peso della mia anima?
Ci hanno insegnato che una vita
improduttiva non è una vita.
Ci hanno convinto che non lasciare il segno
ci rende inferiori.
E tali insegnamenti
non sono altro che la coda
dell’evoluzione dell’animale.
Quell’animale che eravamo
e che stiamo riprendendo ad essere.
Proteggere è un verbo
che fin quando sarà usato
genererà verbi di morte.
Chi protegge, possiede di più.
Chi ha di più, toglie ad altri.
Ma quegli stessi altri,
sono coloro che temiamo.
Coloro che toglierebbero a noi,
nel caso avessero la possibilità di farlo.
La fiducia disperde la fede
degli uni sugli altri.
Per riporla in un’entità
che non può deludere.
Dio.
Ma Dio, funziona a doppio senso;
dona e prende.
Laddove placa le ansie e le angosce,
rimane placido dinnanzi alle opere
del diavolo dando libero arbitrio all’Uomo.
Voliamo al di là di quelle considerazioni
quando siamo noi
il punto focale, cruciale.
Il resto è come il grido di orrore
che percuote la folla
quando il boia cala la scure
e fa rotolare la testa.
Rimane un grido, un momento.
Lo stesso che per certi uomini,
sarà come impresso a fuoco
nello spirito e nella memoria.
Per altri, sarà dimenticato all’angolo.
Il tempo di un panino e di una birra.
Chi siamo noi, non lo decide nessuno.
Forse, in tanti, lo provocano.
Ma quel mosaico intimo
che non siamo in grado di ricostruire,
nessuno potrà mai.

 

Mio nonno

Ricordo un insegnamento di mio nonno.
“Tutti lotteranno contro tutti.
Come i maialini per il cibo,
così gli uomini per il potere.
Chiunque veda negli altri un nemico,
non è altro che un uomo
inconscio di esserlo.
Privo di logica e desideroso
di essere veduto.
È per questo che bisogna opporre
il mare alla bombe,
l’aria alle pallottole,
il cielo all’odio.
E per farlo, è necessario essere coscienti.
Consapevoli della stessa valenza
che hanno gli altri.
Del loro stesso sangue rosso.
Delle loro differenze.
Dei loro usi e valori,
derivati da una nascita
non da loro programmata.
Da’ vita a loro ed avrai esistenza.
Poiché il fiato, senz’acqua,
è mera illusione.”

______________________

Soumaila Diawara nasce il 4 febbraio 1988 a Bamako, dove consegue la laurea in Scienze Giuridiche con una specializzazione in Diritto Privato Internazionale. All’età di tre anni, in seguito alla separazione dei genitori, si trasferisce dalla nonna materna e comincia il suo percorso scolastico. Durante il periodo universitario inizia la sua esperienza politica prendendo parte attiva ai movimenti studenteschi a fianco della società civile. Terminati gli studi si inserisce definitivamente in politica, entrando nel partito di opposizione “Solidarité Africaine pour la Démocratie et l’Indépendance” (SADI) in cui ben presto ricopre la figura di guida del movimento giovanile. Grazie al suo partito ha modo di viaggiare in vari paesi in Africa, America Latina, Europa e in Canada nella continua lotta per la liberazione del suo paese dall’imperialismo occidentale. Diventa responsabile della comunicazione del suo partito in collaborazione con la Sinistra Maliana e con l’Organizzazione della Sinistra Africana (ALNEF). Nel 2012 è costretto ad abbandonare il Mali in quanto accusato ingiustamente, insieme ad altri, di un’aggressione ai danni del Presidente dell’Assemblea Legislativa. A seguito di tali accuse molti suoi compagni hanno incontrato la morte, altri pochi sopravvissuti sono fuggiti dal paese, mentre lui si trova costretto a seguire le rotte dell’attuale fenomeno migratorio partendo dalla Libia su un gommone. Grazie al salvataggio di una nave della Marina Militare giunge in Italia nel 2014 dove ottiene la protezione internazionale ed è tuttora rifugiato politico.

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